mercoledì, 18 Settembre, 2019

Morsi. Fidu, regime di Sisi è il più feroce nell’era post coloniale

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Mohamed Morsi, l’ex presidente egiziano, è morto in un’aula di tribunale, pochi istanti dopo essersi difeso per l’ennesima volta davanti a un giudice che lo accusava di spionaggio. Era accusato, anche per l’evasione e per l’incitamento alla rivolta, oltre che di spionaggio a favore di Iran, Qatar e dei gruppi armati di Hamas e Hezbollah. Ma resta una storia che ha poco di chiaro, tanto che la Fidu, Federazione italiana Diritti umani, è intervenuta al riguardo.
“Poco più di un anno fa, nel marzo 2018, veniva pubblicato il rapporto di un gruppo trasversale di deputati britannici sulle condizioni di detenzione di Mohamed Morsi, primo presidente egiziano democraticamente eletto”, si legge in un comunicato della Fidu che precisa: “Il rapporto faceva stato di condizioni detentive lontane dagli standard internazionali, di cure mediche inadeguate e insufficienti rispetto alle condizioni del detenuto, affetto, tra l’altro, da diabete e con problemi di malfunzionamento di fegato e reni. Le conclusioni facevano riferimento al rischio che la salute di Morsi subisse «un repentino peggioramento che avrebbe condotto a una morte prematura». Oggi, a profezia avverata e a meno di 24 ore dal decesso, Abdel Fattah al-Sisi si affretta a dare sepoltura a Mohamed Morsi, come in un tentativo di voltare pagina rapidamente e seppellire, assieme al deposto presidente, i crimini di cui il regime si è reso responsabile dopo il golpe del 2013. Da anni i pochi attivisti rimasti liberi riferiscono di sparizioni forzate. Il fenomeno non è nuovo in Egitto, ma in passato, durante gli anni della presidenza Nasser, le sparizioni forzate facevano parte della strategia di annientamento del movimento islamista. Oggi a farne le spese sono anche gli attivisti laici, i giornalisti, i foto reporters, e in generale tutti i non allineati al regime che documentano le condizioni di degrado senza precedenti dello Stato di diritto in Egitto”. Inoltre la Federazione di via Boezio fa sapere: “Le priorità europee e internazionali riguardano la stabilità regionale, quelle dei singoli Stati servono anche gli interessi economici nazionali, entrambe le esigenze stanno portando la comunità degli Stati a ripetere gli stessi errori del passato: sostenere l’uomo forte a qualunque prezzo, anche a scapito dei più basilari diritti umani. Abdel Fattah al-Sisi ha oltrepassato diverse linee rosse che persino Hosni Mubarak non si sarebbe mai sognato di superare”, e infine conclude: “La domanda che la comunità internazionale deve porsi oggi è se davvero vuole essere complice, per qualche commessa in più, del più feroce regime della storia post-coloniale egiziana, creando così le condizioni per ulteriori massacri e maggiore instabilità”.

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