venerdì, 14 Agosto, 2020

Nasce l’Europa

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Al di là degli aspetti sportivi sull’esito del Consiglio europeo (chi ha vinto e chi ha perso) che un pessimo stile giornalistico si impone ogni volta che esiste un risultato, metterei in risalto alcuni aspetti politici che ne hanno caratterizzato lo svolgimento e gli esiti. Innanzitutto, ed é la prima volta, credo vada sottolineata l’importanza dell’acquisizione di un debito comune, alla luce del dramma della pandemia, che finalmente l’Europa assume. Il debito é non solo comune, quello del Recovery fund ed eventualmente anche quello del Mes che é però costituito da soldi a prestito, anche se con tasso d’interesse sotto zero (se rimborsato in sette anni allo 0,07 negativo), ma anche molto più generoso per chi é in condizioni peggiori. Si tratta del riconoscimento che l’Europa é una e nel contempo del valore assoluto della solidarietà, ma anche della consapevolezza che i paesi, soprattutto l’Italia, che sono più fragili (la nostra previsione di Pil é meno 11.2 per il 2020, contro un meno 8,7 della media europea, il peggiore in assoluto) costituiscono un problema anche per i paesi più forti, perché l’Europa é un continente senza confini materiali ed economici e se un paese deraglia le conseguenze le pagano anche gli altri. Si tratta dunque di un’opzione di assoluto rilevo e la protagonista di questa svolta é sicuramente la cancelliera tedesca Angela Merkel. Senza la sua conversione il Recovery, il Mes senza condizioni, il Sure, ma anche il Quantitativy easing, e il superamento del patto di stabilità e del fiscal compact sarebbero stati scogli difficilmente superabili. Il risultato portato a casa da Conte é importante per l’Italia. Si tratta di quasi 209 miliardi, con oltre 81 in trasferimenti a fondo perduto e oltre 127 a prestito. Bene hanno fatto Berlusconi, soprattutto, e la Meloni, in parte, a riconoscerlo, mentre Salvini continua un’assurda e superficiale arrampicata sugli specchi per dimostrare il suo spirito anti europeista. E così disegnando una trama di inganni e truffe che esiste solo nella sua testa.  D’ora in poi spetta a noi. Non ci sono ragioni, caro Conte, per opporsi anche ai 36 miliardi del Mes, erogati a tasso negativo e senza condizionalità che non siano l’utilizzo delle risorse per investimenti e spese nella sanità. Le motivazioni addotte dal nostro presidente del Consiglio al riguardo paiono tutte inconsistenti quando non strumentali. Vedremo quale tasso verrà applicato al prestito del Recovery e soprattutto come l’Italia saprà rispondere alle, queste sì, rigorose condizionalità dettate per accedere alla sua parte a fondo perduto. Non ci si scandalizzi di questo, per cortesia. Se ogni paese europeo scuce soldi per noi, noi dobbiamo garantire sul loro utilizzo. Mi pare perfino pletorico affermarlo. Rutte e i paesi cosiddetti frugali, tra i quali due su cinque governati dalla sinistra socialdemocratica, possono avere qualche ragionevole dubbio su di noi, dati i precedenti Siamo un paese che negli ultimi trent’anni é retrocesso a maglia nera dell’intera Europa dopo essere stata, negli anni ottanta, la quinta potenza industriale del mondo, con un Pil doppio rispetto alla media europea e oggi divenuto la metà, con un rapporto debito-Pil che si aggirava attorno all’80% e che oggi viaggia oltre il 150. Ma che, nel contempo, ha aumentato la spesa pubblica, recentemente anche grazie a quota 100 per le pensioni e con il reddito di cittadinanza, e indebolito gli investimenti, e che ha tuttora 36 miliardi stanziati per le opere pubbliche non utilizzati e parte cospicua dei fondi europei nel cassetto. Possono o no chiederci come intendiamo utilizzare risorse che poi ogni paese deve giustificare alle rispettive popolazioni, che votano democraticamente, o no? O bisogna per questo alzare un dannoso polverone sovranista? E proprio nel momento in cui per la prima volta l’Europa si fa carico complessivamente di ogni paese europeo e in particolare di chi sta peggio? Dipende da noi, adesso. Già é iniziata, perché nel 2020 pare si possa già anticipare un 10% delle risorse, la gara, tutt’altro che esaltante, per chi deve decidere: il presidente del Consiglio, come vorrebbe egli stesso, una cabina di regia o l’intero governo? Resta il fatto che alcune risposte immediate vanno date. L’Europa ci raccomanda una riforma della giustizia di stampo europeo. Voglio vedere Bonafede varare un testo che preveda la separazione della magistratura inquirente da quella giudicante. E poi certo sarà un po’ faticoso far digerire agli altri paesi il fatto che in Italia si vada in pensione a 62 anni di media, mentre in Olanda e Germania la media é tra i 65 e i 67 anni. E che dire dei contributi a pioggia per bici, monopattini, rotelline, baby, mamme e nonni. Basta per favore. Concentriamo le risorse per la cassa integrazione, per le opere pubbliche, per la green economy, per la scuola e la digitalizzazione. Abbiamo una occasione storica per rinascere e, con noi, per far nascere l’Europa che abbiamo sognato. Quella della solidarietà e delle libertà. L’unico grave neo del Consiglio europeo, a proposito di libertà, é stato, per convincere Ungheria e Polonia, quello di eliminare tra le condizioni poste quella del rispetto dei diritti di libertà. No. La nostra Europa deve pretenderli da chiunque. Non si può stare in Europa se non si rispettano i diritti fondamentali della democrazia, i cardini sanciti dalla rivoluzione liberale di Parigi.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Se l’Europa è realmente nata, come ci dice questo titolo, non possiamo che esserne tutti soddisfatti, e c’è da sperare che la stessa sappia esprimere tale sua “nascita” anche sul versante della immigrazione, che fin qui è stata non di rado gestita in maniera isolata e “nazionale”, anziché in forma comune.

    Ma l’odierna soddisfazione sta pure a dirci che l’Europa di prima non era verosimilmente quella ideale e desiderabile, e forse non avevano tutti i torti quanti se ne lamentavano e volevano perciò cambiarla, vedi i cosiddetti sovranisti, per renderla più rispondente al suo ruolo e alla sua funzione.

    Ed è anche possibile che l’Europa di oggi sia figlia del confronto/scontro tra i diversi sovranisti – posto che il sovranismo consiste anche, o di fatto, nella difesa dei rispettivi interessi nazionali – e forse un po’ di merito in tal senso va riconosciuto anche ai sovranisti di casa nostra, in questo “gioco delle parti”.

    Se si vuole narrare la storia dell’Unione Europea, fino al risultato di questi giorni, non andrebbe tralasciato nulla, diversamente diventa una storia a metà o a senso unico, vedi quella che per solito scrivono i vincitori, come si usa dire, e mi viene da fare un parallelo con un’altra storia rimasta a mio avviso piuttosto “monca”.

    Mi riferisco a quella che sento ripetere in casa socialista, secondo la quale Craxi non capì cosa sarebbe successo dopo la caduta del Muro di Berlino, ma i sostenitori di detta tesi si fermano lì, e non dicono cosa egli avrebbe dovuto fare (varrebbe la pena leggessero l’articolo “Ferdinando Cionti, Il patto di Tangentopoli Pool-Pds…”).

    Infine, quando sento parlare del “rispetto dei diritti di libertà”, da pretendere da chiunque, come troviamo scritto nella conclusione del presente Editoriale del Direttore, mi viene un po’ da sorridere, pensando al fatto che da noi, se non erro, si punta ad inasprire le pene per i cosiddetti reati d’opinione.

    La libera manifestazione del proprio pensiero mi sembra infatti appartenere ai “cardini sanciti dalla rivoluzione liberale di Parigi”, oltre ad essere garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione e, pertanto, o sono io che ragiono sbagliato o anche i principi fondamentali si possono “adattare” (cosa ne pensa al riguardo il PSI ?).

    Paolo B. 24.07.2020

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