martedì, 7 Aprile, 2020

PRESSIONE CAPITALE

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Un passo indietro dell’assessore all’Ambiente, Paola Muraro e del neo assessore al Bilancio Raffaele De Dominicis, al centro delle polemiche per le indicazioni che sarebbero venute sul suo nome dallo Studio legale San Marco. Questa la richiesta dal direttorio del Movimento 5 Stelle riunito per oltre 10 ore di ‘conclave’ sul caso Roma in contatto con Beppe Grillo. Alla riunione Roberto Fico, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Paola Taverna e Stefano Vignaroli con un passaggio anche del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Si sarebbe valutato anche di chiedere alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, una ‘marcia indietro’ sui fedelissimi Raffaele Marra e Salvatore Romeo.

Insomma è sempre più complicata la situazione nel M5 Stelle dopo la tegola delle indagini su Paola Muraro delle quali erano a conoscenza sia l’assessore che la sindaca stessa. La Muraro ha consegnato alla commissione Ecomafie un dossier sterminato di mille pagine e il suo avvocato ha fatto sapere che vuole essere sentita dai pm. Si tratta di materiale che presto sarà all’attenzione anche dei pm della Procura di Roma che indagano sullo smaltimento dei rifiuti nella Capitale.

Il sindaco di Roma Virginia Raggi ha in programma incontri con gli assessori e ha già in corso contatti con i vertici pentastellati. Si dovrebbe inoltre tenere una riunione del direttorio per fare il punto su una situazione sempre più incandescente. E da quella riunione dovrebbe partire la richiesta di dimissioni per all’assessore Muraro. Intanto, Vignaroli, Taverna e Ruocco hanno tenuto un incontro negli uffici del gruppo alla Camera con Roberto Fico. Dentro il Movimento c’è la consapevolezza che “qualche ingenuità è stata commessa” e che se ne può uscire a patto che, spiega più di uno, “si ritrovi lo spirito 5 Stelle”. La base è in rivolta. L’imbarazzo palpabile; tanto che Luigi Di Maio ha annullato la sua partecipazione al programma “Politics” su Rai Tre.

Duro il commento di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che si autodefinisce “sospeso dal movimento e da mesi ormai in attesa di verdetto”. “Il Direttorio – ha detto Pizzarotti – dovrebbe rassegnare in blocco le proprie dimissioni per non aver saputo gestire il Movimento 5 Stelle”. “Nei due anni in cui il Direttorio gestisce il M5s – continua – sono stati scaricati due sindaci, di Gela e di Quarto, un terzo è stato sospeso oltre 100 giorni fa senza che esistesse una regola per farlo, ora vi è il caos a Roma, con un rimpallo di accuse tra chi dice di aver avvisato il Direttorio e chi invece sostiene di non sapere nulla dell’indagine in corso nei confronti dell’assessore Muraro. Tutto questo è stato causato da una grave mancanza di regole chiare a tutti. Da due anni chiedo una maggiore organizzazione e regole certe, condivise da tutti gli eletti portavoce attraverso un incontro pubblico, un meetup nazionale”. “Invece – aggiunge – si legge sempre più spesso di incontri a porte chiuse e decisioni prese dall’alto. Ho sempre sostenuto che le correnti interne, che esistono anche nel movimento, o vengono palesate oppure si rischia di rimanerne schiacciati. Alla luce di tutto questo, l’Italia non si governa con due clic in rete e con decisioni calate dall’alto e a porte chiuse. Serve incontrarsi, parlarsi, organizzarsi, anche litigare e discutere. Ma serve farlo a livello nazionale e con la partecipazione di tutti”.


Un quadro desolante. Ma il danno più grande lo subiscono Roma e i suoi cittadini

di Loreto Del Cimmuto

Chiunque, intellettualmente onesto, sa che non si può chiedere alla Raggi di risolvere in due mesi i mali cronici di Roma. Ma, come dice il saggio “anche il più lungo cammino comincia dal primo passo”. Ora, è evidente che le vicende che stanno lacerando la giunta non dipendono dal lascito ereditario o dalle responsabilità di chi li ha preceduti. Dipendono esclusivamente dalla Sindaca, dal raggio magico, dai conflitti con il Direttorio e dalla manifesta incapacità di indirizzare da qualche parte proprio il primo passo, finendo così per inciampare malamente.

Dalla vicenda Muraro con i suoi conflitti d’interesse fino al balletto sui compensi dello staff e alle ultime clamorose dimissioni della Ranieri e di Minnenna, passando per i conflitti con il management delle aziende pubbliche locali, con relative dimissioni, il quadro che emerge è davvero desolante. Si potrebbero aggiungere tanti altri episodi (come quello oscuro delle torri dell’ EUR) oltre a quello più clamoroso delle Olimpiadi, ma il danno più grande è quello che subiscono Roma e i suoi cittadini, di cui i 5 stelle si fanno arbitrari interpreti, salvo poi posporne gli interessi rispetto alla prioritaria soluzione del loro interno conflitto di potere.

Apprendiamo così che la metro A non è sicura e che nessuno fa niente per metterla in sicurezza. La deriva è evidente. Così come è evidente che se ti rifai all’ antipolitica poi rinunci proprio a fare politica, quella vera, a darti un progetto, una visione, un programma che non sia fatto solo di facili slogan e moralismo da “bar dello sport”. Quindi ripieghi sul tran tran quotidiano, dove a farla da padrone sono le norme, i cavilli, i burocrati con i relativi pareri, la paura di sbagliare e l’immobilismo. Non c’è l’ amministrazione al servizio della politica, che la sostiene dando legittimità agli atti e attuandone lealmente gli indirizzi. C’è il pantano, il rancore e lo spirito vendicativo di chi si sente investito di una missione ultraterrena. Esattamente il contrario di ciò di cui ha bisogno Roma, di un ritrovato spirito di coesione e senso di comunità.

Il Pd e il centrosinistra non devono fare l’errore di pensare che i loro problemi siano risolti. Non devono pensare di poter lucrare sui guai dei Cinque Stelle. La frattura tra il Pd e gli elettori romani non è affatto ricomposta e questi avvenimenti non stanno minando il consenso dei pentastellati. C’è ancora molto da fare per ricostruire la credibilità e in questo senso i socialisti, a cominciare dall’esperienza di “Una Rosa per Roma” possono giocare un ruolo importante.

Loreto Del Cimmuto

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