venerdì, 14 Agosto, 2020

Mes e coronabond, empasse dell’Unione europea

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L’empasse dell’Unione europea divisa in due tra i sostenitori dei Coronabond ed i sostenitori del Mes potrebbe trovare una soluzione condivisibile da tutti.
Si sta facendo avanti l’ipotesi di utilizzare le linee di credito precauzionali del Mes senza condizionalità macroeconomiche, ma soltanto con il controllo che i fondi ottenuti vengano utilizzati in modo efficiente per sostenere la spesa sanitaria e l’economia travolta dal coronavirus.
Potrebbe essere questa l’opzione per sbloccare l’impasse sui coronabond, richiesti a gran voce da Paesi come Italia, Francia e Spagna ma respinti dal fronte del Nord Europa, con Germania e Olanda in primis.

Il no di Berlino a qualsiasi mutualizzazione del debito è stato ribadito con forza dal ministro delle Finanze, Olaf Scholz che ha detto: “Siamo pronti alla solidarietà, ma a una solidarietà ben pensata. Le risorse da usare per aiutare i Paesi che hanno le necessità maggiori vanno trovate all’interno del bilancio europeo”.
Una proposta di compromesso è arrivata dal direttore generale del Mes, Klaus Regling che in un’intervista rilasciata al Financial Times, ha avvertito che per arrivare alla definizione dei coronabond potrebbe passare troppo tempo. Invece, l’emergenza reclama risorse immediate. Così ha argomentato che la scelta più logica è usare le istituzioni esistenti con i meccanismi esistenti.
Proprio il Meccanismo europeo di stabilità potrebbe fornire fondi d’urgenza a condizionalità ridotta. Secondo Regling: “Fondamentalmente ci basterebbe essere sicuri che i soldi siano spesi in modo corretto e che il Mes venga ripagato un giorno”.

Anche per Goldman Sachs, sarebbe necessario arrivare a una forma di mutualizzazione del debito europeo per aiutare la sostenibilità dei conti dei Paesi in maggiore difficoltà, ritiene questa la strada più facile da percorrere. In un report dell’importante banca d’affari si legge: “Gli ostacoli politici all’emissione di eurobond appaiono troppo alti. Più semplice che la linea di caduta possa essere trovata sull’utilizzo delle linee di credito precauzionali del Mes con condizionalità limitata”.
In un articolo pubblicato da “Il Sole 24Ore”, Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli fanno notare: “Le linee di credito del Mes, peraltro, aprirebbero la strada all’attivazione delle Omt, le operazioni della Bce, introdotte da Mario Draghi e mai utilizzate, che consentono l’acquisto dei titoli di Stato di un singolo Paese e, in linea di principio, sono di carattere illimitato”. I due economisti osservano: “E proprio il combinato disposto di Mes e Omt configura quel ruolo di prestatore di ultima istanza a favore degli Stati di cui molti hanno lamentato l’assenza in passato”.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un’intervista rilasciata alla tv tedesca Ard, ha affermato: “Coronabond? Vorrei ricordare che questo meccanismo, le obbligazioni in euro, non significa che i cittadini tedeschi dovranno pagare anche solo un euro di debito italiano. Significa solo che agiremo insieme per ottenere migliori condizioni economiche, di cui tutti beneficiano. Anche se il numero di persone infette sta diminuendo, non dobbiamo vanificare gli sforzi finora compiuti”.
Conte ha aggiunto: “In questo momento stiamo combattendo una battaglia contro un nemico comune e invisibile. Tutti i paesi sono colpiti, tutti sono in prima linea. Se un avamposto si ritira, il nemico invisibile all’interno può diffondersi e tutti gli sforzi sarebbero vani”.
Sui coronabond Conte ha chiarito: “Dobbiamo spiegare ai nostri cittadini che non abbiamo problemi finanziari di singoli paesi. Si tratta di un’emergenza che riguarda tutti, di cui nessun singolo paese è responsabile”.

Il premier italiano ha concluso: “L’Europa deve dimostrare di poter trovare una risposta appropriata, parlo dell’Europa come la intendevano Robert Schumann, Konrad Adenauer e Alcide de Gasperi”.
Adesso, dopo l’inevitabile ripiegamento sui ‘coronabond’, per Giuseppe Conte resta una sola via politica da seguire per non perdere credibilità: fare passi avanti verso la trasformazione dell’Unione europea in uno Stato Federale.

Salvatore Rondello

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