giovedì, 14 Novembre, 2019

Mobilità e qualità

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Dopo tanta urbanistica moderna, anche progressista, come mai siamo arrivati al disastro della città, agli inquinamenti, alla congestione, alla distruzione della natura in un mondo a risorse elevate? L’urbanistica moderna era appunto nata dal problema di ripensare tutti i problemi dello spazio umano che la società moderna era costretta ad affrontare a causa dei crescenti aumenti della popolazione. Il vero problema non fu quello di regolare lo sviluppo e la crescita, quanto quello di rimuovere gli ostacoli tradizionali che vincolavano lo spazio.

Costruire sì, ma in modo chiaro ed umano con tutti gli strumenti offerti dal progresso, avendo in mente che l’uomo ha bisogno di aria di sole e di uno spazio per i suoi movimenti e per le sue soste. Nulla di tutto questo! Un diluvio di cemento ha invaso la città rendendo anonimo e banale ogni luogo. Ci deve essere stato un difetto nel programma, un vizio occulto da non rendere coerenti le intenzioni alle realizzazioni, i progetti ai fatti. Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di urbanistica, di inquinamento, di qualità totale che ben si coniuga con la mobilità al punto da non apparire ben coordinati. Il disordine cresce perché la politica, attraverso il sistema della lottizzazione dei posti ha dimenticato il dibattito su come governare la città. Importante è operare a livello tecnico in maniera approfondito ed a livello politico producendo leggi efficienti con la consapevolezza dei danni che possono derivare da soluzioni sbagliate.

Progetti approvati ma non definiti, consentono a quei politici che cavalcano opposizioni locali, di rimettere in discussione le strategie faticosamente definite. In sostanza, pianificare, progettare e intervenire sono alla base di ogni azione per creare e trasformare la città, il quartiere, la piazza e l’edificio. Quello che meraviglia, invece, è la programmazione di nuovi interventi edilizi di rilevante impatto nel traffico. Analogo concetto vale per la costruzione dei parchi. I cittadini amano il verde quando è mantenuto pulito e fruibile. Sono terrorizzati dove lo spazio è abbandonato a se stesso, disponibile a discariche e incendi. Occorrono fatti e non parole in attesa di progettazioni serie corredate da opportuni studi e scelte politiche discusse con i cittadini messi in condizione di valutare con i numeri e progetti alla mano i pro e i contro da ridurre al minimo i danni a chi ci vive perché la città appartiene ai cittadini.

Ernesto Calluori

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