venerdì, 22 Novembre, 2019

Mondoperaio: una rivista per il socialismo

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A cura del professor Giovanni Scirocco è uscito, per l’editore Carrocci, un interessante volume, con prefazione di Luigi Covatta, attuale direttore della rivista che tuttora vive, sul contributo di Mondoperaio a un decisivo periodo della storia italiana.

Si va dal 1957, dunque dal Congresso di Venezia con le revisioni autonomistiche di Pietro Nenni dopo il ventesimo congresso del Pcus e l’invasione dell’Ungheria, al 1969, dunque alla scissione socialista, a tre anni di distanza dall’unificazione del 1966, anche se quest’ultimo argomento è tenuto ai margini del racconto. I due grandi filoni su cui Mondoperaio giocò un ruolo importante, anche se a volte critico, spesso di stimolo e di approfondimento, furono quelli dell’autonomia socialista e del dialogo coi cattolici che sfociò poi, nel dicembre del 1963, nel primo governo di centro sinistra.

Il primo capitolo, in verità, è dedicato agli anni della guerra fredda, e parte sinteticamente ricordando la nascita di Mondoperaio dopo la sconfitta del fronte popolare e l’esigenza, dopo il congresso di Genova dell’estate del 1948, che aveva assegnato alla componente di Pertini e Lombardi la maggioranza, di fornire alla leadership di Pietro Nenni un’occasione per esprimere le sue posizioni soprattutto sui temi di politica internazionale. Dopo il congresso di Firenze del 1949, in cui la sinistra di Nenni-Basso e Morandi riprese le redini del partito, Mondoperaio divenne la rivista ufficiale del Psi. Il momento forse più limpido della storia della rivista socialista é costituito dagli articoli di Pietro Nenni dopo il ventesimo congresso del Pcus e a seguito poi delle rivelazioni del rapporto segreto di Kruscev sui crimini di Stalin.

Si tratta di veri e propri saggi che danno il via a un confronto interno ed esterno al Psi sui temi del rapporto tra le degenerazioni di un uomo e quella del sistema, sul rapporto tra socialismo e democrazia, sulla questione ingerenza-indipendenza di un paese socialista. Mai nella storia di un partito di sinistra si avviò un confronto di carattere culturale, ideale, e anche etico di siffatta portata. Anche sulla politica di centro-sinistra, soprattutto per merito di Riccardo Lombardi, che era a capo dell’ufficio programma del Psi, il confronto che si sviluppò negli anni precedenti la costituzione del primo governo Moro furono caratterizzati da approfondimenti, seminari, confronti tesi a elaborare un vero e proprio progetto collegato a un modello di socialismo nella democrazia. La programmazione economica, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la riforma agraria, la scuola dell’obbligo unificata, sono solo alcuni tasselli su cui si reggeva, con la riforma urbanistica e sullo sfondo le regioni, un vasto e ambizioso proposito di rendere più giusta e moderna un’Italia che aveva conosciuto il suo boom economico e il suo più alto sviluppo ma che ancora tardava a redistribuire equamente il reddito e a programmare il suo sviluppo. Questo fu un grande compito che sul piano teorico venne portato avanti dalla rivista socialista, i cui tratti essenziali vengono ricordati nel bel libro di Scirocco. Un libro che vale la pena leggere e che si trova nelle librerie al costo di 20 euro.

Mauro Del Bue

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