martedì, 16 Luglio, 2019

Montaigne, addio. Anzi, arrivederci…

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Una sfida alla politica gridata del nostro tempo

Dedico a Michel Eyquem de Montaigne (1533-1592), libero pensatore francese, questa raccolta di articoli pubblicati tra il 2013 e il 2018 dalla rivista “Mondoperaio”, fondata dal leader storico del socialismo italiano Pietro Nenni e diretta da Luigi Covatta.

Nella presente pubblicazione appare un riferimento esplicito a quel personaggio con una scheda di lettura che il direttore ha appropriatamente intitolato Rileggere Montaigne (“Mondoperaio”, n.7-8/2017); l’addio si riferisce alla nostalgia per le modalità e i contenuti della sua ricerca, sempre problematica e ricca di sapiente incredulità: in tempi di lavaggi dei cervelli e di fake news sarebbe un bell’antidoto.

In queste pagine ho provato – si parva licet componere magnis – a commentare avvenimenti, personaggi, storie del passato e del nostro tempo con il metodo di Montaigne: cercando di leggere molto, traendo – come lui – «profitto dai ragionamenti e dalle idee» dei più grandi di noi. Come è giusto che sia e come è diventato esplicito nella vita intellettuale da quando il filosofo medievale Bernardo di Chartres coniò l’espressione che ci rappresenta come ”nani sulle spalle dei giganti”, non tanto per copiare i grandi pensatori del passato remoto e prossimo ma per prenderli a modello e – ponendoci sulle loro spalle – provare a guardare più avanti e giungere a migliorare conoscenze e prospettive umane. Con l’umiltà tuttavia di accettare che solo grazie agli altri giungiamo ad una consapevolezza e forse ad una saggezza che non avremmo mai raggiunto da soli. Per poi riuscire ad ammettere – ecco il grande magistero di Montaigne – che le nostre conoscenze, i nostri punti di vista, sono sempre parziali e che «non c’è niente di peggio al mondo di coloro che credono di sapere»: di qui il consiglio di coltivare l’arte del dubbio e l’elogio che Montaigne fa di Socrate, il quale «sa di non sapere», con l’invito infine a non prenderci troppo sul serio.

Moderno scettico, convinto che non ci siano verità assolute, e quindi pronto a ravvedersi quando necessario, Montaigne ci induce benevolmente ad essere aperti alla rettifica delle nostre convinzioni. Così anche la nostalgia accennata all’inizio – con quell’addio quasi rassegnato a Montaigne – può trasformarsi in una speranza, in un arrivederci: contando di trovare anche nel nostro tempo – come proponeva Norberto Bobbio nel suo saggio Politica e cultura – il modo di riflettere dubitando, di giudicare con misura, senza abbandonarsi a soluzioni affrettate e alle verità di una parte sola, dunque con spirito critico, con volontà di dialogo, consapevoli della complessità delle cose*.

Allora arrivederci, signor de Montaigne, nostro maestro, nostro fratello.

* È questa una sfida politica senza tempo e una sfida ancor più precisa alla politica gridata del nostro tempo: ho attentamente meditato l’argomento anche in un conciso saggio intitolato programmaticamente Breviario di politica mite. Lo potete trovare su www.socialistitrentini.it

Nicola Zoller

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