giovedì, 16 Luglio, 2020

Milazzo: “Pertini imprescindibile riferimento. Soprattutto in un periodo di grande confusione”

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Sandro Pertini fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, carica che ricoprì tra il 1978 ed il 1985. Decorre quest’anno il trentesimo anniversario della sua scomparsa avvenuta il 24 febbraio del 1990. Il presidente più amato dagli italiani fu un eroe della Resistenza e combatté con valore nella Prima Guerra Mondiale, tanto da essere proposto per l’assegnazione di una medaglia d’argento al valor militare, che gli fu poi conferita soltanto molti anni dopo, nel 1985, a causa delle sue posizioni pacifiste.

Nell’agosto del 1924 aderì al Partito Socialista Unitario di Filippo Turati e si distinse per la sua energica opposizione al fascismo. Perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, nel giugno del 1925 fu condannato a otto mesi di carcere. L’11 dicembre dell’anno successivo partecipò all’organizzazione dell’espatrio di Filippo Turati e lo seguì in Francia, dove visse in esilio per oltre due anni, distinguendosi per la sua attività antifascista. Rientrato sotto falso nome in Italia nel marzo del 1929, fu arrestato il 14 aprile successivo e condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato alla pena di dieci anni e nove mesi di prigione e a tre anni di vigilanza speciale. Oltre a tale condanna avrebbe dovuto anche scontare quella a 5 anni di confino inflittagli dalla Commissione Provinciale di Genova il 4 dicembre 1926. Nel settembre del 1935, dopo aver trascorso sei anni e cinque mesi in carcere, prima a Turi, poi nell’isola di Santo Stefano e quindi a Pianosa, iniziò a scontare la pena del confino, nell’isola di Ponza e poi in quella di Ventotene.

Fu liberato nell’agosto del 1943, alla caduta del regime fascista. Nei giorni successivi, insieme a Pietro Nenni, a Lelio Basso e a Giuseppe Saragat, Pertini diede vita al comitato esecutivo del ricostituito Partito Socialista (P.S.I.U.P.). Dopo la proclamazione dell’armistizio l’8 settembre 1943, nei due giorni successivi Pertini prese parte alla difesa di Roma a Porta San Paolo, battendosi contro i Tedeschi: in virtù dell’eroico comportamento tenuto in quell’occasione, nell’ottobre del 1953 sarebbe stato insignito della medaglia d’oro al valor militare per meriti partigiani. Animatore e
capo dell’organizzazione militare del Partito Socialista per l’Italia centrale, Pertini fu quindi chiamato a rappresentarlo nel Comitato di Liberazione Nazionale. Arrestato a Roma il 15 ottobre 1943 e consegnato alle autorità germaniche, fu condannato a morte insieme a Giuseppe Saragat. Il 24
gennaio 1944, grazie all’intervento di Giuliano Vassalli, Peppino Gracceva e Massimo Severo Giannini, Pertini e Saragat riuscirono ad evadere dal carcere romano di Regina Coeli insieme ad altri cinque militanti socialisti.

Deputato all’Assemblea Costituente nel 1946 per i socialisti, fu eletto Senatore della Repubblica con le elezioni del 18 aprile 1948, venendo nominato capogruppo dei senatori socialisti. Fu quindi eletto Deputato nel 1953, venendo riconfermato alla Camera nelle successive consultazioni elettorali del 1958, 1963, 1968, 1972 e 1976. Membro delle Commissioni Interni e Affari Costituzionali, fu eletto presidente della Camera dei Deputati nel giugno del 1968, venendo poi riconfermato nella carica nel maggio del 1972, mantenendola sino al giugno del 1976.

Sono davvero molti i libri pubblicati sul Presidente Pertini che hanno ripercorso le diverse fasi della sua vita. Tra i più recenti, quello di Giuseppe Milazzo: “Sandro Pertini, gli anni giovanili”, uscito proprio nella ricorrenza del trentennale della scomparsa. “Il problema è che di Pertini – ha detto Milazzo – si è conservato ormai solo il ricordo dell’anziano Presidente, una figura un po’ bonaria ed eccentrica nel panorama politico di quegli anni. In realtà Pertini è stato ben altro. Fu un sovversivo negli anni Venti e Trenta e uno dei più grandi esponenti dell’antifascismo italiano, tanto che pagò sulla sua pelle, con l’esilio, il carcere e il
confino, quelle che erano le sue opinioni politiche. E lo fece sempre a testa alta, con coerenza e nel rispetto di quelli che erano i suoi valori e la sua personalità. La sua figura oggi è più che mai importante quale punto
di riferimento imprescindibile soprattutto in un periodo di grande confusione – ha detto ancora Milazzo – dove la storia del passato sembra essere dimenticata e dove anche a Savona, oramai da un anno purtroppo, avvengono episodi spiacevoli a causa dell’ignoranza, dell’incultura e dell’affermazione di certi valori che invece dovrebbero essere assolutamente dimenticati”.

“Ora più che mai è dunque importante ricordarlo – ha dichiarato ancora Milazzo – soprattutto per i giovani, forse perché raccontare la figura di un ragazzo agli inizi del suo percorso di uomo, mettendo in luce la sua formazione e la nascita delle sue idee politiche, può renderlo più vicino ai ventenni di oggi. Conoscendolo, scoprendo gli ideali che guidarono la sua vita – la coerenza, l’onestà, il profondo senso morale e il rispetto per la propria dignità – si renderanno conto di quanto sia oggi importante avere come punto di riferimento una figura come quella di Sandro Pertini”.

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