martedì, 11 Agosto, 2020

Montenegro sempre più laico grazie a Dukanovic

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Non c’è solo la questione del possibile passaggio allo Stato di molte proprietà della Chiesa ortodossa, che ha suscitato negli ultimi tempi notevoli proteste in Montenegro. Ora, dopo il voto di giovedì 2 luglio con cui il Parlamento ha approvato la legge sulle unioni civili, un altro solco si inserisce nei rapporti tutt’altro che idilliaci tra Milo Dukanovic e le gerarchie ecclesiastiche. La legge è stata votata da 42 parlamentari sugli 81 componenti l’Assemblea legislativa (in Montenegro vi è un sistema unicamerale) e entrerà in vigore fra un anno. La Repubblica di Podgorica è il primo Paese europeo al di fuori dell’Unione a introdurre la normativa sulle unioni tra persone dello stesso sesso. La legge che non prevede la possibilità di adozione doveva essere varata già l’anno scorso ma ha subito dei ritardi provocati dai tentativi di affossarla da parte della chiesa ortodossa e dei partiti di opposizione che la hanno considerata un attacco alla famiglia tradizionale. Ma il leader incontrastato della Repubblica balcanica, Milo Dukanovic, attualmente Presidente dopo essere stato a lungo Premier, è andato avanti per dotare il suo Paese di uno strumento che lo avvicina ulteriormente al diritto europeo. L’inossidabile incontrastato “monarca” del Montenegro passato indenne dal comunismo alla socialdemocrazia ed oggi europeista convinto continua a governare cercando di modernizzare il Paese. Ha aperto la strada per la privatizzazione di molte realtà produttive esponendosi alle critiche delle opposizioni di voler svendere i patrimoni naturali e le risorse energetiche, cementificando la bellissima costa permettendo la costruzione incontrollata di edifici e alberghi. Budva, una delle perle turistiche, è diventata invivibile d’estate per l’eccessivo affollamento, ed è stata oggetto di svariate inchieste della magistratura che hanno portato alla luce numerosi episodi di corruzione da parte di suoi amministratori con il coinvolgimento anche di esponenti del Governo. Rimane un’isola felice Kotor (Cattaro) in gran parte salvata dalla speculazione edilizia, un gioiello con molti ricordi anche urbanistici della nostra Repubblica marinara di Venezia, dove opera una piccola ma operosa Comunità italiana guiderà a lungo da Paolo Perugini e ora presieduta da Sasha Dender che proprio nei giorni scorsi ha svolto la sua assemblea annuale, online (presente anche l’Ambasciatore d’Italia Luca Zelioli) causa il contagio da coronavirus. Ma il coronavirus non ha sospeso le manifestazioni di dissenso per la legge sui beni ecclesiastici che sono riprese a Podgorica e in altre città. Se Milo Dukanovic, che ha portato tra l’altro il Montenegro ad aderire alla Nato e a riconoscere il Kosovo, riuscirà a venire fuori anche da questo problema avrà posto un ulteriore tassello alla sua lunga parabola politica.

Alessandro Perelli

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