sabato, 5 Dicembre, 2020

Mother Fortress, testimonianza storica sul dramma della guerra in Siria

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MOTHER FORTRESS
Recensione

Mother Fortress, il documentario di Maria Luisa Forenza girato in Siria, giunge alla selezione ‘Nastri d’Argento’ 2020 nella sezione ‘Cinema del Reale’.
Il film non è solo di straordinaria importanza per la testimonianza storica sul dramma della guerra in Siria che ha colpito il popolo siriano ininterrottamente dal 2011.
La guerra improvvisa che sta devastando la Siria ha indotto Madre Agnes e la comunità internazionale di monache e monaci Carmelitani a dedicarsi unicamente ai rifugiati siriani e alla popolazione bisognosa di aiuti umanitari.
Il documentario racconta la rocambolesca vita di religiosi disposti a mettere a rischio la propria vita pur di salvare la dignità e la sopravvivenza di esseri umani innocenti travolti dall’immane tragedia. Dal Monastero di Qarah, a nord di Damasco, la Madre Superiora Agnes si inoltra nei territori di Aleppo e Deir Ez Zor insidiati dal pericolo di ISIS nonostante le ufficiali liberazioni avvenute. La guerra devasta la Siria ma non spegne lo spirito dei monaci e monache carmelitane, pronte a mettere a rischio la propria vita per i rifugiati.
Maria Luisa Forenza, regista del film “Mother Fortress”, ha realizzato il documentario per puro caso. Si trovava a San Francisco per motivi di lavoro quando nel novembre del 2013 ha incontrato la madre superiora. In quel periodo Madre Agnes non poteva rientrare al monastero perché i terroristi lo stavano attaccando. I monaci e le monache dovevano rifugiarsi nei cunicoli. La madre superiora fu invitata a San Francisco da un’associazione pacifista e partecipò ad una serie di conferenze nelle quali raccontava la guerra in Siria. Durante questi incontri nel 2014 annunciò con tanto di mappe e foto che stava per nascere lo Stato Islamico. Questo incontro ha fatto scattare in Maria Luisa Forenza l’idea del documentario. A San Francisco il cinema indipendente va per la maggiore. Un filmaker deve saper fare tutto. Forte di questa consapevolezza, Maria Luisa compra le attrezzature necessarie per iniziare questa avventura, essendosi già occupata in precedenza di temi sociali. Grazie a madre Agnes, conosce i monaci del monastero, una comunità internazionale, dove alcuni sono laureati in ‘media’ e giornalismo. L’interesse suscitato dal punto di vista umanitario, è stato fondamentale per accettare il loro invito in Siria.
Produrre da soli un film, specie in una zona di guerra, non è facile, maggiormente in Siria dove c’è una situazione molto complicata, dove è stato fatto uso anche di armi chimiche.
Il film è stato autoprodotto e solo ad opera ultimata, la Rai ha manifestato un suo interesse.
La regista va nelle zone del conflitto non per fare un’inchiesta giornalistica, ma per raccogliere testimonianze in una chiave narrativa in cui fa parlare l’estetica. Nel documentario sono le persone incontrate che parlano. Il filmato ha il vantaggio di riuscire a catturare le sfumature del volto che accompagnano le parole.
Maria Luisa Forenza, anche in passato si è occupata di documentari di guerra, ma la situazione siriana è sicuramente la più difficile. In Siria si è visto di tutto e non solo la presenza dell’Isis. Una guerra che ha visto cambiare gli equilibri, nella quale ci sono diversi soggetti in gioco.
Per la realizzazione del documentario, il monastero è stato di fondamentale importanza per il supporto logistico. Nel monastero molti sono abbastanza giovani. Hanno lasciato i loro paesi spinti dalla vocazione. Uno di questi, proveniente dal Colorado, laureato a Princeton, compare nel film. Come molti, anche Lui, dopo un viaggio, rimase colpito da questo luogo. Durante il viaggio incontra un altro ragazzo, belga, laureato in media e giornalismo e lo coinvolge nell’avventura. In Siria si sente forte anche la presenza del Cristianesimo. La regista, affascinata da questa realtà a sfondo umanitario ha fatto una scelta inusuale: non racconta la guerra ma l’identità cristiana. La comunità del monastero è un documento vivente, di forza, di serenità, di compartecipazione.
La Madre Carmelitana Agnes, assieme a monaci e monache di diversi continenti (Libano, Portogallo, Francia, Belgio, Cile, Venezuela, Colorado-USA), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo Monastero, situato ai piedi di montagne al confine con il Libano dove Al-Qaeda e ISIS insidiosamente si nascondono. Nonostante sia esso stesso bersaglio di attacchi terroristici, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di questa guerra fratricida che da dieci anni ha prodotto caos e devastazione dal nord al sud della Siria. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini dell’ISIS, Madre Agnes persegue la missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani impossibilitati ad espatriare.
Girato fra Siria, Svizzera e Italia, il film-documentario non racconta la guerra, bensì esplora la condizione umana in tempo di guerra. È un viaggio materiale e spirituale, una storia d’amore la cui destinazione finale sarà Roma.
Mother Fortress di Maria Luisa Forenza è stato presentato al pubblico già nel 2019 dopo cinque anni di lavoro. La durata è di 78 minuti con sottotitoli.
Il 24 agosto 2019 il documentario è arrivato al quarantesimo Meeting internazionale di Rimini.
L’esperienza, vissuta in prima linea dall’autrice e regista, è tesa a testimoniare non gli aspetti più drammatici del conflitto, quanto gli effetti da esso provocati all’interno di una comunità in cui le differenze religiose lasciano il posto all’aiuto umanitario mosso da uno spirito di condivisione e sorriso anche in situazioni estreme.
Dopo una carriera sviluppata attraverso documentari di stampo sociale e storico, girati in Italia e all’estero, Maria Luisa Forenza ha scelto di seguire una forma narrativa realistico-simbolica nella costruzione di un’opera che, tra testimonianze ed immagini sul campo, lascia spazio a riflessioni sul senso dell’esistenza.
La ‘Primavera Araba’ scoppiata nel 2011 ha suscitato in Maria Luisa, quando si trovava in Australia, una curiosità intellettuale ed interesse per la cronaca, senza cercare ricostruzioni e analisi sulla situazione storico-politica mediorientale. L’unica necessità interiore, per Maria Luisa Forenza, è quella di raccontare la resistenza umana alla guerra, la vitalità del popolo siriano, e l’identità Cristiana, che lì si è trovata a dare sostegno alla popolazione nell’ambito di una forte situazione di rischio. Chi vede il film comprende che dal filmato c’è qualcosa che guarda al futuro degli esseri umani.
Maria Luisa Forenza ritorna in Siria altre volte fra il 2015 e il 2017 per seguire un convoglio umanitario che si inoltra fino all’Eufrate per portare assistenza ai siriani sfollati colpiti dal terrorismo.
La critica ha definito il film-documentario “un’operazione dallo spessore antonioniano, una riflessione sul male e sul bene intesi in senso metafisico”. Oppure “un road movie nella luce mediterranea”. Tutto il filmato è stato curato con un’estrema attenzione all’immagine, nella ricerca di un’iconografia pittorica mistica, della sacralità in un’atmosfera infernale, oltre ad una personale concezione del tempo.
Particolare attenzione è data, infatti, al suono e agli effetti sonori registrati sul campo all’interno del monastero e all’esterno con i canti del muezzin utilizzati come colonna musicale del film. I canti cristiani in arabo e francese (le principali lingue siriane, utilizzate anche nel monastero assieme a spagnolo, portoghese, inglese, latino) sono una ‘soundtrack’ che scandisce la quotidiana ciclicità di meditazioni, preghiere, liturgie di monaci e monache. I giorni e le notti del monastero sono scandite da preghiere cristiane e musulmane, come un canto e controcanto che Maria Luisa Forenza ha documentato in tutto il film.
Testimone di un attacco dell’Isis, ha filmato il silenzio della paura vissuta nei momenti tragici dalle persone che restano attonite.
Attraverso il racconto, attraverso la parola-immagine, Mother Fortress è un fulgido esempio di come un film sulla condizione umana presente possa diventare documento storico di esemplare umanità nella speranza di poter costruire un futuro migliore.
Per il film Mother Fortress, presentato al Cinema Farnese a Roma il 18 febbraio 2020, la critica ha scritto: “Il film è un elogio della Vita e dell’Essere Umano, che può diventare fonte di vita per l’altro”. Ma anche: “..Il film-documentario esplora la condizione umana in tempo di guerra: come per la ricerca di un Sacro Graal il viaggio diventa un’esperienza materiale e spirituale…”. Inoltre: “Mother Fortress racconta di un’esperienza, vissuta in prima linea dall’autrice-regista (e produttrice) tesa a testimoniare non gli aspetti più drammatici del conflitto, quanto gli effetti da esso provocati all’interno di una comunità in cui le differenze religiose lasciano il posto all’aiuto umanitario mosso da uno spirito di condivisione e sorriso anche in situazioni estreme”.
Maria Luisa Forenza è Laureata in Lingue e letterature straniere. Ha conseguito il diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma con Duetto tratto dai “Racconti romani” di A.Moravia, e interpretato da Giulio Brogi. Assistente per Dino Risi, Francesco Maselli, Giancarlo Sepe, dopo un’esperienza di regia a Belgrado con Dusan Makavejev, si è dedicata prevalentemente a documentari dal forte taglio storico-sociale, girati in Italia e all’estero, con produzione e distribuzione RAI, RAI-TRADE, ELECTRIC-SKY, HISTORY CHANNEL, NETFLIX. Fra questi: Guatemala Nunca Mas (con Rigoberta Menchù), Mussolini: l’ultima verità (con Peter Tompkins), e Albino Pierro: inchiesta su un poeta (con Albino Pierro), da cui nasce uno spettacolo teatrale multilingue con l’attrice svedese Agneta Eckmanner, in scena a Roma e Stoccolma. Concependo la regia come appassionante lavoro di ricerca, continua ad esplorare frontiere multidisciplinari che si inverano nel racconto nato sul campo dall’incontro umano. Ideato a San Francisco, il film Mother Fortress è il risultato di questo sforzo conoscitivo ed espressivo. Dopo una carriera sviluppata attraverso documentari di stampo sociale e storico, girati in Italia e all’estero, Maria Luisa Forenza ha scelto di seguire una forma sperimentale di narrativa realistico-simbolica, pur se condizionata nelle riprese da un regime di emergenza di guerra. Nell’osservazione della realtà intesa come ‘res-documento’ tenta di andare verso un ‘oltre’, ispirandosi anche a “L’acinema” di J.F. Lyotard. La regista costruisce un’opera “per immagini e suoni” che lascia spazio a riflessioni sul senso dell’esistenza.
Il film Mother Fortress è il risultato di un grande sforzo conoscitivo e cognitivo ed è sicuramente meritevole di premi e riconoscimenti. Già premiato con la ‘Menzione Speciale della Giuria’ al Tertio Millennio Film Fest, attualmente è in concorso per il ‘Festival del Cinema di Spello’ e ‘Los Angeles Film Festival’. Come ‘Cinema del reale’ è nella selezione Nastri d’Argento 2020 la cui premiazione avverrà il giorno 6 luglio 2020 al Maxi di Roma e sarà trasmessa dalla Rai in prima serata.

Salvatore Rondello

 

Scheda del film MOTHER FORTRESS (Italia, 2019)
soggetto e regia: Maria Luisa Forenza; fotografia e suono: Maria Luisa Forenza, Giulio Pietromarchi; montaggio: Annalisa Forgione, Maria Luisa Forenza; montaggio suono ed effetti sonori: Marco Furlani; sound mix: Marcos Molina; color grading: Vincenzo Marinese; produzione: Damascena Film in collaborazione con Rai Cinema, MAECI-DGPSP, Roma Lazio Film Commission; durata: 78′;  lingue originali: Inglese, Francese, Arabo, Spagnolo.

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