martedì, 18 Giugno, 2019

Naspi e Gig, arrivano gli aggiornamenti per il 2019

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Assenza a visita fiscale
CHIARIMENTI INPS
Con l’assenza a visita medica cominciano a fioccare le sanzioni che possono portare, in taluni casi, anche al licenziamento. L’assenza ingiustificata alla visita medica di controllo può difatti determinare conseguenze sia dal punto di vista economico, sia sotto l’aspetto disciplinare. Si parla infatti di sanzioni che causano la perdita del trattamento economico durante il periodo di malattia, ma si può arrivare a sfiorare persino la soglia delle punizioni disciplinari che, in base alla condotta del dipendente possono addirittura portare financo al licenziamento per giusta causa. Un tema quindi davvero molto delicato che è sempre utile seguire nelle sue novità.
Con il messaggio n. 1270 del 29 marzo scorso, l’Inps ha segnatamente fornito opportuni chiarimenti sul come il lavoratore pubblico debba comportarsi nei casi di assenza a visita di controllo domiciliare, sia che essa sia disposta d’ufficio che su richiesta del datore di lavoro.
Afferma l’istituto che il lavoratore pubblico è tenuto a presentare o a trasmettere all’Ente la documentazione giustificativa unicamente nei casi in cui questa presenti caratteri prettamente sanitari.
Per attivare questa condizione l’Inps ha informato di aver reso disponibile sul proprio sito web istituzionale una “ specifica funzionalità ” finalizzata a fornire on line direttamente al datore di lavoro l’esito delle valutazioni medico legali relativamente alla documentazione prodotta dal lavoratore a seguito di assenza alla visita medica di controllo.
L’adempimento richiesto riguarda anche i lavoratori del comparto privato non aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia da parte dell’Inps, nonché i lavoratori pubblici non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico.
In queste fattispecie infatti l’Istituto, non corrispondendo alcuna prestazione previdenziale a tutela della malattia, può solo esprimere un parere medico-legale sulla giustificabilità dell’assenza in occasione dell’accertamento. Viene quindi rimandata al datore di lavoro la valutazione finale di competenza sulla giustificazione dell’assenza, sia per motivi sanitari (su cui, si rimarca, l’Inps formula soltanto un parere) che, a maggior ragione, per ogni altro genere di motivi.
A fronte della documentazione inoltrata dal lavoratore, l’ufficio medico-legale della struttura periferica dell’Ente territorialmente competente provvede ad annotare le proprie valutazioni nell’apposito modulo cartaceo “ Visita medica di controllo ambulatoriale ”, da consegnare o inviare direttamente all’interessato. Il lavoratore, in seguito, è tenuto a consegnare copia di tale modello al proprio datore di lavoro affinché questi adotti le decisioni di sua esclusiva pertinenza.
Per i datori di lavoro pubblici, accedendo con il proprio Pin dispositivo al Portale Inps e selezionando il servizio “Richiesta Visite Mediche di Controllo (Polo unico Vmc)”, è possibile consultare gli esiti delle visite mediche di controllo svolte su richiesta datoriale.
Inoltre, le amministrazioni pubbliche rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico, possono consultare anche gli esiti delle visite mediche di controllo disposte d’ufficio dall’Istituto.
In entrambi i casi, nelle circostanze in cui il lavoratore sia stato assente a visita e l’Inps abbia espresso il proprio parere sanitario in merito alla giustificabilità dell’assenza, attraverso la stessa pagina di consultazione dell’esito, selezionando il link Consulta verbale giustificabilità, il Portale mette a disposizione dei datori di lavoro tale documento .
La stessa, analoga procedura è messa a disposizione del datore di lavoro del settore privato che, in fase di richiesta di visita medica per i dipendenti non aventi diritto all’indennità di malattia corrisposta dall’Inps, avesse chiesto la disamina degli atti giustificativi. La funzionalità è disponibile, accedendo al Portale Inps con il proprio Pin dispositivo, all’interno del servizio “Richiesta di visite mediche di controllo”.
L’istituto precisa, infine, che l’Ufficio medico-legale della Struttura territoriale dell’Inps è sempre comunque tenuto a consegnare al lavoratore interessato il parere sulla giustificabilità dell’assenza. La funzionalità descritta, infatti, comporta esclusivamente il venire meno, in capo al lavoratore, dell’onere di consegnare copia del parere sulla giustificabilità dell’assenza al datore di lavoro.

Welfare
NON PROROGATI I SERVIZI BABY SETTING E ALL’INFANZIA
La legge di bilancio 2019 non ha previsto il rinnovo del beneficio “contributo per i servizi di baby-sitting e per i servizi all’infanzia”, introdotto in via sperimentale per il triennio 2013-2015 e prorogato per il biennio 2017–2018.
Il messaggio Inps n. 1353, recentemente emanato dall’Ente, informa che le madri che hanno presentato domanda entro il 31 dicembre 2018 per la fruizione del bonus nella forma dei servizi di babysitting potranno usufruire delle prestazioni lavorative improrogabilmente entro il 31 dicembre 2019, sempre tramite le modalità previste dal Libretto della famiglia.
Il contributo per far fronte agli oneri degli asili nido potrà invece essere fruito fino al 31 luglio 2019, oltre tale termine non saranno prese in considerazioni le richieste di pagamento inviate dagli asili nido per periodi di fruizione dei servizi per l’infanzia successivi.
Gli eventuali mesi interi di beneficio non goduti entro il termine stabilito saranno considerati oggetto di rinuncia, con conseguente ripristino dei corrispondenti mesi di congedo parentale.
chiarimenti dell’Inps per il 2019
Nel 2019 dunque il bonus è stato soppresso, fermando di fatto anche le relative istanze di accesso. Per questo l’Inps ha spiegato cosa devono fare le madri che avevano già presentato la domanda entro il 31 dicembre 2018. Sostanzialmente di stratta di spendere il bonus baby sitter e asilo nido entro la fine del 2019.
Nella citata nota dell’istituto, infatti, si legge: “Le madri beneficiarie potranno usufruire delle prestazioni lavorative per i servizi di baby-sitting entro il 31 dicembre 2019, con possibilità di dichiarare le stesse in procedura entro il 29 febbraio 2020 nell’apposita sezione del Libretto Famiglia”.
E anche per quanto attiene le richieste che sono ancora in fase istruttoria si dovrà rispettare la stessa scadenza: “in ogni caso non è possibile lo svolgimento delle prestazioni lavorative per i servizi di baby-sitting oltre la data del 31 dicembre 2019″.
Le somme che non fossero eventualmente spese entro il 2019 saranno considerate “oggetto di rinuncia con conseguente ripristino dei corrispondenti mesi interi di congedo parentale”.
Entrando nel dettaglio: “Nel caso di lavoratrice che abbia ottenuto un contributo baby-sitting di tre mesi (importo 1.800 euro) e abbia utilizzato il contributo, al 31 dicembre 2019, per un importo pari a 610 euro, si considera oggetto di rinuncia un solo mese, mentre gli altri due si considerano entrambi fruiti in ragione del superamento dell’importo di 600 euro, che determina l’impossibilità di frazionare il secondo mese di beneficio”.
Per quanto concerne il bonus per gli asili nido, il termine purtroppo sarà ancora più stretto: “Potrà essere goduto fino alla data del 31 luglio 2019, termine oltre il quale non saranno prese in considerazioni le richieste di pagamento inviate dagli asili nido per periodi di fruizione dei servizi per l’infanzia successivi a tale termine”.
Anche in questo caso, “gli eventuali mesi interi di beneficio non fruiti entro il termine predetto saranno considerati oggetto di rinuncia, con conseguente ripristino dei corrispondenti mesi di congedo parentale”.

Su dell’1,1%
IMPORTI NASPI E CIG: AGGIORNAMENTI 2019
Aggiornamento dell’1,1% degli importi dei cosiddetti ammortizzatori sociali per l’anno 2019. Le misure dell’indennità di cassa integrazione, Naspi (ex indennità di disoccupazione) e dell’assegno dovuto ai lavoratori socialmente utili (Lsu) sono indicati nella circolare Inps n. 6/2019. La nota ricorda che la legge di Stabilità 2016 (art. 1, comma 287, legge n. n. 208/2015), in riferimento alle prestazioni previdenziali e ai parametri ad esse connessi, stabilisce che la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione Istat non può risultare inferiore a zero.

Cig e mobilità.
Gli importi massimi mensili dei trattamenti d’integrazione salariale e mobilità, per l’anno 2019 sono pari a 993,21 euro e 1.191,85 euro per la Cig del settore edile (20% in più, come previsto dall’art. 2, comma 17, della legge n. 549/1995). I suddetti importi, al netto del contributo stabilito per gli apprendisti (5,84%), sono pari rispettivamente: a 935,21 e a 1.122,07 euro. Per le retribuzioni eccedenti il limite valevole per il 2019 di 2.148,74 euro, i predetti importi diventano 1.124,04 e 1.348,84 (per il settore edile), e al netto del contributo apprendisti, rispettivamente 1.097,95 e 1.319,64 euro.

Naspi.
La retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione Naspi è pari, secondo quanto prefigurato dall’art. 4, comma 2, del dlgs 22/2015, a 1.221 44 euro. L’importo massimo mensile di detta indennità, per la quale non opera la trattenuta contributiva, non può in ogni caso superare, i 1.328,04 euro. Così dicasi per la Dis-Coll, l’indennizzo a favore dei co.co.co che perdono il lavoro.

Lsu. Più pesante anche l’assegno (non soggetto alla trattenuta del 5,84%) erogato ai lavoratori impegnati in attività socialmente utili. Dal 1° gennaio 2019 è stato infatti stabilito in misura pari a 592,97 euro.

Fondo credito. Per quanto riguarda questo trattamento, l’assegno ordinario (art. 10, comma 2, D.I. n. 83486/2014), a fronte di una retribuzione mensile lorda inferiore a euro 2.173,37, prevede un massimale fissato in euro 1.180,39; per una compresa tra euro 2.173,37 e 3.435,56, il massimale è invece pari a euro 1.360,55; per quelle superiori a euro 3.435,56, il massimale è fissato in euro 1.718,82;
Assegno emergenziale (art. 12, comma 3, D.I. n. 83486/2014), a fronte della retribuzione annua lorda inferiore a euro 41.621,22, il massimale di riferimento corrisponde a euro 2.431,19 (euro 2.289,21 al netto del 5,84%); per una compresa tra euro 41.621,22 e 54.763,95, il massimale è pari euro 2.738,72; per quelle superiori a euro 54.763,95, il massimale è fissato in euro 3.833,17 (ai sensi dell’art. 12, comma 3, lett. a), del D.I. n. 83486/2014 la riduzione del 5,84% è applicabile esclusivamente ove la prestazione in pagamento risulti pari o superiore all’80% della retribuzione teorica, comprensiva di rateo, indicata dall’azienda nei flussi Uniemens). Per quanto attiene l’assegno emergenziale del Fondo credito cooperativo (art. 12, comma 3, Dl n. 82761/2014), a fronte della retribuzione annua lorda: inferiore a euro 39.346,38, il massimale dovuto è stabilito in euro 2.331,78 (euro 2.195,60 al netto del 5,84%); per una compresa tra euro 39.346,38 e 54.877,85, il massimale è invece pari a euro 3.136,31; per quelle superiori a euro 54.877,85, massimale è fissato in euro 3.647,82.
Per l’indennità di disoccupazione ordinaria agricola con requisiti normali, da liquidare nell’anno 2019 con riferimento ai periodi di attività svolti nel corso dell’anno 2018, gli importi sono pari a quelli indicati nella circolare Inps n. 19/2018 con riferimento ai trattamenti di integrazione salariale: euro 1.180,76 (massimale alto); euro 982,40 (massimale basso).
L’importo mensile dell’assegno spettante ai lavoratori che svolgono attività socialmente utili, non soggetto alla trattenuta del 5,84%, è fissato in euro 592,97.

Carlo Pareto

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