venerdì, 23 Agosto, 2019

Riformismo è Radicalità

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Dopo la caduta del fascismo e il ritorno alla libertà, l’Italia ha ricordato Matteotti, com’era doveroso, ma l’attenzione è stata sempre (e solo) sul delitto, nulla o quasi sul suo pensiero, che è stato di notevole spessore. Aveva scelto il socialismo, lui che proveniva da una famiglia della borghesia agraria molto più che benestante, ricca. Laureato brillantemente in Giurisprudenza, avrebbe potuto scegliere la carriera di avvocato o decidere di intraprendere quella accademica.
Decise diversamente. E fa effetto, in tal senso, pensare alla lettera con cui un mese prima di essere ucciso rispose a quella inviatagli dal professore e senatore liberale Luigi Lucchini, che gli chiedeva di essere prudente, di lasciare la politica e di dedicarsi agli studi. “Non solo la convinzione, ma il dovere oggi mi comanda di restare al posto più pericoloso” rispose. D’altronde chi è cresciuto nei valori del socialismo, sa che il riformismo è radicalità. Che non è solo ragionevolezza e razionalità, che non può essere solo calcolo ed efficienza. Che il riformismo è governare e amministrare, ma è insieme capacità di accogliere passioni, di muovere sensibilità e sentimento popolare attorno a progetti reali di cambiamento. Oggi, lo ricordiamo a Roma, presso il Lungotevere Arnaldo da Brescia, per la brutale efferatezza dello strazio della sua vita. Ma Matteotti non è stato solo una vittima della violenza fascista. È stato un esempio morale e politico per il nostro Paese, tutto. Questo è soprattutto il ruolo che la storia dovrebbe tornare a riconoscergli ancora oggi.

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