sabato, 7 Dicembre, 2019

Moldavia, sfiduciato il governo di Maia Sandu

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Il Parlamento di Chisinau ha sfiduciato il governo guidato dalla liberale Maia Sandu, nato a
sorpresa a giugno a seguito di un accordo tra i socialisti filorussi e gli europeisti della coalizione ACUM. L’inedita alleanza di governo era nata dopo l’instabilità politica creata dalle elezioni di febbraio, che non avevano fornito una maggioranza chiara. L’obiettivo dichiarato del governo, appoggiato eccezionalmente da UE, NATO e Russia, era quello di estromettere dai palazzi del potere l’oligarca Vlad Plahotniuc, fondatore del Partito Democratico e potente uomo d’affari, accusato da più parti di corruzione.

La sfiducia, presentata dai socialisti, è stata votata da 63 deputati su 101. Le tensioni nel governo sono scaturite a causa della discussione sulla riforma del processo di nomina del procuratore generale. Molto duro è stato il commento dell’ormai ex primo ministro, che ha risposto indirettamente ai suoi sostenitori, scesi in piazza in alcune città. “È chiaro che la lotta è tra coloro che vogliono controllare la giustizia e le procure, per arricchirsi e mantenere la Moldova in povertà e coloro che lottano per le istituzioni, per una giustizia indipendente e corretta che sarebbe la base per la crescita economica, gli investimenti e la creazione di una società libera e prospera”.

Per quanto riguarda i socialisti, le dichiarazioni ufficiali sono arrivate dalla presidente Zinaida
Greceanîi, che ha chiuso la porta ad eventuali elezioni anticipate o cambi di maggioranza,
invocando un rimpasto e il cambio del primo ministro e della linea politica. Come previsto dalla costituzione moldava, i partiti dovranno recarsi dal Presidente della Repubblica
per le consultazioni di rito. Il capo dello stato è Igor Dodon, filorusso dichiarato ed ex leader del Partito Socialista. Quest’ultimo ha invitato tutte le parti in causa a trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Adesso, per il paese più povero d’Europa, fortemente diviso tra chi guarda a Mosca e i sostenitori della riunificazione con la Romania, si apre un’altra difficile fase di instabilità.

Amedeo Barbagallo 

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