venerdì, 21 Febbraio, 2020

Messico, studenti scomparsi
la mano di sindaco e narcos

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Messico studenti scomparsiEmergono ulteriori scenari agghiaccianti nella vicenda degli studenti scomparsi in Messico. Si tratta del caso dei 43 studenti di cui si sono perse le tracce durante la manifestazione del 26 settembre contro le “pratiche discriminatorie della loro università nell’assunzione di nuovi docenti”. Nei giorni scorsi sono state ritrovate delle fosse comuni e si teme che quei corpi appartengano ai giovani scomparsi. L’ultimo tassello del giallo riguarda la collusione tra Istituzioni e narcotrafficanti: sarebbe stato il sindaco di Iguala, insieme alla moglie Maria de los Angeles Pineda, a ordinare che i 43 studenti della scuola magistrale di Ayotzinapa fossero consegnati ai sicari dei narcos Guerreros Unidos, lo scorso 26 settembre. Lo ha detto il procuratore generale messicano, José Murillo Karam, in una conferenza stampa.
Attualmente a far perdere le loro tracce sono proprio le tre persone implicate: il capo della Polizia, il sindaco José Luis Abarca e la moglie.
La ricostruzione del legame è abbastanza semplice: la moglie del sindaco Abarca è sorella e figlia di membri del cartello narco dei Beltran Leyva, dal quale è sorto Guerreros Unidos, e la polizia municipale – i cui agenti erano selezionati dai trafficanti – riceveva decine di migliaia di dollari al mese dai narco per proteggere il loro business. E così, su ordine di Abarca, agenti della polizia municipale hanno attaccato insieme ai sicari di Guerreros Unidos gli autobus in cui viaggiavano gli studenti di Ayotzinapa: gli agenti hanno sparato contro la comitiva, uccidendo tre studenti e altre tre persone senza alcun legame con la mobilitazione degli studenti. Successivamente gli altri studenti sarebbero stati fermati e pestati. Di 46 di loro non si hanno tracce, e quando i familiari protestano non ricevono risposte. Uno degli scampati all’attacco però ha parlato e mentre le autorità prendevano tempo è stata una soffiata ad aprire la breccia sugli orrori commessi.
Nel clima di tensione che si respira Angelo Aguirre, governatore dello Stato di Guerrero, in Messico, ha rassegnato le proprie dimissioni.
Al momento però resta l’interrogativo sulla fine che abbiano fatto i giovanissimi, anche se le speranze che siano vivi restano poche. Per Padre Alejandro Solalinde, difensore dei diritti umani e direttore della Casa del migrante nella municipalità di Ixtepec, Stato di Oaxacai ragazzi, tutti dai 19 ai 23 anni, sono stati bruciati vivi e sepolti in una fossa comune. “Il governo lo sapeva sin dall’inizio – denuncia il religioso – “solo che non lo vuole ammettere”.

Liberato Ricciardi

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