domenica, 15 Settembre, 2019

ULTIMI PER CRESCITA

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Ultimi in Europa. Ultimi in tutti i sensi: per crescita, investimenti ed occupazione. Anche dopo la Grecia, da poco uscita dal piano lacrime a sangue imposto dalla Troika. Dopo un anno di governo a guida giallo-verde, l’economia italiana vede un ulteriore peggioramento nelle stime di crescita. Un declino lento ogni volta registrato e verbalizzato nei continui tagli alle stime di crescita. La Commissione europea ha infatti decurtato ancora la stima della crescita economica del nostro Paese riducendola allo 0,1%. Una crescita impercettibile, un filo sopra lo zero e in calo rispetto allo 0,2% registrato a febbraio.

L’Italia insomma si conferma la maglia nera dell’Eurozona e dell’intera Ue con un differenziale ampio sia rispetto all’area euro, che in media nel 2019 è attesa in crescita dell’1,2% (dall’1,9% del 2018), sia rispetto al penultimo Paese della moneta unica, la Germania – con la quale il Nord Italia ha stretti legami – che è attesa a +0,5%. Il Pil dell’Ue, sia a 27 che a 28, è stimato al +1,4% quest’anno. Un valore medio che per noi rappresenta una irraggiungibile chimera. Il sogno dell’anno meraviglioso di infrange sugli scogli del realismo dei numeri svelati oggi dalla Commissione.

Resta irraggiungibile anche la Grecia, che dopo essere cresciuta dell’1,9% nel 2018 (contro lo 0,9% italiano), quest’anno è attesa al +2,2% (Atene è reduce però da un crollo del Pil maggiore di quello italiano e le due economie non sono paragonabili). Tra i grandi Paesi dell’area euro, l’Italia resta lontanissima dalla Spagna, che nel 2019 dovrebbe crescere del 2,1%, e anche dalla Francia (+1,3). Fuori dall’unione monetaria il Regno Unito – ancora alle prese con la Brexit e le relative incertezze, che pesano sugli investimenti – è atteso in crescita dell’1,3%, dopo l’1,4% del 2018.

L’Italia, secondo le stime della Commissione, dovrebbe tornare a crescere dello 0,7% nel 2020, anno che avrà due giorni lavorativi in più, quando l’area euro è data al +1,5%, ossia più del doppio, come la stessa Germania. Per l’esecutivo Ue, nel nostro Paese “visti i segnali positivi che giungono dagli indicatori a breve termine, l’attività economica è destinata a riprendersi all’inizio del 2019, ma la fiducia dei consumatori e delle imprese, ancora debole, suggerisce che la crescita della produzione guadagnerà spinta solo più avanti nel corso dell’anno”. Lo scenario previsionale è calcolato a politiche costanti: non tiene cioè conto degli “effetti dell’aumento delle imposte indirette previsto per il 2020”.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, nella conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche di primavera ha tracciato lo scenario previsto per l’Italia. E non è un bello scenario: “In Italia la crescita economica debole farà salire il deficit di Bilancio”. Quest’anno, secondo le previsioni della Commissione, il deficit-Pil dovrebbe salire al 2,5 per cento, dal 2,1 per cento del 2018, e nel 2020 toccherà il 3,5 per cento. Mentre il debito schizza a 133,7% quest’anno e 135,2% il prossimo. La crescita italiana dunque è “molto contenuta” e ha “incidenza su conti. Ma non è oggi che parleremo del rispetto” del Patto di stabilità, ha poi detto Moscovici. “Bisognerà tornarci su, ma la Commissione valuterà la conformità col Patto nel pacchetto di primavera pubblicato a giugno, e terremo conto anche dei risultati 2018 così come il programma di riforme presentato il mese scorso”. Bruxelles ha “avviato colloqui con il governo, e in particolare con il ministro dell’economia, perché è importante, prima di avere una valutazione, avere una visione comune”.

Per la Commissione Ue l’Italia potrebbe essere costretta a realizzare una manovra da circa 30 miliardi con la legge di bilancio per il 2020. Sulla base delle regole del Patto di Stabilità e Crescita, il prossimo anno l’Italia dovrebbe realizzare ridurre il deficit strutturale – il deficit al netto del ciclo e delle una tantum – di almeno lo 0,6% di Pil, mentre le previsioni della Commissione indicano un peggioramento del 1,2% di Pil. Lo scostamento per il 2020 sarebbe dunque del 1,8% di Pil, pari a circa 30 miliardi di euro. Le previsioni della Commissione non includono l’aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia per il 2020, perché il governo ha già annunciato la sua intenzione di cancellarle.  Disoccupazione Europa ai minimi e debito in calo. Inflazione debole Disoccupazione e debito pubblico continuano a calare nell’eurozona e nell’Ue nonostante il rallentamento della crescita. Il tasso scenderà nei 19 al 7,7% nel 2019 e al 7,3% nel 2020, ossia un livello inferiore a quello pre-crisi, mentre nell’Ue a 6,5% e poi 6,2%, dove già oggi è ai minimi storici. Così le previsioni economiche di primavera della Commissione Ue. Anche il debito pubblico continua la sua discesa nel complesso di eurozona e Ue, rispettivamente a 85,8% e 80,2% nel 2019. Previsioni che si riflettono subito sullo spread tra Btp e Bund che sale sopra i 260 punti base con un rendimento del titolo a 10 anni del Tesoro è al 2,59%.

 

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