mercoledì, 27 Gennaio, 2021

Migranti, scontro tra Ue e Bosnia per i profughi di Bihac

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Quello che sta accadendo a Bihac, la località della Bosnia Erzegovina al confine con la Croazia, dove sono ammassati migliaia di profughi della rotta balcanica, in una situazione di piena emergenza umanitaria, è l’ulteriore conferma dell’impotenza o di un approccio semplicistico dell’Europa di fronte a un problema che nel 2021 rischia di diventare ancora più irrisolvibile. Fa freddo a Bihac anche se le nevicate dei giorni scorsi non di sono ripetute ma hanno lasciato il posto a pioggia e gelo. Dopo l’incendio del campo di raccolta di Lipa avvenuto nei giorni scorsi e provocato dagli stessi occupanti o da chi voleva il suo smantellamento, centinaia di migranti sono senza un rifugio e si aggiungono agli altri che sono all’ addiaccio da tempo.il Governo bosniaco ha inviato l’esercito che ha piantato centinaia di tende sprovviste però per ora di adeguati impianti di riscaldamento e igienici che comunque il Ministero degli Interni di Sarajevo si è impegnato a completare.
In questa situazione chiaramente ai limiti della sopportabilità si stanno svolgendo giochi di potere, tra Unione Europea, Governo bosniaco e autorità locali, che inevitabilmente si ripercuotono sulla pelle delle persone. Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per i rapporti esterni e la sicurezza, ha apertamente accusato l’Esecutivo di Sarajevo di non fare nulla per risolvere la situazione che si è creata lasciando intendere che ciò peserà negativamente sulle aspirazioni della Bosnia Erzegovina di entrare in Europa. Una sorta di scaricabarile perché proprio l’utilizzo delle risorse finanziarie europee sta ponendo seri ostacoli sugli interventi umanitari previsti. Infatti i 3,5 milioni di euro che lo Iom (International Organisation for Migrants) ha avuto a disposizione a questo riguardo sono al centro di una disputa che vede da un lato il responsabile dello Iom, il belga Peter Van Der Auweraert privilegiare il ripristino del campo profughi di Bira, al centro della città di Bihac, e il sindaco e il capo del Cantone della stessa invece per la riapertura, dopo adeguati interventi di miglioramento di quello di Lipa, in questo spalleggiati dalla totalità degli abitanti di Bihac che non sopportano più la presenza di migliaia di afgani, pachistani, siriani oltre a qualche africano nelle strade cittadine. L’uccisione di un cittadino della cittadina bosniaca nelle mura di casa ad opera di quattro migranti ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. Lo scontro tra l’ Unione Europea, tramite lo Iom, e le autorità locali bosniache è quanto di peggio potesse accadere in questi giorni di piena emergenza umanitaria e con il rischio concreto di incidenti e di rivolte tra i migranti ridotti allo stremo. La politica dell’Europa di creare in Bosnia situazioni di contenimento dell’ arrivo di clandestini creando le condizioni per il rispetto della loro dignità e sopravvivenza , a parte le difficoltà ad attuarla sopra descritte, sembra più un temporaneo tampone che la risoluzione della questione. Muri e steccati si sono rivelati insufficienti. Non vi è un approccio coordinato e spesso i problemi interni dei singoli Stati dell’Unione prevalgono su una visione strategica comune che affronti efficacemente il problema delle migrazioni. La pandemia da coronavirus che ha in questi mesi rallentato un po’ questo esodo , debellata auspicabilmente dall’uscita dei vaccini, potrebbe lasciare il posto ad una accentuazione massiccia degli arrivi dei profughi con conseguenze di enorme portata sull’Unione Europea. Si spera che un letto o un pasto caldo (e qui in questo momento scarseggiano anche quelli) servano per fermare i tentativi di raggiungere clandestinamente la Croazia. Invece i migranti che non riescono a superare il confine, respinti e spesso picchiati e maltrattati dalla polizia croata, dopo qualche giorno ritentano perché non è sicuramente la Bosnia la loro meta finale.

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