lunedì, 14 Ottobre, 2019

Incinta e minacciata dal datore di lavoro, bonus bebè non basta

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Non bastano bonus bebè e altre sovvenzioni per i figli, il problema di avere un figlio per una donna che lavora in questo Paese è tutto culturale.
“Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faranno morire. Ti conviene andartene”. Queste le parole rivolte a Chiara che inizia il suo racconto al Corriere.
Dipendente dell’azienda in questione ormai da 15 anni, Chiara durante il suo percorso lavorativo aveva giù avuto un figlio e non le era stato sollevato alcun problema. Un cambio al vertice, però, avrebbe radicalmente mutato l’assetto societario e la sua politica, tanto che la donna dopo aver comunicato di essere incinta avrebbe ricevuto un trattamento al limite dell’immaginabile. A Chiara, in un primo momento, era stato contestato di aver comunicato la notizia della dolce attesa in ritardo, ma lei avrebbe replicato spiegando di averlo fatto nei termini previsti dalla legge. Agghiacciante a quel punto la risposta del datore di lavoro che avrebbe affermato, riferisce Il Corriere della Sera: “Dovevi dirmelo già quando tu e il tuo compagno avete deciso di avere un altro bambino“.
Poco prima del suo rientro dalla maternità il datore di lavoro aveva assunto un’altra persona per le sue mansioni e quando è tornata in azienda è stata relegata a rispondere al citofono e a tritare documenti. In azienda nessuno parlava più con lei, la escludevano dalle riunioni di lavoro e persino dalla mail aziendale. Quando è stato cambiato il telecomando del cancello nessuno le ha dato quello nuovo né le ha comunicato che non sarebbe potuta entrare a lavoro. Tutti le remavano contro, i colleghi l’accusavano di presunti errori e le dicevano che avrebbe fatto meglio a licenziarsi.
Ma lei, sicura di non meritare quel trattamento, ha resistito ed anzi ha denunciato quanto le stava accadendo al sindacato. Ora la CGIL ha fatto partire una vertenza contro il suo datore di lavoro ed è pronta ad appoggiarla nella causa contro l’azienda. La sua, a quanto pare, è solo una delle tante storie di maltrattamento sul luogo di lavoro solo nei primi mesi del 2019 sono state 14 mila le vertenze contro le aziende raccolte dal sindacato.
Proprio in questi giorni il nuovo Governo ha annunciato un ‘Piano famiglie’. Non bonus bebè né voucher per asili nido o baby sitter ma un assegno, unico, per ogni figlio (dal settimo mese di gravidanza ai 18 anni) già nel 2020. Sarebbe questa la riforma in cantiere per le famiglie secondo quanto si legge su ‘Repubblica’.
L’assegno ammonterebbe a 240 euro al mese per ogni figlio minore. Per chi prende gli 80 euro, questi ultimi sarebbero assorbiti nei 240 mentre chi non ha figli o ne ha ma maggiorenni continuerà a ricevere il bonus Renzi.

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