lunedì, 17 Giugno, 2019

Matteotti, non solo un anniversario

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In questi giorni ricorre il novantacinquesimo anniversario dalla scomparsa di Giacomo Matteotti. Inutile constatare, che in ricorrenze del genere, nelle quali, più o meno convintamente, partecipano tutti i colori politici, si assiste ad una sorta di parata di luoghi comuni. Questi luoghi comuni talvolta assumono un significato alquanto limitante nei confronti del soggetto a cui sono riferiti. Ed ecco così abbondare una pletora di espressioni trite e ritrite, che, a causa del loro abuso risultano quasi essere sterili e prive del loro reale significato: “Matteotti simbolo della libertà e dell’antifascismo” o “Matteotti martire ed eroe della democrazia” etc. etc. Parole in cui traspare una certa dose di retorica – la quale, non sarebbe necessariamente un male, se non fosse fine a sé stessa – ma che non rendono affatto giustizia ad una figura politica che dovrebbe costituire incessantemente un memento per il presente e per il futuro della politica italiana.

Certamente, l’assassinio del deputato socialista determinò un emergere delle perplessità e delle indignazioni del popolo italiano nei confronti del regime fascista. Ciò nondimeno, è bene ricordare che egli non fu l’unico personaggio politico di spicco a morire a causa degli efferati atti di violenza dello squadrismo fascista; tuttavia Matteotti grazie al suo valore alla sua nobiltà d’animo era diventato il simbolo dell’opposizione tout court, e la sua scomparsa, mise in luce quello che era il barbaro agire del Partito nazionale fascista. Ma si sa, alla luce si alternano le tenebre, e le grida di indignazione e di orrore che si erano sollevate dopo la morte del politico rodigino, vennero presto messe a tacere e la strenua opera matteottiana di opposizione al regime poté aver seguito solamente nella clandestinità, o al di fuori dei confini italiani.

La figura di Matteotti costituisce l’archetipo del buon politico: non solo per la sua dedizione alla causa socialista, ma anche perché in lui la prassi politica era serva del popolo proprio perché non era serva a nulla, in quanto svincolata da ogni interesse personalistico o da ragioni che potevano compromettere il corso del suo agire. Se si scorrono gli scritti e i discorsi di questa grande figura della storia del socialismo italiano si noterà continuamente un’acribia e una notevole penetrazione dei problemi che allora gli si presentavano – i quali, non sono poi così diversi da quelli che si ripresentano oggi – e in tale penetrazione, Matteotti mostra come trattare anche la più piccola questione senza perder di vista il più ampio orizzonte, esibendo la capacità, propria di pochi grandi politici, di unire all’analisi, la sintesi.

Tali caratteristiche si palesano anche nell’ultimo, celeberrimo, discorso parlamentare di Matteotti, tenuto il 30 maggio 1924, appena dieci giorni prima della sua morte: al rigore argomentativo del deputato socialista, che incessantemente mostra e dimostra, con tono fermo e privo di retorica, tutti i brogli perpetrati dal Partito nazionale fascista, si alternano le voci di scherno provenienti dai banchi dei deputati fascisti. Tuttavia, si sa, che molte volte al ragionare di testa, si preferisce il blaterare di pancia, e che molto spesso questa, anche al giorno d’oggi, si rivela più ricettiva della testa. Matteotti rappresenta proprio quella politica tutta di testa che ora sta rischiando di venir meno; in lui passione e ragione formavano tutt’uno, mettendo a durissima prova l’avversario politico, che è dovuto ricorrere al più brutale degli espedienti per neutralizzarne la potenza.

«Noi deploriamo […] che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro». Con queste parole, purtroppo quantomai attuali, Matteotti fu costretto a prendere congedo dalla scena politica. Parole che dovrebbero ricordare che Matteotti non va solo ricordato o citato, ma continuamente letto e studiato, altrimenti la sua lezione si ridurrebbe solo ad un cumulo di formule prive di una reale pregnanza.

Amedeo Roncato (FGS)

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