mercoledì, 20 Novembre, 2019

Mosca-Kiev, verso la ripresa delle trattative

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Lo scambio di prigionieri avvenuto pochi giorni fa tra la Russia e Kiev non può essere considerato una mera formalità di guerra né una prassi scontata tra eserciti contrapposti ma è invece un chiaro segna le di un nuovo clima politico forse per la prima volta dopo il referendum e la proclamazione dell’indipendenza avvenuta nel 1991 e le successive turbolente relazioni tra la Potenza russa e la nuova Repubblica sostenuta dagli Usa e dall’Europa culminate con l’annessione della Crimea da parte di Putin. E stato il primo atto di questo genere dopo anni di continue e spesso propagandistiche tensioni e questo ha già un importante significato. Ma se si considera il nome dei 35 prigionieri scambiati si nota la presenza di uomini importanti e significativi da entrambe le parti. Kiev ha ottenuto il rilascio del regista Sentsov, condannato a vent’anni di carcere per attività terroristica e dei 24 marinai catturati per aver violato lo spazio navale russo in Crimea.

Da parte sua Mosca ha ottenuto la liberazione, tra gli altri, di Volodymyr Tsemach, separatista filorusso accusato di aver provocato l’abbattimento di un aereo e la morte di più di duecento persone. Ma è il contesto politico durante il quale è avvenuto lo scambio che offre ulteriori occasioni di riflessione. Non è certamente un caso che da poco si siano svolte le elezioni presidenziali in Ucraina con la netta vittoria dopo il ballottaggio di Volodymyr Zelenski, il comico entrato in politica che, aldilà del fatto di cavalcare la protesta popolare contro la corruzione si è fatto portavoce anche dell’insoddisfazione della gente per il protrarsi di una guerra civile che ha causato troppe vittime e il mancato decollo economico. Di qui un’apertura per il dialogo con la Russia che Putin, non certo soddisfatto per il recente risultato elettorale delle amministrative ha subito colto lanciando un messaggio anche all’Unione europea. Messaggio che è stato apprezzato dallo stesso Trump che ha salutato positivamente lo scambio di prigionieri. L’apertura di questo nuovo clima politico naturalmente non può risolvere di colpo i numerosi problemi sul tappeto come la guerra in atto nella provincia del Donbass dove nelle aree di Donesk e di Lugansk più massiccia è la richiesta di indipendenza filo russa, ma costituisce il primo serio tentativo, appoggiato anche a livello internazionale, di riprendere la strada della trattativa politica.

Alessandro Perelli

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