mercoledì, 18 Settembre, 2019

Mezzogiorno, la pietra d’inciampo di Salvini

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Il tour di Salvini al Sud sa di emergenza preelettorale di decisione presa di rompere gli indugi e andare ad elezioni anticipate. La stessa tiepidezza nei confronti delle autonomie differenziate la dice lunga sulla necessità di andare ad elezioni anticipate prima che inciampi sui temi di fondo tenuti sullo sfondo dall’ondata emotiva a lui favorevole dell’immigrazione. Dirò di più l’ondata emotiva finora suscitata che ne ha gonfiato le vele, al primo inciampo delle scelte da fare, su tutte il Mezzogiorno,rischia di travolgerlo nonostante l’intuizione di dar vita a Lega Italia,nella logica del sorpasso a sinistra alleandosi innaturalmente col M5stelle per poi rientrare a destra-destra(con Fratelli d’Italia) lasciandosi alle spalle l’arrancante Berlusconi.

Una sola remora teme Salvini che possa mettersi di traverso ed è il ben noto coerente disegno del Capo dello stato di verificare, secondo Costituzione, se c’è in Parlamento un’altra maggioranza, tanto più che i capponi parlamentari non hanno alcuna voglia di celebrare in anticipo il Natale. Senza più il timone della nave Italia non potrà più fare il gioco delle tre carte, Sud,Nord,Europa, strettamente connesse al punto che, autoesclusosi in Europa con le sue scelte sovraniste, ha già perso il peso contrattuale necessario per realizzare il suo programma.

E pensare che in Europa, costantemente disertata, c’è la chiave di volta di una credibile svolta strategica nell’affrontare una sfida globale come l’immigrazione. Ma in politica si sa le proprie sorti si compongono di tre apporti nell’ordine: quello internazionale ineludibile con la globalizzazione (borse a picco con lo scontro doganale USA-Cina), quello di un’Europa più solidale per vincere i tentativi di disarticolazione in atto, quello interno che ci impedirà di stare al passo con l’Europa se non affrontiamo in maniera prioritaria la pietra d’inciampo (di tante Grecie insieme) del nostro Mezzogiorno. Né pare che le forze d’opposizione, PD per primo, sappiano prospettare alternative credibili.

Un esempio per tutti quello riemergente di riproporre una sorta di Cassa per il mezzogiorno. Proposito encomiabile se rapportato alla prima parte di quella esperienza fortemente voluta da Alcide De Gasperi ma poi degenerata al punto da cancellare l’intuizione ed i primi positivi esiti. E se le più sensibili forze politiche riproponessero il problema Mezzogiorno nell’ambito di un’iniziativa europea verso l’Africa, di cui il nostro Sud fungesse da portaerei di supporto con due garanzie essenziali: quella di una compartecipazione europea ai fini del controllo contro gl’immancabili assalti della violenza organizzata e l’altra di un intervento privilegiato fuori dal patto di stabilità? Aggiungiamo la ciliegina sulla torta del Mezzogiorno di un’azione di contrasto contro l’emigrazione crescente delle generazioni più intraprendenti, un vero e proprio dissanguamento da bloccare prima che sia troppo tardi.

Roca

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