sabato, 28 Novembre, 2020

Molti infarti vengono curati a casa come nel Novecento

0

Annullati la gran parte degli interventi programmati, di cui molti erano già stati rinviati durante la prima fase della pandemia, ormai i medici prescrivono le cure via telefono anche ai cardiopatici, somministrando farmaci miracolosi: è quello che dicono per fare coraggio agli infartuati.
Le famiglie dei malati, quelle più digitali, si sono attrezzate per mandare via rete gli elettrocardiogrammi ai cardiologi che cercano di fare diagnosi ponendo loro una serie di domande per capire la gravità della situazione.
La cosa peggiore di questo periodo pandemico è che i pazienti sono spaventati perché si rendono conto che i medici hanno paura di essere contagiati dal Covid, più che dalla loro malattia.

Malgrado gli sforzi e la buona volontà di tutti noi, i dati dell’esito dei risultati delle assistenze domiciliari cardiologiche, nonostante vengano tenuti riservati, sembra raccontino di un incremento di mortalità a due cifre, volendo essere ottimisti.
È ormai evidente che i cittadini più facoltosi possono pagarsi i trasporti più adeguati a tutela della loro salute, per andare a curasi nelle strutture private, siano esse in Italia o all’estero. Ai comuni mortali, il ceto medio ormai ex, tanto per capirci, non rimane che ingoiare la rassegnazione e qualche compressa di ultima generazione, trovando conforto nel titolo del film “Io speriamo che me la cavo”.
Insomma, come fossimo saliti sulla macchina del tempo ecco che, d’un balzo, siamo tornati al Novecento.

 

Inutile cercare i responsabili di questo stato di cose; diciamo che tutti noi, Covid a parte, abbiamo partecipato perché ciò accadesse. Non si può chiudere tutto a causa del Coronavirus, perché provocheremmo in assoluto più decessi della stessa pandemia. Decessi economici, li chiamano.
A quasi un anno di distanza ancora ci affidiamo al personale medico eroe senza un straccio di organizzazione di supporto, possibile che ancora non si riescano a separare gli ospedali interamente Covid dagli altri nosocomi per dare a tutti una possibilità di vita?!
Piuttosto che ripeterci come un disco rotto che siamo i più bravi, cerchiamo di copiare dalla Corea, per esempio, dove si sono preparati da anni all’urto pandemico: loro non vanno in sofferenza per curare le altre patologie. Le patologie come cardiopatie e neoplasie che in Italia abbiamo retrocesso in serie B.
Per il mondo grillino, invece, è l’inizio di quella decrescita felice che inizia dalla democrazia della salute gioiosamente affidata alla piattaforma del cugino di Rousseau.
Tremo all’idea di cosa stiano architettando nelle soffitte anguste del Movimento, dove già trapela che il progetto pentastellato è quello di affidare i trasporti virtuali per gli studenti a Toninelli; Di Maio, invece, vista l’esperienza fatta alla Farnesina, sta imparando a fare il marziano, aiutato da un navigator DOP del Mississippi, per approntare un piano che ci possa catapultate oltre la Galassia con lo “Stargate” preso in prestito dagli Studi cinematografici dove hanno girato il film omonimo .
Mentre sono tutti impegnati a leggere i vecchi libri della collana Urania, e a trovare nuove idee per i prossimi Stati Generali, la gente crepa di Covid, di fame e per mancanza di cure mediche appropriate, sopra e sotto la panca.
La situazione è così deprimente per i malati cardiopatici e neoplastici, oggi retrocessi in serie B, che un pizzico di sarcasmo con una spolverata d’ironia è l’unica cosa che speriamo faccia sorridere i molti infartuati curati in casa come succedeva nel Novecento.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

Leave A Reply