martedì, 27 Ottobre, 2020

Napolitano dice addio e Pannella candida la Bonino

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Giorgio Napolitano ha iniziato il suo discorso con un addio. Ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni ritenendo concluso un mandato suppletivo che non aveva certo preteso, ma che l’incapacità del Parlamento di eleggere il suo successore gli aveva imposto. E che Napolitano aveva accettato per interesse nazionale e con due obiettivi chiari. Il primo era quello di favorire la nascita di un governo di unità nazionale, sola alternativa allo scioglimento delle Camere. Il secondo era quello di avviare il processo delle riforme istituzionali, che il governo Renzi ha poi messo in moto.

Nel discorso di Napolitano c’è un obiettivo riconoscimento a Renzi, per avere iniziato il percorsi riformatore, col Senato, il titolo V della Costituzione, la legge elettorale. Ma c’è anche l’implicito rimprovero per una situazione economica che non accenna a migliorare. Il tutto naturalmente condito con espressioni di fiducia nell’Italia e nella prospettiva europea, che non va messa in discussione con assurde proposte di fuoriuscita dall’Euro. Anche un cenno di commozione, in una personalità sempre molto contenuta e piuttosto fredda, si è avvertito nel finale del suo discorso, quando Napolitano ha fatto cenno alle sue condizioni di salute e di età e alla sua volontà di continuare, fino a che le forze lo sosteranno, a dare il suo contributo per il bene dell’Italia e sopratutto dei ragazzi italiani.

Ma la giornata di oggi ha segnato un’altra novità. Forse prevedibile, ma in un qualche modo da noi anticipata e richiesta. E cioè la candidatura ufficiale di Emma Bonino alla presidenza della Repubblica da parte di Marco Pannella. Sono molto contento del doveroso lancio di questa candidatura che, come è noto, ho proposto di assumere anche come candidatura socialista, formando un apposito comitato a suo sostegno. Per ora non ho avuto risposta dai nostri parlamentari. Probabilmente attendevano l’ufficializzazione della candidatura. Adesso c’è. E dunque misuriamoci sulla sua valenza politica. Che per me è davvero enorme. Al di la del risultato finale.

Una bella battaglia socialista e radicale, laica e liberale, con la Bonino come simbolo, potrebbe attirare altri consensi. Potrebbe seminare un progetto di futuro. Potrebbe anche aprire occhi a chi adesso finge di non vedere. Di non vedere un candidato donna, che si è sempre battuta per le donne, un candidato con una dimensione internazionale, che non è organica né alla sinistra né alla destra. E che i Cinque stelle avevano messo nella loro lista dei papabili. Il 2015 potrebbe davvero aprirsi con una grande novità. O con un presidente della Repubblica di grande rinnovamento o con una battaglia socialista per una presidente della Repubblica di grande rinnovamento. Non ci sono motivi che non inducano a iniziare la nostra lotta.

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