venerdì, 21 Febbraio, 2020

Migranti. Dietrofront Austria, rientra allarme della Lega

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Dopo le tensioni di ieri, oggi Vienna chiarisce la sua posizione con Roma. Dopo essere stato convocato l’ambasciatore austriaco a Roma ha infatti rappresentato al ministero la posizione secondo la quale i preparativi per controlli di frontiera al Brennero “sono misure di pianificazione e di preparazione in caso di emergenza”. Così come affermato da un portavoce del ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz all’agenzia Apa. Stamattina inoltre il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha avuto un colloquio telefonico con il Cancelliere austriaco Christian Kern che ha affermato: “Al momento l’Austria non eseguirà alcun controllo ai confini del Brennero e non sta per ricorrere all’impiego dell’esercito nell’immediato”. “La collaborazione tra le forze di polizia produce ottimi frutti e si basa sul rispetto da entrambe le parti delle regole europee, senza alcun bisogno di truppe o mezzi militari da schierare alla frontiera”, fanno sapere da Palazzo Chigi. In questo modo rientra anche l’allarme politico della Lega già pronta a cavalcare la protesta. “Dopo la decisione del governo austriaco di inviare i militari e i carri armati al Brennero per il controllo del territorio, a causa dell’incapacità italiana di gestire il problema dei profughi, la Lega Nord del Trentino Alto Adige Südtirol organizza venerdì 7 alle ore 11.30 un presidio sul
confine di stato del Brennero”. Aveva detto Maurizio Fugatti, segretario Lega Nord Trentino Alto Adige Südtirol. Il sindaco di Brennero Franz Kompatsche ha infatti affermato: “Non vedo, al momento, nessuna emergenza. Ci sono pochissimi profughi, abbiamo vissuto altri tempi emergenziali, al momento quello che dicono mi sembra esagerato”.
Inoltre l’esercito segnalato ieri al Brennero è stato bollato da Vienna come un “equivoco” il rafforzamento dei controlli al confine col Brennero annunciati ieri farebbero parte della strategia politica del nuovo leader del centrodestra Kurz, in vista delle elezioni del 15 ottobre, un modo per togliere consensi all’estrema destra dell’FPOE.

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