martedì, 27 Ottobre, 2020

Mike Pompeo a Roma per parlare di Pechino

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Una visita non di routine quella che il Segretario di Stato americano Mike Pompeo effettuerà mercoledì a Roma, in Vaticano e dal Governo italiano. L’argomento principale che verrà trattato riguarderà le relazioni con la Cina. Ma mentre con Papa Bergoglio il comparto esaminato sarà relativo alla semplice ripresa dell’interesse di maggiori contatti su basa religiosa impostata dal Pontefice, con le naturali conseguenze anche sul piano diplomatico, come l’accordo sulle nomine dei vescovi di due anni fa, con Conte e Di Maio si parlerà di cose estremamente concrete che riguardano gli investimenti di Pechino nel nostro Paese finalizzati alla cosiddetta Via della Seta. Donald Trump, anche perché ormai impegnato nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali di novembre, non ha usato mezzi termini per richiamare gli Stati europei, diventati oggetto di interesse del regime comunista cinese, che, negli ultimi mesi, hanno sottoscritto accordi economici di grande portata con Xi Jimping. E l’Italia è sospettata dagli Usa di essere il ventre molle europeo soprattutto per due ragioni: la questione del 5G (i collegamenti internet ultra veloci, indispensabili per lo sviluppo economico, che la Huawei vorrebbe costruire e monopolizzare) e “l’occupazione” dei porti italiani, soprattutto di Trieste e Taranto per permettere alle merci cinesi di raggiungere l’Europa.
Trump che ha già di fatto sbarrato la strada alla Huawei negli Stati Uniti non si fida delle assicurazioni italiane in materia e in effetti il nostro Governo sulla questione si è mostrato ondivago rassicurando da una parte il Presidente americano ma nel contempo continuando a trattare con Xi Jimping e l’azienda cinese. L’azione americana ultimamente si è rafforzata contro le infiltrazioni informatiche e via web cinesi: da pochi giorni due app WeChat e Tik Tok non potranno più aggiornare i loro dati sul territorio americano diventando così obsolete. Ciò per una ragione di sicurezza in quanto le due app incameravano dati di cittadini americani poi a disposizione ovviamente di Pechino. Da notare che queste app sono usate da un miliardo di cinesi per i pagamenti elettronici, che sono un condensato di WhatsApp e Facebook e che negli Usa vivono milioni di cinesi oltre a centinaia di migliaia di americani che hanno rapporti con la Cina si può ben misurare il forte impatto di questa misura. Ma è sicuramente anche sul tema dell’ utilizzo cinese dei porti italiani che il Segretario di Stato americano vorrà fare chiarezza. A Trieste le cose erano già andate avanti tanto che la città giuliana rappresentava una specie di porta della Cina verso l’Europa. Ma ecco che una settimana fa su input di Tempo la CCC, colosso delle infrastrutture di Pechino che aveva firmato l’accordo per l’utilizzo dello scalo triestino è stata inserita nella black list dal Dipartimento di Stato americano. Quindi qualsiasi azienda americana che vorrà operare con la CCC dovrà chiedere il permesso al Governo. Una evidente impossibilità che si assomma si ripetuti segnali di Washington per contrastare gli interessi cinesi. Il Presidente dell’Autorità portuale del Nord Adriatico Zeno D’ Agostino ha già correttamente dichiarato che la decisione sul proseguimento dell’affare con la Compagnia cinese dipende dal Governo. Ma vi figurate Conte e Di Maio, massi alle strette da Mike Pompeo, che in un sussulto di autonomia e sovranità nazionale pronuncino un chiaro diniego alle richieste americane? I tempi di Sigonella sono molto, molto lontani.

Alessandro Perelli

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