venerdì, 19 Luglio, 2019

Maurizia Bertoncino: “Europa, lavoro, formazione, donne”

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Cinque donne socialiste candidate al Parlamento Europeo nella lista +Europa. Una lista – come ha spiegato il segretario nazionale Vincenzo Maraio – che, con la sua affermazione, vuole contribuire a contrastare le forze sovraniste il cui obiettivo è quello di scardinare i principi che, negli ultimi decenni, hanno legato i paesi del vecchio Continente, sostituendo i valori dell’integrazione con quelli dell’intolleranza e della chiusura. Cinque donne che vi presenteremo una alla volta. Dopo Simona Russo, che ha fatto da apripista, tocca a Maurizia Bertoncino, candidata nella sezione Nord Ovest, di cui proponiamo un breve ritratto prima dell’intervista.

Maurizia Bertoncino è nata il 14 maggio 1965  a Torino, dove attualmente risiede, di origini canavesane. 35 anni di militanza nel Partito Socialista. Grazie al suo impegno nel territorio è stata eletta segretario della sezione canavese. Consigliere comunale nel Comune di Castellamonte, dal 2003 al 2007 è stata assessore allo sport – turismo, attività produttive e mostra della ceramica. Prima di intraprendere l’attuale professione ha svolto l’attività di assistente notarile. Ha fondato nel 2007, l’Associazione Nazionale dei Dipendenti Studi Notarili Italiani – Unic@, di cui è stata presidente sino a gennaio 2014; ha creato in sinergia con i colleghi europei dei Paesi di notariato latino, la Confederazione Europea degli Assistenti Notarili – CPNUE, di cui è stata presidente pro-tempore, e ha fondato con i colleghi spagnoli l’Unione Internazionale degli Assistenti notarili – UIPAN di cui è stata vice-presidente.

Perché ti sei candidata?
«Mi sono candidata perché sono fermamente convinta che ciascuno di noi debba cercare di dare il suo contributo affinché il nostro Paese, da anni fermo, con un tasso di crescita praticamente pari a zero, esca dalla crisi profonda nella quale versa ormai da troppi anni. Il nostro sistema non è più in grado, così come è strutturato, di rappresentare, interpretare e guidare una società profondamente cambiata, e la sfida dei prossimi anni sarà, nella auspicata ripresa economica del paese, quella di far coesistere in modo armonico e organico in un moderno ordinamento la legalità, le esigenze del mercato globalizzato e la tutela dei più deboli. Per far questo bisogna partire dall’Europa, e far conoscere concretamente all’Europa quali sono le reali esigenze delle donne e degli uomini italiani».

Perché il ruolo dei socialisti nel nuovo Parlamento europeo sarà fondamentale?
«Per il DNA dei socialisti. Storicamente i socialisti hanno sempre esaltato i valori della democrazia, delle liberà individuali e collettive, l’uguaglianza sociale, e sono internazionalisti. L’Europa sta diventando sempre più sovranista, populista e nazionalista. Le istituzioni europee sono politicamente deboli e, conseguentemente, prevalgono gli interessi dei singoli stati.
Quindi, penso che i socialisti siano indispensabili per affrontare questa sfida, dando il loro contributo per elaborare proposte concrete; per cercare di razionalizzare un processo tumultuoso; per far sì che liberalizzazione non significhi liberismo; per migliorare l’efficienza del nostro sistema nell’indiscusso rispetto della legalità e nella difesa delle fasce sociali economicamente più deboli; perché non può esistere un vero sviluppo economico per una società se lo stesso non è accompagnato dal rispetto dei valori della democrazia, tra i quali la legalità è uno dei più importanti».

Quali sono i punti principali del tuo programma?
«Mi sono sempre occupata del mondo del lavoro e della formazione.
Ci sono sempre più nuovi poveri o a rischio di povertà. Chi sono?
Chi ha perso il lavoro e non riesce a ricollocarsi, gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori, schiacciati da tasse e balzelli che non riescono più a sostenere; i giovani che finita la scuola non trovano un posto di lavoro; i pensionati che con la loro pensione non riescono ad arrivare a fine mese dato il notevole aumento del costo della vita; e anche i professionisti perché se l’economia non gira, se assistiamo solo e comunque a continue esternalità negative, la crescita del Paese è bloccata.
La formula, a mio parere, è “più lavoro = meno povertà”».

Pensando anche agli investimenti?
«In Italia, purtroppo, le imprese non investono più. Troppa burocrazia, il costo del lavoro elevatissimo, tasse troppo elevate. Pertanto, bisogna attuare una politica che abbia lo scopo di incentivare gli imprenditori a investire in Italia, quindi meno burocrazia, abbassamento del costo del lavoro, tassazione meno gravosa».

Che ruolo dovrebbero svolgere i centri per il lavoro?
«Bisogna riformare totalmente il sistema dei centri per il lavoro, che oggi non funzionano. Vedo una nuova formula per i centri di lavoro, una rete europea che possa collegare tra loro i centri per il lavoro dei vari Stati membri, per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in modo più efficace».

Quindi, secondo te, bisognerebbe rivedere anche la formazione, la preparazione al mondo del lavoro?
«L’ideale sarebbe puntare su una formazione alta, mirata, adeguata per i nostri giovani e anche per chi più giovane non è ma sta cercando lavoro, per rendere competitivi i nostri aspiranti lavoratori in un mercato del lavoro sempre più esigente, dove la digitalizzazione richiede sempre più per ogni tipo di lavoro una alta specializzazione».

Altri punti importanti?
«Occorre attuare una politica che incentivi l’investimento sul “mattone”, che favorisca il completamento e la realizzazione delle infrastrutture.
Valorizzare l’artigianato artigianato dell’eccellenza, i nostri prodotti. Il marchio Made in Italy è apprezzato in tutto il mondo, ed occorre promuoverlo in modo adeguato.
Incentivare le imprese che investono nella ricerca, per evitare un fenomeno veramente preoccupante: “la fuga dei cervelli”».

Con anche una maggiore attenzione alle persone, mi sembra di capire.
«Quello che credo è che bisogna mettere al centro della politica la dignità dell’uomo, una dignità che passa attraverso la possibilità di ciascun cittadino di poter avere un lavoro che gli consenta di vivere una vita dignitosa. Reddito di cittadinanza, sussidi… non sono una soluzione.
I fondi europei non sono utilizzati in modo adeguato, o non sono utilizzati affatto, usiamoli per progetti che portino realmente utilità e non sprechiamoli».

Come vedi il futuro dell’Unione Europea? Perché c’è bisogno di più Europa e di meno sovranismo?
«C’è bisogno di più Europa perché il sovranismo non porta che all’indebolimento delle singole nazioni, che non riescono ad essere competitive in un mondo oramai globalizzato. La prospettiva europea, malgrado le incertezze e le difficoltà congiunturali che conosciamo, non ha alternative. Per noi l’Europa è lo spazio e la dimensione ottimale, in un mondo sempre più globalizzato, dove una parte non secondaria dei problemi che abbiamo di fronte nei nostri rispettivi paesi possono trovare soluzione adeguata. Ma occorre creare una Europa più forte, una Europa che abbia competenza nell’attuare politiche non solo monetarie, ma anche a livello produttivo, previdenziale, assistenziale, salariale, del mercato del lavoro, fiscale e di tutela dell’ambiente».

Quale dovrebbe essere la riforma cardine, la mamma di tutti gli interventi politici, per continuare sulla strada dell’unificazione?
«La creazione degli Stati Uniti d’Europa, dotati di una Costituzione Europea. Il Parlamento Europeo deve avere potere legislativo in materia di politiche fiscali, di Difesa, Esteri e della Sicurezza delle frontiere terrestri e marine dell’Unione».

Ritieni che una maggiore presenza femminile e socialista possa far sì che l’Unione Europa sarà più attenta ai problemi della gente e meno distaccata dalla realtà di tutti i giorni?
«Parliamo di donne socialiste, eredi ad esempio delle 15mila donne di New York che l’8 marzo 1908 scesero in piazza per chiedere pane e rose, cioè lavoro e salario, ma anche tempo libero, diritti per l’infanzia, dignità e rispetto; autentiche come le donne che in Italia hanno lottato accanto agli uomini per la Resistenza, per il diritto di voto, per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio, per la legge sull’interruzione della gravidanza.
Non amiamo il potere in quanto tale, non lo rincorriamo con ansia, non sentiamo nei suoi riguardi un attaccamento insano, ma lo vogliamo usare per cambiare le cose.
Vogliamo concentrarci sui temi economici e sociali, vogliamo pensare a come organizzare politicamente la società, a come scrivere da sinistra il racconto della democrazia.
E che il racconto da sinistra della democrazia implica di forgiare cittadini forti, di estendere i diritti e le liberà individuali, di comprendere ed integrare le diversità.
Sappiamo autenticamente mescolare politica e vita, ragioni del pubblico e ragioni del privato, in un modo che arricchisce entrambe le sfere, non come sacrificio dei sentimenti ma come unione di cuore e ragione».

Antonio Salvatore Sassu

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