domenica, 7 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Nacho Brex: per gli azzurri i risultati arriveranno

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blankSabato 5 dicembre al Parc y Scarlets di Llanelli, ore 17.45 e diretta TV Canale 20, Galles e Italia, le due terze dei gironi, chiudono il loro nell’Autumn Nations Cup giocandosi la finale per il quinto posto.

Tutto sommato, con prospettive opposte, è la “finale” degli scontenti con la necessità di “esibire” in questi ultimi ottanta minuti.

Per chi come i gallesi, dove tante erano le attese, risulta un torneo particolarmente deludente, sconfitti in casa anche dalla Scozia, con il neo selezionatore Wayne Pivac li lì a preparare i bagagli solo dopo un anno. Sostituire Gatland, e senza la spalla di Shaun Edwards, sarebbe stato difficile per chiunque ma il problema nella “tana del Dragone” pare sia, più che un motivo tecnico-tattico, un cortocircuito caratteriale fra il Capo Allenatore e il resto della truppa. Il titubante Pivac ha necessità di esibire prove tangibili e da quelle parti sono esigenti. Vincere e convincere. Ecco, per esempio, una ridondante vittoria con gli azzurri offrirebbe l’opportunità su di un piatto d’argento. Si mormora che una vittoria inferiore a quindici punti di scarto non sarebbe ben vista nel sud-ovest del Regno Unito. Con un triangolo allargato velocissimo composto dal veterano Liam Williams e due ali come Josh Adams e Louis Rees-Zammit, quest’ultimo diciannovenne e compagno di Varney nel Gloucester, pare sia accreditato di uno stratosferico dieci e uno sui cento (con dieci secondi e un decimo sui cento metri piani si potrebbe anche entrare in finale alle Olimpiadi), North e Williams solidi centri, due molle in mediana come Hardy e Sheedy e una colonna vertebrale composta di comprovati T Rex come Faletau, Tipuric, Botham, Rowlands e il capitano Alun Wyn Jones, pronti a spolpare qualsiasi cosa passi a un metro, sono pronti a rovinare le feste natalizie al gruppo italiano.

Sul versante italiano, invece, il realistico Mr. Smith, Capo Allenatore della Nazionale azzurra, anch’egli necessita di “esibire”. In questo caso si tratta di concreta fiducia e, consapevole della situazione di “lavori in corso”, azzarda un modesto: “Vogliamo concludere nel migliore dei modi il torneo. Abbiamo una nuova opportunità di poter scendere in campo e cercare di mostrare il nostro valore. Il Galles è una squadra esperta e non ha bisogno di presentazioni. Il focus deve essere incentrato sulla nostra prestazione”. Quindi, impensierito quanto basta si aspetta, soprattutto, reazione e tenuta dalla propria squadra. Chiede semplicemente una partita ben giocata senza pressioni particolari sulla vittoria e non che non ci sia l’esigenza di vincere, anzi. Difende e ribadisce la direzione intrapresa della rigenerazione azzurra ripresentando l’ossatura della squadra sconfitta a Parigi ma con un paio di ritocchi tutt’altro che marginali. Intatto il ruvido blocco degli avanti, il diciannovenne italo-gallese Stephen Edward Lorenzo Varney non entra dalla panchina ma, sul suolo sacro di Llanelli, veste la maglia numero nove dal primo minuto con l’intenzione, nel suo Paese, di sconcertare i conterranei. Trulla spostato dall’ala a estremo lascia il posto all’iperadrenalinico esordio in azzurro di Montanna “Monty” Ioane “equiparato” da qualche giorno e utilizzato alla prima occasione. L’ala australiana, in forze a Treviso, è sicuramente quel giocatore che può dare veramente tanto, attaccando e nel difendere, dentro e fuori dal campo.
Un’altra freccia all’arco di Mr. Smith.
Un’importante valore aggiunto proveniente da altre “scuole ovali” potrebbe portarlo, in un prossimo futuro, il tallonatore del Benetton Hame Faiva per ora solo invitato ai raduni ma pronto alla convocazione ufficiale o, a breve, Juan Ignacio “Nacho” Brex. Il centro nasce a Buenos Aires il 26 maggio 1992 in una famiglia di rugbisti italo argentina con radici nella profonda provincia di Enna. Essere travolgente placcatore come veloce e forte in attacco lo traslocano dal San Cirano alla maglia dei Jaguares, la franchigia anticamera dei Pumas, e dei Pampas XV nel biennio 2013/2014. Sempre in Argentina segue tutto il percorso delle selezioni giovanili Under 19 e Under 20 ma costruisce la sua fama soprattutto nel circuito internazionale con l’Argentina Seven, 33 le presenze fra 2012 e 2014. Nel 2015 arriva in Italia gioca in Eccellenza nel Viadana ma basta poco per mettere in luce le sue qualità. Nell’estate del 2017 il grande salto approda in Pro12 con il Benetton. Da qualche giorno, dopo una lunga trafila burocratica, è ufficialmente equiparato per giocare con la maglia azzurra maggiore, tonalità già indossata nel 2019 con la nazionale italiana di Rugby7.
Rispondendo a qualche domanda “Nacho” ci chiarisce il suo concetto di rugby.

 

Innanzitutto come stai e quando ritieni di smettere di oziare?
Sto recuperando grazie. Comunque, magari stessi a oziare (ride), no no mi alleno tutti i giorni per rientrare quanto prima che vuole dire, prevediamo con lo staff, per il match contro le Zebre. Tornare prima potremmo ma rischiare non è il caso. Un problema muscolare al quadricipite sinistro di grado uno che abbiamo trattato con giudizio visto che per giocare a rugby diventa più lungo del normale.

 

Hai un pensiero su Diego Maradona … giacché lo hai anche conosciuto?
Una grande tristezza. Una perdita importante nel calcio, nello sport, nella società. Ovunque si rende omaggio il suo nome come, per esempio, hanno fatto gli All Blacks. Lui ha fatto bene e ha fatto male, la gente può ricordare la parte che vuole, personalmente ricorderò la parte buona.

 

Rimaniamo sui capitani. La Federazione Argentina ha sospeso, in via cautelativa, il capitano Matera dei Pumas, e altri due giocatori della nazionale, per “commenti discriminatori e xenofobi” pubblicati sui social tra il 2011 e il 2013. Ti sei fatto un’idea?
Non sono d’accordo, sinceramente non lo posso essere perché gestita malissimo dalla Federazione. Non mi ritrovo assolutamente in quello che hanno scritto Matera e gli altri due giocatori ma come non considerare che, allora, aveva diciotto anni e, in quel momento, poteva essere il vero pensiero come uno scherzo. Tutti evolviamo nel pensiero, cresciamo, diventiamo adulti. Con gli anni tutto cambia. Quello che pensava allora oggi non lo pensa giacché non si è nascosto, ma è uscito pubblicamente scusandosi per quelle frasi e spiegando che è stato lo scherzo di un ragazzino. Pablo è diventato il capitano della nazionale Argentina che non è poca cosa e ci sarà un perché.

 

Ma questi Pumas che si permettono di pareggiare con l’Australia e vincere contro gli All Blacks?
Incredibile! Hanno vinto e pareggiato contro due squadre fra le più forti del Mondo per due aspetti principali: uno mentale, due la grande fisicità che hanno messo in campo.

 

Certo ma il bilancio ufficiale della UAR 2019 dichiara 71.896 tesserati, la FIR oltre 80.000. Nel ranking World Rugby l’Argentina è ottava mentre l’Italia quattordicesima. Qual è la chiave?
No, guarda sono arrivato qua in Italia e ho trovato dei giocatori veramente forti e di grande qualità. Poi ci sono diversi aspetti. Immagino, per esempio, che non sia facile lavorare con una squadra che si trova solo poche volte l’anno. In Argentina, che ricordo è rugby amatoriale, il colpo di genio è stato il formare una franchigia come i Jaguares, in pratica i Pumas più qualche giocatore che si aggiungeva dall’estero. Qui nasce una conoscenza e formi un’unione come fossero fratelli. Capisco anche non sia facile prendere giocatori dalla Benetton, dalle Zebre, dall’estero o i migliori del Top 10, e andare tutti in campo e fare la stessa roba, trovando l’eccellenza. Anche ripensare agli Emergenti, sarebbe un gran passo in avanti, il modo per formare i giocatori e con test internazionale capisci chi può essere di un certo livello. Mi pare che Franco (Smith ndr) stia facendo molto bene con l’intento di trovarsi in più raduni per smussare le differenze fra i giocatori. Sono certo che con il tempo arrivino i risultati.

 

Cosa non funzione nelle franchigie? Anche voi del Benetton, con un grande coach come Crowley non riuscite a ripetere gli importanti risultati dello scorso anno.
Due franchigie stanno dando una grossa mano alla crescita del movimento per il solo fatto che ogni week end ti confronti con squadre di primo livello. Se mai ci fosse una terza franchigia sarebbe certamente un’ulteriore spinta in avanti dando a più giocatori la possibilità di una maggiore crescita e più veloce. Rispetto a noi, sinceramente non credo che qualcosa non funzioni ma penso che siamo forti, sia come squadra, sia come giocatori individualmente. Abbiamo perso sei partite di fila e nel Mondo del rugby ne stanno parlando tutti quando alcuni anni fa era una cosa più “normale”. Questo significa che abbiamo creato una identità dentro e fuori al rugby italiano. Ripeto aver perso sei partite non possono sminuire identità e qualità. Ovviamente tutte le squadre hanno momenti migliori e momenti peggiori ma sono certo che rientreremo nei nostri veri livelli e riprenderemo a vincere come gli anni scorsi.

 

Potresti ufficialmente vestire la maglia Azzurra della Nazionale Maggiore. Come ti senti?
Avere l’eleggibilità mi rende felicissimo. Lo sogno da quando sono arrivato in Italia. La maglia azzurra, il Sei Nazioni, sono cose che ho visto in televisione sin da piccolo quindi pensa se mai avrò l’opportunità di andare in nazionale, è veramente il sogno realizzato. Per questo so anche che dovrò lavorare anche più duramente perché il mio obiettivo è quello di meritarmi la nazionale.
La competizione è alta quindi non è un documento che mi può permettere di rilassarmi ma al contrario dovrò lavorare il doppio perché i centri stanno giocando bene in nazionale. Chi beneficerà sarà la nazionale perché la competizione interna farà alzare il livello di tutti. Se entrerò nel gruppo io dovrò fare meglio di loro ma, attenzione, gli altri dovranno fare meglio di me.

 

Rugby a XV e Seven, quale la diversità.
La fisicità è diversa. Nel Seven giochi una partita di due tempi da sette minuti e ogni due secondi hai un’azione da fare. Il Seven è più veloce e intenso rispetto al XV. Il Seven è uno sport bellissimo e aiuta i giocatori a migliorare i loro skills chiedendoti un passaggio molto buono, l’uno contro uno è molto importante, il gioco al piede e il modo di muoverti è interessante avendo spazi molto più grandi. A tutti i giocatori di XV servirebbe praticare il Seven aiutandoti a migliorare diversi aspetti del gioco.

 

Con la sincerità che ti contraddistingue che idea ti sei fatto dell’attuale nazionale?
Guarda, proprio sinceramente, vedo una squadra che migliora partita dopo partita. Quando hai un allenatore nuovo, non è facile perché devi conoscere e assimilare le sue idee, il piano di gioco, il suo modo di allenare, cosa chiede nelle partite. Non è mai cosa facile e non si più chiedere risultati immediati da un gruppo nuovo, con un allenatore nuovo perché non possono arrivare da un giorno all’altro. Però da quando Franco (Smith ndr) ha preso la squadra si sono potuti intravedere tanti miglioramenti. Poi ci possono esser gli sbagli individuali in campo ma come si muove la squadra fanno capire quale sistema di gioco voglia Franco. Con l’andare del tempo i risultati arriveranno perché i giovani sono il futuro e qualche “vecchio”, per modo di dire, aiuta a crescere e magari a togliere un po’ di pressione.

 

Che partita sarà quella con il Galles

I gallesi li conosciamo, sono una squadra fisica e abbastanza diretti nel senso che cercheranno di passarti sopra. L’Italia li può, però, contrastare molto bene, con questi giovani carichi di voglia e forti fisicamente. Se gli Azzurri adotteranno il suo piano di oggi esprimendosi fisicamente come ha fatto, bene, nelle ultime partite, credo che potrebbe fare un buon risultato. Questo sarà la chiave perché, oggi, oltre al gioco è la fisicità che decide il risultato della partita.

 

Giocare con o senza i cori sugli spalti è uguale? Quanto incide il pubblico?
Non è uguale, in linea di massima, anche se personalmente non trovo differenza sostanziale giocare anche senza pubblico o giocare in casa o all’estero, anche se effettivamente il tifo è motivante. In campo sei comunque quindici contro quindici e quella è l’unica verità.

 

Grintoso placcatore, forte in attacco. Come presenteresti il rugby di Nacho Brex
A me piace dire la passione. E’ la passione che mi caratterizza, mi distingue, mi fa stare in campo gli ottanta minuti di una partita.

 

La nostalgia, la tristezza sono le componenti essenziali del tango. Ti appartengono?
La tristezza non mi appartiene ma quando arriva, faccio di tutto per non trascinare gli altri e la cambio con una delle tante gioie. Penso, per esempio che sono veramente un privilegiato, che vive la vita e lo sport scelto e giocato da quando avevo quattro anni. Cosi scaccio la tristezza sostituendola con una gioia.

 

I XV IN CAMPO

blank15 Liam Williams,14 Josh Adams, 13 George North,12 Johnny Williams, 11 Louis Rees-Zammit, 10 Callum Sheedy, 9 Kieran Hardy, 8 Taulupe Faletau, 7 Justin Tipuric, 6 James Botham, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Will Rowlands, 3 Tomas Francis, 2 Sam Parry, 1 Nicky Smith. HC Wayne Pivac
A disposizione:16 Elliot Dee, 17 Wyn Jones, 18 Leon Brown, 19 Cory Hill, 20 Aaron Wainwright, 21 Gareth Davies, 22 Ioan Lloyd, 23 Jonah Holmes

 

blank15 Jacopo TRULLA, 14 Luca SPERANDIO, 13 Marco ZANON, 12 Carlo CANNA, 11 Montanna IOANE, 10 Paolo GARBISI, 9 Stephen Edward Lorenzo VARNEY, 8 Braam STEYN,
7 Johan MEYER, 6 Maxime MBANDA’, 5 Niccolò CANNONE, 4 Marco LAZZARONI, 3 Giosuè ZILOCCHI, 2 Luca BIGI (C), 1 Danilo FISCHETTI. HC Franco SMITH.
A disposizione:16 Leonardo GHIRALDINI, 17 Simone FERRARI, 18 Pietro CECCARELLI, 19 Cristian STOIAN, 20 Michele LAMARO, 21 Guglielmo PALAZZANI, 22 Tommaso ALLAN, 23 Federico MORI

Arbitro: Wayne Barnes Assistenti: Luke Pearce, Alex Ruiz TMO: Pascal Gauzere

 

blankRugbyingClass di Umberto Piccinini

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