mercoledì, 24 Luglio, 2019

Medio Oriente, soffiano venti di guerra

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Il ministero dell’Energia dell’Arabia Saudita ha affermato che due petroliere saudite sono state sabotate al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti subendo danni significativi.
Il ministro Khalid Al-Falih ha detto che le due imbarcazioni sono state attaccate davanti la costa di Fujairah. Una delle petroliere era in rotta verso il regno per essere caricata con petrolio greggio saudita da inviare negli Stati Uniti.
Falih ha dichiarato: “Fortunatamente l’attacco non ha causato vittime né versamenti di petrolio, ma ha causato danni significativi alle strutture delle due navi”.
Gli Stati Uniti avevano diramato un messaggio per avvertire le navi che l’Iran o suoi delegati potrebbero prendere di mira il traffico marittimo nella regione.

L’Iran ha chiesto all’Arabia Saudita di chiarire quanto accaduto alle due petroliere del Regno che, secondo Riad, sono state danneggiate nelle scorse ore al largo degli Emirati Arabi Uniti in un atto di sabotaggio da parte di soggetti non identificati.
Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi, ha espresso preoccupazione per l’accaduto, sottolineando che la sicurezza del trasporto marittimo nella regione è di cruciale importanza per tutti. Il portavoce ha inoltre avvisato contro i rischi di una ‘cospirazione orchestrata da forze malevole’ e ‘dell’avventurismo di stranieri’ che mirano a colpire la stabilità e la sicurezza della regione.
Ieri gli Emirati avevano parlato di 4 navi colpite, senza individuare i presunti autori dell’attacco. Le petroliere danneggiate non sarebbero state identificate.
Dietro l’attacco alle due petroliere saudite ci sarebbe l’Iran. Lo avrebbero riferito funzionari americani ai media. Le valutazioni preliminari delle forze armate statunitense indicherebbero che l’esplosivo usato contro le navi sarebbe iraniano. Le navi sono state sabotate in acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti e proprio gli Emirati hanno chiesto agli Stati Uniti il loro aiuto nelle indagini.

Invece, secondo Teheran, l’entità illegittima di Israele, creata 71 anni fa, è oggi all’origine di tutte le crisi umanitarie in Medio Oriente e rappresenta una vera minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. Lo ha sostenuto una nota del ministero degli Esteri iraniano in occasione del giorno dell’indipendenza di Israele, commemorato dai palestinesi come la ‘Nakba’ (la catastrofe). Nella nota iraniana si legge: “Ancora una volta l’Iran sottolinea l’importante responsabilità della comunità internazionale, e in particolare delle Nazioni Unite, nel porre fine alla sistematica occupazione della Palestina e della sacra Gerusalemme e di aiutare i palestinesi a determinare il proprio destino e stabilire un governo palestinese indipendente con la sacra Gerusalemme come capitale”. Teheran ha anche sottolineato il sostegno Usa nella creazione dell’illegittimo regime sionista. La nota invita inoltre a tenere un referendum per riconoscere il sistema politico di un futuro stato palestinese, con la partecipazione dei suoi cittadini di tutte le religioni.

Forse non è un caso che la Turchia ha avviato oggi la sua più grande esercitazione navale militare annuale, denominata ‘Lupo di mare’, che si svolgerà nel Mediterraneo orientale, nell’Egeo e nel mar Nero fino al 25 maggio.
Lo Stato maggiore di Ankara ha riferito: “Supervisionata dalla Marina Militare, l’esercitazione coinvolgerà 131 navi da guerra, 57 aerei militari e 33 elicotteri, oltre a droni armati e sottomarini, in scenari che riproducono situazioni di crisi e operazioni in contesti di conflitto”.
Se l’Iran dovesse attaccare obiettivi militari o accelerare la ripresa del programma nucleare, gli Stati Uniti risponderebbero con l’invio di 120mila uomini nella regione. Queste dichiarazioni sono emerse dai piani militari aggiornati dal Pentagono e presentati giovedì scorso dal segretario ad interim del Pentagono, Patrick Shanahan, in un incontro con i consiglieri per la Sicurezza nazionale del presidente Donald Trump. Lo ha rivelato il ‘New York Times’, che ha citato fonti dell’amministrazione secondo cui la revisione dei piani, dove non si parla di un’invasione nella terra dell’Iran, sarebbe stata chiesta dal consigliere per la Sicurezza, John Bolton.

La rivelazione è stata divulgata nella fase di crescita delle tensioni tra Washington e Teheran, che la settimana scorsa ha annunciato il ritiro parziale dall’accordo sul nucleare. Un annuncio seguito dall’invio nel Golfo della portaerei statunitense ‘Abraham Lincoln’ sulla base delle minacce credibili iraniane. Nelle ultime ore fonti di Washington hanno attribuito a Teheran la responsabilità di un attacco contro quattro petroliere, di cui due saudite, al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti.
Da una prima valutazione fatta da un team delle Forze armate Usa, emergerebbe che l’Iran o suoi sostenitori avrebbero usato cariche esplosive per colpire le quattro navi al largo delle coste degli Emirati, causando profondi squarci. Il team ha analizzato i danni provocati alle petroliere su richiesta degli Emirati, ma al momento non ha fornito dettagli più precisi su cosa è successo né alcuna prova del presunto coinvolgimento iraniano.
Il Golfo Persico, con l’incalzare delle informazioni peraltro confuse, è entrato in vibrazione. Lunedì da Riad hanno sostenuto che sono state coinvolte due petroliere saudite, la Amjad e la al Marzoqah. A queste sono state aggiunte una nave emiratina, la A. Michel, e una norvegese, la Andrea Victory. Di quest’ultima è stata diffusa una foto che mostra uno squarcio, non ampio, nella zona di poppa. Secondo qualche esperto, la falla sembrerebbe compatibile con una collisione e non con una carica.

Le fonti ufficiali hanno denunciato un gesto che minaccerebbe la libera navigazione, promettendo un’inchiesta piena, ma evitando di indicare possibili colpevoli. Il Pentagono ha appena mobilitato una task force aeronavale, con la portaerei Lincoln, due unità da assalto anfibio, sistemi anti-missile Patriot e i bombardieri B52, inviati in Qatar. Una reazione avvenuta dopo che i servizi israeliani avrebbe lanciato l’allarme su possibili azioni da parte di elementi filo-iraniani. Inoltre, la Navy segue le mosse di un cargo, sempre iraniano, con a bordo dei missili destinati non si sa bene dove.
Dunque, si potrebbero ipotizzare due scenari. Nello scenario A ci sarebbe l’azione degli avversari delle monarchie sunnite lungo una rotta dove passa il 40% del greggio mondiale. Non pochi analisti, però, mostrano prudenza e scrivono la parola sabotaggio tra virgolette. Anche perché non è chiaro come siano state colpite le petroliere e con che cosa. Una piccola mina? L’ urto di un battello? O altro?

Nello scenario B, l’Iran, invece, avrebbe alluso ad una provocazione per essere incastrati, magari con la mano di sabotatori di un Paese terzo. I dirigenti hanno poi spostato la loro attenzione su Bruxelles, dove è arrivato il segretario di Stato americano Pompeo per un consulto sul nucleare iraniano con la rappresentante Ue, Federica Mogherini, e i colleghi di Germania, Francia e Gran Bretagna. Gli europei avrebbero auspicato la via del dialogo, l’inviato Usa, invece, avrebbe spinto per una pressione continua anche se Washington non punterebbe ad aprire un conflitto. Dichiarazioni di rito mentre c’è chi ammonisce: attenzione, perché le guerre possono iniziare anche per un incidente, per un errore di calcolo, per un passo sbagliato.

Il mondo, purtroppo, sempre più sta abbondando in leggerezze ed egoismi nazionalistici. In questa vicenda, è legittimo chiedersi se per il bene dell’umanità la forza della ragione avrà il sopravvento sull’azione delle forze militari che presagiscono sempre distruzione e morte.

Salvatore Rondello

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