domenica, 12 Luglio, 2020

Musacchio: la riforma della giustizia non è più prorogabile

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Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.blank

 

Il giurista afferma: Per ridare fiducia alla magistratura non si può più attendere. Sulla giustizia sono in gioco i principi cardine dello Stato democratico e della Costituzione Repubblicana.
Aumentano di giorno in giorno gli attacchi sulla giustizia, con il Csm oggetto di scontri continui, secondo lei si può andare avanti così?

 

Sentire il prof. Franco Coppi, che è un insigne penalista e uno dei miei maestri di diritto penale, affermare che avrebbe paura di farsi giudicare da questa magistratura deve far riflettere. Abbiamo scoperto che la pratica delle “raccomandazioni” esiste anche in alcuni ambiti della magistratura. Mentre nelle altre categorie professionali è tollerata e tollerabile, in questo contesto è inaccettabile perché da un giudice ci si aspetta correttezza, autonomia e indipendenza. È questa la giustizia che i cittadini vogliono. Va precisato, ovviamente, che esistono tantissimi magistrati perbene, fuori da ogni logica correntizia che non distribuiscono favori e, consci del proprio ruolo, non ne fanno e non farebbero mai un uso improprio.

 

Ma allora questo Csm va riformato o no?
Il problema della giustizia resta e resterà sempre un problema di persone e poiché gli umani sbagliano alla giustizia si dovrebbe chiedere perlomeno di commettere errori il meno possibile. A mio parere il problema Palamara è solo uno dei tanti problemi. In realtà esiste un problema della giustizia italiana e non da ora. Mi sono convinto proprio dopo la riforma proposta dal ministro Bonafede che sia necessario il sorteggio dei membri togati del Csm. Una prima fase di selezione legata al merito e alla professionalità e poi una seconda fase solo di sorteggio.

 

Secondo lei occorrono altri interventi?
Certamente si. Io sono per la discrezionalità dell’azione penale, per la separazione delle carriere, per l’inibizione totale di passaggio dalla magistratura alla politica. Credo siano riforme necessarie pena il venir meno della credibilità nei confronti dei cittadini.

 

Sono problemi di oggi o esistevano già prima?
Secondo me Palamara non rivela niente di nuovo. Basta tornare ai tempi di Giovanni Falcone per capire che questi problemi già esistevano allora. Una delle soluzioni praticabili è estirpare dalla magistratura le logiche di carrierismo. Oggi ribadisco: sono per il sorteggio nella scelta dei componenti del Csm. Bisognerebbe rivedere anche il ruolo dell’Anm. La vera aberrazione è nel perché un magistrato deve iscriversi a una corrente per far carriera? Il magistrato fa carriera se è bravo, autonomo e indipendente non perché è sponsorizzato.

 

Professore secondo lei la fiducia dei cittadini verso i magistrati è minata oggi?
La magistratura deve avere un ruolo di totale indipendenza e imparzialità è questa la maggiore garanzia di fiducia da parte del cittadino. Questi requisiti per alcuni aspetti sono venuti meno per cui da una simile crisi se ne esce solo con una riforma seria del sistema elettorale del Csm e con il sorteggio.

 

Ultima domanda. Secondo lei alla fine questa riforma si farà?
Spero davvero questa volta di sbagliarmi, ma, credo che questa riforma tanto auspicata alla fine andrà a finire nel calderone delle molteplici riforme che concordemente sono definite essenziali per ridare fiducia a un Paese sostanzialmente sfiduciato da tutto. Negli ultimi decenni si sono succeduti governi di vari colori politici ma tutte le riforme della Giustizia sono rimaste nel cassetto. Questo settore probabilmente è irriformabile! Io credo inoltre che siamo di fronte a una crisi generale delle istituzioni lasciata degenerare in modo che metastatizzasse in tutti i corpi dello Stato (Università, Sanità, Amministrazioni Pubbliche periferiche e centrali, Regioni e chi più ne ha più ne metta). Ne era affetta anche parte della magistratura e oggi tutti noi lo sappiamo grazie ad un trojan.

 

Lucia De Sanctis

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