martedì, 29 Settembre, 2020

Monti si scopre riformatore, ma fuori tempo massimo

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Anno nuovo, nuovo Monti. Ma diffidate dalle apparenze, o peggio dalle imitazioni vista la deriva berlusconiana delle sue ultime battute. Ci ha messo pochissimo il premier uscente a svestirsi degli abiti, sempre sobri, del tecnico per indossare quelli del politico in piena campagna elettorale. Di quelli però che abbiamo già visto promettere tante e belle “cose” e poi, puntualmente disattendere promesse e aspettative. Intervistato da Radio Anch’io su Radio1, Monti ricorda la necessità di ridurre il carico fiscale sul lavoro, ridurre la spesa pubblica, migliorare il sistema sanitario e rendere più equo il sistema fiscale. Bene, anzi benissimo. Peccato che se ne ricordi fuori tempo massimo. Con l’anno nuovo i cittadini saranno ulteriormente tartassati dal fisco, dovranno fare i conti con tre tasse al debutto: Ivia, Tobin Tax e Tares. E come se non bastasse la pressione fiscale, in base alle ultime previsioni del governo, salirà dal 44,7% dell’anno appena concluso al livello record del 45,3%.

BASTA CON LA DEMAGOGIA – Come ha ricordato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: “L’Italia non ha bisogno di favole, di false promesse, né tanto meno di demagogia e di antipolitica. Promettere riduzioni sostanziose del carico fiscale, fare di tutta un’erba un fascio, affermando, proprio in questo momento di difficoltà, in cui c’è chi sta peggio di altri, che destra e sinistra sono concetti superati, o addirittura accusare i partiti di arroccarsi nei loro privilegi ci sembra sbagliato e fuorviante”. Promesse ancora meno credibili se ricordiamo che vengono da chi, come ha ricordato il segretario del Psi Nencini: “Per sua stessa ammissione ha tradito gli impegni che aveva assunto nei confronti degli italiani, del Parlamento e del Capo dello Stato. Proprio lui che aveva dichiarato di voler servire l’Italia in questa fase di passaggio. E’ chiaro che abbia cambiato idea”.

I PARTITI NON SONO TUTTI UGUALI – Poi Monti dà per superate tutte quelle posizioni che si dividono tra destra e sinistra, accreditandosi implicitamente come il futuro. Ogni decisione, inevitabilmente, è il frutto di una linea politica ispiratrice fatta di valori nei quali credere e principi dai quali non si può prescindere. E’ fatta di passione e confronto all’interno dei partiti, ma soprattutto all’esterno con i cittadini. I partiti hanno simboli, colore e storia nei quali riconoscersi. Bisogna evitare una campagna elettorale che cavalchi toni e argomenti triti e ritriti, populisti, da politicanti alla riscossa. Insomma una campagna elettorale nuova, che intercetti le reali priorità del Paese, che ascolti le istanze dei cittadini, che ci metta la testa e non solo la faccia, o peggio la pancia.

Lucio Filipponio

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