giovedì, 9 Aprile, 2020

Meglio confrontarsi a sinistra che finire nel PD

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Con il suo Editoriale titolato ‘Lì No’” il direttore sollecita una riflessione più ampia sulla collocazione politica ideale e pratica dei Socialisti nella nuova fase politica che si è aperta ormai da un anno.

Il ‘luogo’ politico indicato da Del Bue come proibitivo per i Socialisti sarebbe una eventuale sinistra di stampo neo-radicale, ammiccante al vincente modello greco e guidato magari dal leader della FIOM, sganciatosi dalla vicenda sindacale e pronto ad un’ennesima avventura politica così come è occorso a molti ex-leader di sindacato nella seconda Repubblica.

‘“Lì No’”, bene è giusto mantenere distanza da tutto ciò che è raccogliticcio ed è vistosamente incapace di cultura di Governo; ma la sinistra socialdemocratica dove ricaverebbe il suo spazio vitale in Italia?

Qual è il progetto convincente partorito dalle viscere della seconda repubblica che incontra la cultura politica socialista, liberale , nazionale e laica dalla quale proveniamo?

Accade che quando si entra in uno stato di crisi profonda si voglia fare di tutto per evitare di affrontarla, meglio se prendendo il toro per le corna.

D’altronde la nostra storia recente è gravida di successi, ma anche di sconfitte vistose dalle quali non siamo più riusciti a riaverci ed è naturale che la stanchezza delle classi dirigenti abbia preso il sopravvento, ma mai, dico mai neanche nei momenti in cui il mondo socialista si era diviso nella diaspora interpretando le fasi post-tangentopoli in modo diametralmente differente, si erano smarrite le ragioni di fondo che facevano delle organizzazioni socialiste una cellula vitale e propositiva, un punto di riferimento per più di un milione di italiani che avevano continuato a votare per le nostre organizzazioni.

La realtà ci dice che il PSI non è più segnalato da tempo nelle intenzioni di voto degli italiani e che la scelta di non presentarsi per due tornate nazionali successive alle elezioni ha nei fatti disabituato l’elettorato alla scelta socialista. Le intenzioni di Leggi elettorali fortemente punitive per le minoranze nonché un accordo capestro di stretto legame con il Partito Democratico, ha poi nei fatti consegnato alla mercè dei nuovi oligarchi del PD ogni prospettiva di autonomia tanto che alcuni dei nostri dirigenti più graditi dall’elettorato hanno optato per una scelta di definitiva confluenza con quel partito senza attendere il beneficio del “patto federativo”.

D’altronde, a detta del Segretario politico pro-tempore del Psi, si è detto che nel PD “si stapperebbero bottiglie” per un’’eventuale confluenza dell’’intero nostro Partito.

Proviamo a ricapitolare:

il campo della sinistra italiana è momentaneamente occupato da un gruppo dirigente neo-centrista che sta mettendo in opera la ‘rivoluzione liberale’ mai attuata da Berlusconi, con il corollario e l’aggravante di una rottura senza precedenti con il mondo sindacale e l’accelerazione di processi decisionali monocratici favoriti da leggi elettorali che nella sostanza attraverso meccanismi di elezioni perlopiù indirette (province e Senato) attenuerebbero il carattere plurale della nostra democrazia;

le cosiddette riforme messe in campo allo stato, non hanno invertito la china degli indicatori economici e l’Italia, assieme a Cipro, è la nazione che cresce e crescerà di meno nei prossimi tre anni;

sullo sfondo di una crisi internazionale senza precedenti, affrontata con il piglio dilettantesco che abbiamo tutti potuto constatare, nell’’insieme c’è la sensazione che malgrado questi elementi nulla possa contrastare la leadership di Renzi che miete vittime tanto nel suo campo che in quello esterno, diviso come non mai dall’’inizio della seconda repubblica ad oggi.

Ora non si sa se il nostro posto sia un “’Lì’” definito; certo è che una discussione aperta, alta e definitiva fra i socialisti va affrontata.

Se la crisi del PSI ebbe nella vicenda giudiziaria il fattore esterno decisivo per metterci fuori gioco, oggi le ragioni di una definitiva scomparsa del Partito è da ricercarsi nella nuova accelerazione imposta da Renzi, dalla vocazione maggioritaria del PD che assorbe, cancella e distrugge tutto ciò che è cosa diversa da quel corpaccione informe che prende il nome di Partito Democratico e che l’opportunismo delle sue classi dirigenti ha voluto far aderire alla grande famiglia del socialismo europeo dalla quale è vistosamente lontano per storia, cultura ed appartenenza.

Si tratta di mantenere in vita una Storia, la nostra, senza abdicare alle prerogative che sono proprie di un’area politica e culturale che si è sempre contraddistinta per libertà e originalità.

Non possiamo ridurla ad un’’appendice subalterna di “portaordini” di personalità politiche improvvisate, di capi bastone di cultura catto-dem, di finanzieri d’assalto arricchitisi grazie alle buone informazioni di Madrine Costituenti che seppelliscono con un sorriso l’’austero pantheon della nostra Costituzione.

Se ha un senso la riflessione di Mauro essa deve tuttavia meritare una risposta diversa dall’’opporre un rifiuto ad una prospettiva politica quale essa sia, o peggio mantenere in vita opzioni politiche (autonomia e patti federativi) che non possono stare assieme, perché sarà certamente meno duro e difficile confrontarsi con pezzi sparsi della sinistra italiana con i quali la frattura si è consumata lungo il corso della Storia, che essere inghiottiti nel conformismo di un nuovo regime che a quella Storia non concederà neanche l’’onore delle armi.

Bobo Craxi

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