lunedì, 14 Ottobre, 2019

Mattia Giuseppe Maria Carramusa:
Io non sono razzista, ma…

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Negli ultimi giorni è divampata la polemica sulla condotta della “signora Patrizia”, una lombarda che ha scelto di non locare un immobile di sua proprietà ad un’altra signora, originaria di Foggia. Se fosse solo questo il punto, non ci sarebbe alcun motivo per creare allarmismo e polemica.

Il problema però c’è ed è particolarmente grave: questa signora Patrizia, dopo aver raggiunto praticamente un accordo contrattuale, ha dapprima allungato le tempistiche di stipula del contratto accampando scuse di ogni tipo, per poi culminare in un audio che fa ribrezzo: questa persona ha scelto di non affittare quella casa a quella persona perché quella persona è originaria di Foggia.

Non bastando ciò, nell’audio questa “signora” aggiunge: “Non mi interessa quel che lei pensa, perché per me i meridionali sono meridionali anche nel 4000. Per me i meridionali, i neri e i rom sono tutti uguali. io sono razzista al 100%. Quindi quello che pensa lei non mi interessa niente, non mi interessa da quanto tempo lei sia qui, conta quello che c’è scritto sulla carta d’identità”. Poi successivamente pare che questa “signora” abbia dichiarato di non voler dire “razzista”.

Il peso delle parole: ogni parola usata da questa “fiera lombarda” è un macigno che porta indietro di anni (se non decenni) i principi di civiltà e convivenza civile: quell’odio verso i meridionali, nascosto sotto il tappeto negli ultimi anni perché “sostituito” da un odio verso chi è ancor più meridionale o verso chi è diverso, oggi sembra tornare roboante in maniera veramente vergognosa.

Non bastasse ciò, persino in Emilia-Romagna si sta creando un clima d’odio e pregiudizio: a Forlì, una donna di Terrasini (Sicilia) di 53 anni, Ilde Cascio, è stata aggredita nel parcheggio interno al suo stabile da un condomino proprietario, ingiuriata come terrona e mafiosa, aggredita a calci, pugni e sputi, minacciata, invitata a tornarsene da dove era venuta. È veramente questa l’Italia che vogliono?

Se sui social c’è manifestazione d’affetto verso le vittime di questi gesti di scellerata inciviltà, da un altro lato gli stessi social offrono spettacoli raccapriccianti. Su Facebook, Nicola commenta infastidito la composizione della classe del figlio: “1° elementare di mio figlio, 21 alunni totali, 15 extracomunitari, 6 italiani… imbarazzante!”. Quanto più imbarazzanti i commenti di carattere xenofobo e razzista. L’unico commento serio è quello di un certo Alessio Azzena che, molto acuto, osserva: “Allora: se non si integrano vanno mandati a casa loro; se si integrano e mandano i figli a scuola (il che è un buon inizio), allora non va bene perché ci stanno conquistando. Spiegatemi la logicità del vostro pensiero, vi prego”.

Tutti questi segnali di intolleranza e odio sono sintomi: sintomi dell’avvelenamento delle coscienze e dei cuori; sintomi di un cancro che è quello di una grave xenofobia. Non si tratta però dell’odio verso lo straniero: si tratta, molto più gravemente, dell’odio diretto a tutto ciò che è diverso dal semplice “Io” circostanziato e conosciuto. Disprezzo verso il vicino di casa appena trasferitosi dall’altra parte della città senza sapere il perché; disprezzo verso l’omosessuale che sta nella propria casa perché senza voler neppure ascoltarlo; disprezzo verso il giovane dalla carnagione olivastra perché probabilmente “terrone” o musulmano; disprezzo per chi viene dal sud; disprezzo per chi scappa dall’Africa; disprezzo per i loro figli che cercano d’integrarsi; disprezzo per gli abitanti degli altri paesi dell’Unione Europea; disprezzo per chi non la pensa allo stesso modo.

Questa è l’Italia che sta creando la classe (pseudo)politica che ha scelto di fare della demagogia il proprio cavallo di battaglia, l’Italia avvelenata da chi ha fatto dell’odio la propria cifra stilistica.

Sta anche a noi socialisti, geneticamente diversi dai beceri renziani – che hanno contribuito al crollo delle forze di sinistra ed alla crescita delle destre con il loro adeguamento a quel populismo (leggasi anche “Leopolda”) – ed antitetici alla destra populista e xenofoba, essere “antidoto”: antidoto ai populismi di ogni matrice, sia esso il populismo becero renziano o il populismo salviniano; antidoto all’odio inoculato negli scorsi quattordici mesi dal “ministro dell’inferno”. Dobbiamo essere cura, e per esserlo dobbiamo essere capaci, dall’oggi in avanti, di portare avanti anche la nostra identità: in un mondo in mano a liberali tribali renziani-berlusconiani, scontenti della sinistra e xenofobi salviniani, il Socialismo salverà il mondo.

Il compagno Mattia Giuseppe Maria Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

 

 

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