venerdì, 21 Febbraio, 2020

Mattia Carramusa
La sfida degli anni ’20

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Urge avere il coraggio di sognare e dialogare e l’onestà di riconoscere che senza una coalizione che confederi le forze socialiste non abbiamo dove andare. Come disse il compagno e presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’appello all’onestà ed al coraggio è rivolto principalmente ai giovani. L’auspicio è che i giovani realmente di sinistra abbiano il coraggio di dialogare e condividersi: condividendosi con le altre forze che anelano ad essere socialiste o socialdemocratiche possiamo creare qualcosa di “antico” ma veramente nuovo.

Nel lontano 2005 fu aperta la “Fabbrica del Programma”, auspicata e promossa da Romano Prodi nel febbraio 2005 durante il terzo congresso nazionale dei Democratici di Sinistra e, più ampiamente, dell’Ulivo.

L’auspicio in quelle parole fu forte, e fondava le sue ragioni in alcuni grandi pilastri: giovani, solidarietà sociale, collaborazione tra forze ma non unità monistica.

L’auspicio dal quale nacque l’Unione che vinse, pur se di poco, le elezioni del 2006 ed il programma che da esso nacque risulta ad oggi lettera morta: nessuno a sinistra ha avuto il coraggio di dialogare od anche solo di porre in essere quello che era l’auspicio della sinistra di quasi quindici anni fa, rimasto come un grido dal profondo del cuore degli italiani rimasto inascoltato da sordi! Un grido strozzato nelle ugole, ormai afone, degli italiani. Un sogno infranto e dimenticato nei meandri di menti disincantate ed atrofizzate dalla politica politicante.

Oggi siamo arrivati ad un vicolo cieco: mancano i giovani, manca il coinvolgimento diretto dei giovani nelle direttrici politiche; manca non solo il rinnovamento ma anche la competenza, manca la lungimiranza, manca la collaborazione tra forze.

A quasi quindici anni dall’ultimo governo realmente di centrosinistra nella storia d’Italia manca tutto, salvo qualche timido accenno, di quegli auspici che videro per l’ultima volta un sogno reale e percorribile di progresso ed evoluzione coinvolgere ed infuocare i cuori degli italiani.

I tempi d’oggi sono rischiosi, rievocano spettri d’un passato mai sufficientemente lontano nella storia seppur non troppo vicini perché le generazioni ne abbiano vivida la memoria.

L’attuale condizione governativa, è pacifico, non porterà alla lunga a nulla che sia diverso dalla vittoria delle destre regressive laddove le forze politiche del centrosinistra non si sforzino coraggiosamente di essere attive sul territorio e di proporre un nuovo sogno.

Nuovo, pur se antico: ma, stavolta, proposto dai giovani. Noi siamo, infatti, il motore della storia: le giovani generazioni spingono sempre per il rinnovamento, per il miglioramento.

La storia recente ci ha insegnato che un unico partito fallisce perché troppo eterogeneo. È avvenuto per il PDL ed anche per il PD. Non è un caso che il PD abbia perso in circa dieci anni l’elettorato che avevano i due partiti fondatori dell’Ulivo raggiungendo, stando ai sondaggi, appena la percentuale dei Democratici di Sinistra del 2006: 17,5%.

Perché? Perché il Partito Democratico ha avuto, mi duole dirlo, l’arroganza della monopolizzazione della sinistra, assurgendo ad unico partito che pretende di assorbire tutti gli altri partiti.

“Peccato originale”, mi sia permesso di dirlo, che ancora oggi lo affligge e che stenta a superare: mira, infatti, ad “assorbire” e non a “condividere”. Le uniche vittorie della sinistra, infatti, sono state quelle nelle quali il centrosinistra ha programmato e condiviso un piano comune, unendo ma non fondendo gli elettorati e nei quali ogni partito, correndo con un proprio simbolo, ha richiamato al voto chi percepisse non solo l’appartenenza a quel simbolo ma anche la bellezza, la profondità e la lungimiranza del progetto politico per la nostra Patria.

Il compagno Sandro Pertini, quando fu presidente della Repubblica, si appellò ai giovani e gli chiese due cose: onestà e coraggio!

Il compagno Pertini tanto si appellava a noi giovani; oggi è giunto il momento di muoverci! Non solo attendere che i segretari propongano qualcosa e dire “ci sta bene”, “non ci sta bene”, “si potrebbe far così” terminando con l’accettazione quasi fideistica di quanto predeterminato.

CONDIVIDIAMOCI

Giovani del Partito Socialista Italiano e della Federazione dei Giovani Socialisti, giovani di Articolo Uno e del Movimento Giovanile della Sinistra, giovani di Sinistra Italiana, giovani di Possibile, giovani della Federazione dei Verdi, giovani di Italia in Comune, Rete degli Studenti Medi, Unione degli Universitari, giovani di Azione, giovani del Partito Repubblicano Italiano e della Federazione dei Giovani Repubblicani; anche voi, giovani del Partito Democratico e della Gioventù Democratica; e voi tutti che, in più modi, vi nutrite al seno ideologico del socialismo e della socialdemocrazia.

Siamo tutti compagni! Siamo tutti nati dalla stessa matrice: il socialismo! Certo, declinato in varie forme, altrimenti non sussisterebbero tutte queste differenze e saremmo tutti nel medesimo partito. Ma siamo tanti. Da soli siamo nulla, ma insieme possiamo fare tantissimo.

Iniziare a creare una rete SERIA tra di noi, iniziare ad incontrarci e trovare punti d’equilibrio, creare rete e creare noi un programma fattibile. Citando un film recente, “Loro vogliono farci credere di essere soli. Ma noi non siamo soli”.

Le proposte ci sono, ce ne sono tantissime: da proposte sul lavoro e sull’industria (prescindendo da chi propugna l’esproprio di certi poli e chi invece la “liberalizzazione”), a proposte sull’ambiente e l’economia ecologica e circolare, dalla riforma del sistema bancario ad una riforma seria per bene dello Stato Sociale finalizzato a chi sta indietro (perché, come disse Prodi nel 2005, senza Stato Sociale non può esserci ripresa e crescita), dalla giustizia alla difesa, dall’istruzione alla sanità, dalla sicurezza alle infrastrutture, dal cambiamento dell’Europa fino al cambio di atteggiamento sui territori.

Stiamo vedendo che la “nuova politica” da Terza Repubblica è puramente politica da avanspettacolo, politica da “bagaglino”, in cui molti grandi politici riescono a fare cabaret ed accaparrarsi voti sulla simpatia personale nell’esagerazione ed esacerbazione dei toni molto meglio di quando tentano di affrontare contenuti in maniera seria.

La sinistra unita può vincere. Da soli, invece, falliamo con ogni certezza!

Non dobbiamo, beninteso, creare un unico carrozzone con anime diverse che, presto o tardi, perderà buona parte della propria anima mantenendo un unico peccato originale, come avvenuto nel PD, in cui molti non dimostrano più neppure d’esser di sinistra o di sapere cosa sia l’esser di sinistra.

Occorre tuttavia una confederazione, un’agenda politica nazionale e tante agende locali che guardino ai territori ed ai problemi reali della gente così come ai grandi temi.

Quest’appello spero non cada nel vuoto: ciascuno di noi e tutti abbiamo bisogno l’uno degli altri per poter far blocco, crescere, proporre ed essere visibili.

Prodi e Bersani furono gli ultimi veri confederatori della sinistra. Dalla testimonianza di quanto c’è stato politicamente di buono in loro, sforziamoci di essere gli uni con gli altri e gli uni per gli altri: non fusi in un corpo solo, ma condivisi.

LE AGENDE

Oltre al coraggio di condividerci, occorre un altro coraggio: quello di proporci!

Abbiamo il dovere, oggi più di ieri e con un’urgenza tremendamente maggiore rispetto a ieri, di non nutrirci al seno della politica politicante, ma di proporre e fare qualcosa di concreto per la società e per le realtà particolari, oltre a quella nazionale, per dimostrare a noi stessi e a tutti gli altri che non siamo ragazzi e ragazze, compagni e compagne, che guardano a seguire solamente le orme di questo o quel politico, magari senza averne la statura politica, territoriale o morale (benché talvolta sia meglio).

Abbiamo il dovere di porci comunemente delle domande e darvi delle risposte comuni, credibili e percorribili che guardino all’oggi, al domani ed al dopodomani. Dobbiamo creare una prospettiva per lo Stato e per la cittadinanza tutta. Partire dai grandi temi per la realtà nazionale per poi scendere, passo per passo, alle singole necessità delle realtà particolari: lavoro e solidarietà sociale, economia e fisco, sistema produttivo e ambiente, istruzione e ricerca, giustizia e sicurezza, sanità e alimentazione, politica estera e difesa, politiche giovanili e previdenze, cultura e piattaforme tecnologiche, infrastrutture e trasporti, turismo e coesione territoriale, diritti sociali (tra i quali i cosiddetti diritti civili) e riforme istituzionali (fatte a modo in maniera seria).

Urgono infatti grandi riforme in ogni settore. Riforme che, ad oggi, nessuno più ha avuto il coraggio di fare né di proporre. Forse perché non è stato di interesse o forse perché le domande alla base della legislazione sono state errate a monte.

Come ripensare al mercato del lavoro, sia nelle garanzie occupazionali ormai dissolte nello scorso decennio sia nelle figure professionali emergenti che stanno, nel frattempo, soppiantando figure ormai vetuste?

Come combattere l’emigrazione di giovani italiani dall’Italia verso il centro, nord ed est Europa e verso le Americhe (Canada, Stati Uniti e paesi latini) alla ricerca quasi disperata di un lavoro?

Come garantire una sostenibilità occupazionale che guardi non solo ai diritti ed alle libertà di chi investe ma anche al diritto di prospettiva ed al diritto all’equa retribuzione?

Come garantire le previdenze ed assistenze ed il sistema di solidarietà sociale senza far collassare il sistema paese?

Quali misure devono essere attuate per superare il preoccupante stato di povertà relativa ed assoluta? E quali misure assistenziali devono essere potenziate per superare il gap tra soggetti pienamente abili e soggetti con disabilità e/o con necessità di assistenza quotidiana?

Quali misure sono da creare e ripensare per garantire l’abbattimento del divario tra le retribuzioni più alte e quelle più basse del paese, oggi con una differenza di oltre 500 volte, e garantire un meccanismo di inclusione economica e sociale che veda lo Stato e la società in prima linea contro la povertà e contro le iniquità retributive?

Su quali basi poggiare una lotta serrata al lavoro “in nero”?

Come permettere nuovamente una “interiorizzazione” del Debito Pubblico italiano a garanzia dell’abbattimento degli interessi e della riduzione dell’instabilità economica del paese?

Come ripensare l’intero sistema tributario nazionale per ottemperare pienamente ai principi di solidarietà e progressività, finalizzato all’alleggerimento della pressione fiscale su consumatori e, conseguentemente, sulle imprese?

È opportuno alleggerire la pressione fiscale e finanziare su cooperative ed imprese consortili agricole e di allevamento del territorio per garantirne un nuovo sviluppo ed una nuova “età dell’oro” per questo genere di imprese produttive?

In che modo prevenire l’evasione fiscale ed il conseguente sommerso che nello scorso decennio è stato una vera e propria piaga?

Entro quali limiti consentire all’interesse privato di controllare aziende tecniche e siti produttivi d’interesse pubblico?

È così poco apprezzabile il vantaggio pubblico (in ottica statale, economica e sociale) che si trarrebbe dalla nazionalizzazione o partecipazione statale in siti produttivi in dismissione o quasi azzerati da scelte aziendali private di scarsa sensibilità ed utilità sociale e statale (vedasi i casi Ilva – Arcelor Mittal, Autostrade – Benetton, Stabilimento Fiat Termini Imerese – Fiat/Bluetec, Stabilimento Fiat Rivalta – FCA ecc)?

Come avviare un nuovo piano di industrializzazione eco-sostenibile per garantire la crescita economica del paese ed il suo ritorno ad una cultura del riciclo e della convivenza con l’ambiente?

Come snellire le burocrazie imprenditoriali semplificando l’accesso ed il lavoro?

In che maniera ripensare ed attuare politiche di rigenerazione e fertilizzazione di suolo, bene la cui erosione e perdita è negli ultimi anni preoccupante?

Quali misure adottare per il ripristino delle aree verdi boschive che nell’ultimo decennio sono andate perdute?

In che misura intervenire sullo sfruttamento del suolo e quali politiche attuare per garantire lo smaltimento di rifiuti che consenta una ricollocazione tra gli elementi naturali di buona parte di essi?

Come riformare l’ordinamento scolastico, superando l’impianto gentiliano e consentendo una maggiore ampiezza nelle scelte autodeterminanti dello studente nel corso di studi?

Come incrementare e garantire l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani diplomati e laureati?

Come potenziare la ricerca scientifica e in che modo incrementare i fondi alla ricerca, ivi compresi i gettiti derivanti dall’applicazione o commercializzazione dei beni-prodotti-servizi “creati” dalla ricerca stessa sotto il patrocinio dello Stato?

Come rivedere le sanzioni del codice penale e le norme processuali tali da garantire certezza della pena, giustezza e ragionevole durata del processo ed al contempo rivedere talune norme costituenti reato e riformarne le cornici?

È opportuno procedere ad uno snellimento normativo tale da ridurre il ricorso all’autorità giurisdizionale, tanto in sede penale quanto in sede civile, ed appesantire in misura minore il cittadino consumatore e piccolo contribuente?

Su quali basi riformare il sistema previdenziale nazionale, ormai in insofferenza, e come permettere alla previdenza pubblica di essere più vantaggiosa rispetto alle casse previdenziali private?

Come superare la dicotomia tra previdenza pubblica e previdenze separate di ordini professionali?

Ci sono moltissime altre domande, e non voglio tediarvi in questo mio auspicio.

Quello che urge è trovare un dialogo per creare un’agenda comune e coraggiosa quanto più ampia possibile.

Agende che abbiano il coraggio di superare tre chimere: la chimera dello “stato leggero”, che dall’inizio del suo perseguimento ha danneggiato come non mai lo stato italiano nei suoi assetti strategici e nel suo sistema economico; la chimera della “sapienza del mercato”, che mercifica e rende privilegi quelli che sono diritti inalienabili e tende a ridurre le tutele su lavoro e soggetti contrattualmente deboli; la chimera della “governabilità elettorale”, che ha di fatto dato vita negli ultimi tre decenni a leggi elettorali abominevoli che hanno ridotto la rappresentanza popolare, innaturalmente, in Parlamento.

Troviamo, dunque, un modo di condividerci e pianificare un futuro per questo paese.

A raccogliere le macerie del malgoverno degli ultimi trent’anni e dover dar conto e ragione alle generazioni tra quarant’anni non ci saranno Berlusconi, Renzi, Calenda, Di Maio, Salvini, Meloni. Costoro saranno già dipartiti o saranno cariatidi politiche.

Ci saremo noi. Toccherà a noi gestire gli effetti epocali dei disastri politici degli scorsi lustri; spetterà a noi ricostruire una Aleppo – sociale, infrastrutturale ed economica – grande quanto l’intero stivale. Saremo in grado di farlo? Non se rimaniamo divisi. Non se decidiamo di ricorrere alle stesse chimere che hanno portato lo Stato in trenta-quarant’anni a triplicare il proprio rapporto deficit/Pil, a passare da una crescita sostenuta ad una dello “Zero virgola”, che ha portato in un decennio la disoccupazione dal 7,7% al 10,6%, e qui voglio fermarmi.

Il compito, pur se ingrato, sta a noi giovani: i “grandi politici” hanno portato a strappi, frammentazioni, esclusioni reciproche. Se noi risponderemo a logiche difformi, saremo il bene per la politica, bene per il paese nel presente e slancio del paese per il futuro.

Parafrasando padre Pino Puglisi, che amava definirsi (all’epoca) un prete rompiscatole, nel nostro vagar politico e civico dobbiamo chiederci sempre: “Si, ma verso dove?”.

Spero con tutto il mio cuore che questo mio auspicio non si trasformi in lettera morta e rimanga un intento a cui nessuno intenda dar seguito. Spero ed auspico, invece, che si abbia il coraggio di creare le condizioni per un vicendevole dialogo e per la pianificazione di un nuovo centrosinistra organico: socialista, ecologista, progressista e riformista.

Questo decennio attende cenno da ciascuno di noi: abbiamo il coraggio di dialogare, condividerci e programmare la realizzazione di un nuovo domani italiano, di un nuovo miracolo e di una nuova ricostruzione?

Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo
Partito Socialista Italiano – Palermo

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