venerdì, 7 Agosto, 2020

Maxi-concorso scuola, il 34,1% dei candidati passa la prova preselettiva. Squarcione (Psi): «La logica del concorsone deve essere superata»

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Si è conclusa la prima giornata preselettiva per il concorso degli insegnanti, indetto dopo 13 anni di assenza. A superare il test – che prevedeva 50 domande alle quali rispondere in 50 minuti – è stato il 34,1%, ossia 11.092 candidati. Quattro le Regioni dove gli ammessi hanno superato la quota del 40%: Toscana con il 45,7%; Piemonte con il 43,4%; Liguria con il 41,2% e Lombardia con il 40,4%. In Molise si sono invece registrate le percentuali più basse, dove hanno passato la prova in 12 su 95 (12,4%), in Basilicata (21,2%), in Calabria (21,6%) e in Sardegna (26,7%). Il numero maggiore di prove svolte si è registrato in Campania (5.265, ammessi su partecipanti il 26,8%) e in Sicilia (4.651, ammessi il 27,1%). In totale sono 11.542 le cattedre a bando, 38 anni e mezzo l’età media dei candidati e 2.500 le aule coinvolte in tutta Italia per le prove di preselezione di stamane e domani. Su un totale di 321.210 candidati, 258.476 sono donne, i restanti 62.734 sono uomini e, molti di loro sono persone che attualmente fanno altri lavori e in molti casi non hanno mai insegnato. Maria Squarcione, responsabile nazionale scuola del partito socialista italiano, intervistata dall’Avanti! non ha dubbi: «La logica del concorsone deve essere superata poiché inidonea a valutare la capacità didattica».

Squarcione, cosa pensa del “concorsone” che ritorna dopo 13 anni?

Ritengo che la logica del concorsone debba essere superata perché non è idonea a valutare. Bisogna valutare la capacità didattica delle persone. E in Italia manca un percorso formativo idoneo. Esistono tecniche per la didattica, in Italia non ci sono programmi specifici. Sì, c’è il Tfa, il Tirocinio Formativo Attivo, che è un corso abilitante all’insegnamento, ma staremo a vedere. Resta comunque il bisogno di avere degli specialisti della didattica, per questo bisogna seguire un percorso informativo ad hoc. Dopo aver badato ai contenuti, ora si deve prestare attenzione all’insegnamento.

Secondo lei, il concorsone può penalizzare i “precari regolari”?

Sì, rischia di penalizzarli. Si tratta di gente che ha anni e anni alle spalle di precariato. Il reclutamento del personale deve puntare alla qualità. La scuola non deve più essere un luogo dove le persone vengono assunte per un posto di lavoro. Deve smettere di essere un serbatorio di voti, così come non deve più rappresentare il luogo della sindacalizzazione spinta. È un luogo troppo importante e strategico per essere terreno di logiche meramente basate sull’acquisizione di consensi. La scuola deve assumere il ruolo di elemento strategico delle politiche nazionali.

Lei ha auspicato che il candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani sarà in grado di porre, tra gli obiettivi primari, quello della scuola.

Certamente, vorrei che la scuola tornasse a essere veramente pubblica e statale, e che si ridimensionino i privilegi delle scuole clericali. Noi crediamo che il sistema scolastico statale debba essere efficiente e organizzato. I cittadini pagano le tasse perché funzionino tre cose che, in ordine sono: sanità, scuola e giustizia. Tutto il resto si può privatizzare. Le parole d’ordine devono essere dunque efficienza e competenza. Solo da ciò si può originare credibilità.

Silvia Sequi

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