domenica, 25 Ottobre, 2020

Nasce la lista del Pse italiano

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Abbiamo sviluppato argomenti fortemente critici nei confronti di Renzi sulla legge elettorale e su alcuni contenuti della disegno di legge sulla trasformazione del Senato. Dobbiamo invece parlarne bene per ciò che concerne l’adesione del suo partito al socialismo europeo, sulla disponibilità a formare una lista per le elezioni europee nel segno del Pse e sull’alleanza coi socialisti italiani. Di questo si è occupata quest’oggi la segreteria del Psi, che ha anche formalizzato alcune candidature socialiste nei diversi collegi. Queste ultime andranno ulteriormente vagliate e definite in settimana.

Cominciamo dall’inizio. L’adesione compatta, o quasi, del Pd renziano al Partito socialista europeo è in fondo anche una nostra vittoria. A questo l’abbiamo sollecitato fin dalla nascita, polemizzando anche duramente con l’impostazione veltroniana che guardava più all’America che all’Europa. Contro l’anomalia della sinistra italiana abbiamo affondato le nostre polemiche nel corso degli ultimi anni. Abbiamo dunque salutato con grande soddisfazione la svolta di Renzi su questo importante argomento. Il Pd è oggi, inutile negarlo, il principale partito italiano del socialismo europeo. Dobbiamo oggi sottolineare un altro aspetto positivo. E cioè l’attenzione con la quale il nuovo Pd pare guardare al mondo socialista italiano. Questa scelta, che verrà illustrata nei prossimi giorni dai vertici dei due partiti, parte dal presupposto che uno dei due nel socialismo europeo c’era già e coerentemente e oggi il Pd promuove una lista che porta a chiare lettere, nell’espressione del simbolo, la sigla del Pse.

Non solo. Si annuncia anche la volontà di stringere un più organico rapporto tra i due partiti costituendo una commissione parlamentare che esamini le proposte di legge e che tenti di coordinare e sintetizzare le attività legislative di entrambi. Ho preteso personalmente due precisazioni. La prima è la piena libertà d’azione del nostro partito in materia di riforme istituzionali e costituzionali, che non fanno parte degli accordi di governo. E questo proprio nel giorno in cui la segreteria mi ha nominato responsabile del dipartimento delle riforme istituzionali. La seconda riguarda il cosiddetto patto federativo. L’accordo per ora non lo prevede nella forma classica. E cioè nella convocazione periodica congiunta degli organi dei due partiti sia a livello nazionale che periferico. Perché si pratichi un patto federativo occorre la nascita di una federazione che adesso non viene contemplata. Quello sottoscritto è per ora un patto elettorale e parlamentare soltanto. Lunedì saranno presentate le candidature assieme agli accordi tra i due partiti. Credo che lo sforzo prodotto sia stato encomiabile. Adesso se ne attendono gli sviluppi concreti.

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