venerdì, 20 Settembre, 2019

Mercatone Uno licenzia senza preavviso. A casa in 1800

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Gli oltre milleottocento dipendenti di Mercatone Uno hanno appreso di aver perso il lavoro su Facebook. Un fatto inaccettabile ma incredibilmente vero.
La società Shernon Holding, che meno di un anno fa aveva “salvato” i 55 punti vendita dello storico marchio finito di recente in amministrazione straordinaria, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano.
I sindacati hanno denunciato: “Questo è il Paese in cui si può scoprire di aver perso il lavoro e che la propria azienda è fallita con un messaggio ricevuto all’una meno un quarto di notte. Il tutto a pochi mesi dal passaggio di consegne del marchio. Ci chiediamo chi e come ha vigilato su questa operazione nelle stanze del Mise e nell’amministrazione straordinaria che ha gestito la crisi precedente”.
L’azienda, nata a Imola tra gli anni Settanta e Ottanta, entrata recentemente in crisi, era approdata al Mise dove era stato convocato per il 30 maggio un tavolo per affrontare la situazione di crisi. La Shernon Holding circa un mese fa aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo.
Le rappresentanze sindacali hanno aggiunto: “Dopo anni di incertezza, Shernon aveva rappresentato il lumino nel quale tutti avevano riposto le loro speranze e la propria capacità di progettare un futuro. Il fallimento sembra aver reso nulli i sacrifici e gettato le maestranze in uno stato di profonda angoscia”.
Oggi, davanti a numerosi negozi chiusi, sono in corso presidi e sit-in dei lavoratori.
Clienti con gli acquisti di mobili già effettuati davanti ai negozi chiusi. In tutta Italia, i dipendenti sono stati licenziati via WhatsApp e Facebook tra la notte di venerdì e sabato mattina all’alba. I sindacati che hanno organizzato in fretta e furia presidi nei 55 punti vendita della Mercatone Uno, sono stati presi in contropiede dalla sentenza emessa dal Tribunale di Milano per il fallimento della Shernon Holding, la nuova proprietaria della Mercatone Uno. Nove mesi di gestione, 90 milioni di perdite. La società guidata da Valdero Rigoni aveva chiesto il concordato in continuità appena due mesi fa per tutelarsi dalle richieste dei creditori, soprattutto i fornitori di arredi, che continuavano ad accumularsi perché non vedevano corrisposte le fatture.
I giudici della sezione fallimentare di Milano hanno deciso che non si poteva continuare aspettando un salvataggio che non arrivava. Anche per salvaguardare la pletora di fornitori che si sono uniti in un’associazione perché a rischio di sopravvivenza a causa dei mancati pagamenti.
Una situazione che fonti della procura di Milano definiscono unica. La Shernon Holding, società controllata da una scatola maltese e guidata da Rigoni, già responsabile di un crac in passato, stava spogliando Mercatone Uno dopo averne ereditato ad agosto scorso il marchio, i punti vendita ed il magazzino. La scelta di affidarsi alla Shernon Holding è stata presa dai tre Commissari (Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari) nominati nel 2015 dal ministero dello Sviluppo Economico al termine dell’amministrazione straordinaria. Una procedura concorsuale infinita, dopo tre bandi di vendita andati deserti e la cassa integrazione per circa 3mila dipendenti. Situazione originata dalla gestione Cenni-Valentini, i due soci fondatori finiti sotto processo a Bologna con l’ipotesi di aver distratto fondi della società in due veicoli societari in Lussemburgo. Riemergono così anche le vecchie vicende giudiziarie.
Rigoni aveva dichiarato alla stampa di poter trovare un socio per ricapitalizzare la Shernon Holding. Un fondo spagnolo ha fatto una due diligence senza però presentare proposte. Secondo la ricostruzione fatta dal commissario giudiziale Marco Russo, la società ha registrato perdite di 5-6 milioni di euro al mese, omettendo anche il pagamento degli oneri previdenziali per oltre 8,7 milioni. In aggiunta non ha rimborsato i creditori per 60 milioni di euro e non ha onorato neanche le pendenze con l’amministrazione straordinaria dopo aver corrisposto solo 10 dei 25 milioni pattuiti, frutto della vendita del magazzino ad una società americana per 18 milioni, un prezzo che si ritiene sottostimato rispetto al suo reale valore. Pertanto si configurerebbe anche l’ipotesi di bancarotta fraudolenta per gli amministratori della Shernon Holding.
La notizia alla vigilia della consultazione elettorale ha scatenato molte polemiche. Il ministro competente, Luigi Di Maio, ha deciso di anticipare ad oggi il tavolo con i sindacati previsto per il 30 maggio. L’altro vicepremier, Matteo Salvini, ha detto di volersi impegnare personalmente.
Le opposizioni accusano il governo. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parla di vergogna. Così la palla torna ora proprio ai commissari sul banco degli imputati per aver svenduto il marchio. Qualcuno parla di una discontinuità al Mise. Gli stessi fornitori, guidati dall’imprenditore William Beozzo, fanno trapelare l’interesse a convertirsi in soci di Mercatone Uno, sul modello della Parmacotto. Nel frattempo, il prezzo più alto lo stanno pagando i lavoratori di Mercatone Uno.

Salvatore Rondello

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