venerdì, 20 Settembre, 2019

Ciao caro Paolo, ci rivedremo

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Se n’e andato Paolo Babbini, dirigente socialista e amministratore, un uomo a tutto tondo, colto, misurato, gentile. Un socialista bolognese e italiano che dovrebbe essere preso ad esempio di coerenza e di fedeltà ai valori di fondo del socialismo riformista e liberale. Paolo fu per anni vice sindaco di Bologna prima di entrare in Parlamento con le elezioni del 1979. Di formazione politica giolittiana aveva aderito alla nuova maggioranza costituitasi al Midas attorno al nuovo segretario Craxi nel 1976 e a Bologna era divenuto il punto di riferimento della componente autonomista che nel 1981, col congresso di Palermo, divenne riformista. Craxi ce lo aveva confidato.

Il riformismo doveva tornare l’ispirazione ideale del partito in un momento in cui la definizione di riformista era paragonata a cedimento e moderazione. Con Paolo, Giulio Ferrarini, Fabio Fabbri, Paolo Cristoni, Renzo Santini, poi, dal 1980, anche Franco Piro, che apparteneva alla sinistra lombardiana, ma si era avvicinato a Craxi assieme a De Michelis, formavamo la testuggine del riformismo emiliano-romagnolo. Una trincea molto complicata dove il Pci aveva saputo affermare la sua egemonia all’interno della quale i socialisti avevano spesso abdicato alla loro originale funzione.

Paolo Babbini fu il coordinatore dei nostri sforzi di iniziativa e di distacco da un potere locale nel quale i nostri leali partners comunisti volevano trattenerci. Paolo non venne rieletto nel 1983, quando la palma dell’inaspettata vittoria spettò a Franco Piro, ma non ebbe un attimo di delusione e si gettò a capo fitto nella vita di partito, assumendo la carica di segretario regionale. Fu anche nella Direzione del partito e con le elezioni del 1987 tornò a pieni voti alla Camera assumendo anche l’incarico di sottosegretario all’Industria. Rieletto anche con le consultazioni del 1992 attraversammo insieme il tormentato cammino della fine della cosiddetta prima Repubblica, con lo smantellamento dei partiti tradizionali. Si mise da parte, come un uomo che aveva capito tutto. Senza tirare la corda, senza illudersi di impossibili resurrezioni politiche. Divenne imprenditore turistico senza dimenticare mai la sua, la nostra, identità politica e riunendo di quando in quando gli amici e i compagni in qualche cena di ricordi e di testimonianza. L’ultima volta che lo vidi fu al funerale di Franco Piro. Era a braccetto con la sua dolce metà con lo sguardo addolorato. Dopo Renzo Santini, Giulio Ferrarini, Franco Piro, adesso ci ha lasciato anche lui. Chissà che non ci aspettino tutti in un luogo dove, in un parlamento dell’altro mondo, esiste ancora il vecchio Psi…

Mauro Del Bue

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