sabato, 24 Ottobre, 2020

Nagorno Karabach, si allarga il fronte delle alleanze

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È durato poco il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno Karabach, territorio conteso tra i due Stati. La Russia, tradizionale e storica mediatrice di questo annoso conflitto, aveva preso l’iniziativa di riunire a Mosca con il proprio Ministro degli Esteri Lavrov gli omologhi, l’armeno Mnatsakanian e l’azero Bayramov. Venerdì scorso era scattata la tregua, che comprendeva anche lo scambio di prigionieri, dopo l’intensificazione degli scontri che erano iniziati alla fine di settembre.
Ma subito dopo sono iniziate le violazioni e le reciproche accuse di aver violato gli accordi per il cessate il fuoco. Baku ha accusato gli armeni di aver aperto il fuoco belle regioni d di Terter e Agdam, mentre Yerevan ha denunciato un attacco verso Karakhanbeyil. Si ha l’impressione che questa volta il ruolo di Putin non sia più sufficiente per la pacificazione in questa contesa. Al pari di quanto avvenuto in altre parti, come in Libia e Siria, nel quadro della sua politica di progressiva espansione, si è inserita la Turchia. Erdogan non ha lesinato di offrire all’Azerbaigian il suo appoggio con uomini e mezzi. Già aerei e droni turchi sono stai individuati durante gli attacchi che le forze di Baku hanno indirizzato contro l’esercito armeno. Del resto la logica neoottomana delle iniziative militari di Erdogan si riflette nella contesa tra un Armenia cristiana e un Azerbaigian musulmano. Sul piano internazionale poi si cerca di arrivare a una mediazione tra le parti riconvocando il vertice di Minsk dove erano presenti Stati Uniti. Russia e Francia. Ma è proprio la presenza di quest’ultima a infastidire l’Azerbaigian che ha già dichiarato che Macron non può essere giudicato imparziale e sopra le parti. E si pensa che dietro questo pronunciamento vi possa essere proprio Erdogan. La ripresa dopo anni del conflitto nel Nagorno Karabach è anche messa in relazione ai cambiamenti verificatisi negli ultimi tempi in Armenia a livello politico. Qui nel 2018, nel corso della cosiddetta” Rivoluzione di velluto”, in modo pacifico era stato cambiato il Presidente della Repubblica e poi Premier Serzh Sargsyan, filorusso, accusato di corruzione, che aveva guidato il Paese per dieci anni. Lo aveva sostituito Nikol Pashinyan, che aveva guidato la protesta contro di lui. Il nuovo Primo Ministro, senza mai rinnegare l’amicizia e le relazioni con Mosca aveva accentuato la scelta filo-occidentale e filo-atlantica dell’Armenia avvicinandosi particolarmente all’Unione Europea. Ecco quindi che un conflitto, che negli anni scorsi ha riguardato solo due Stati confinanti, sta assumendo dimensioni sempre più vaste e pericolose inserendosi a pieno titolo nella difficile gestione degli equilibri mondiali con Europa, Stati Uniti, Russia e Turchia ugualmente interessate.


Alessandro Perelli

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