lunedì, 19 Agosto, 2019

Nave della Marina militare soccorre migranti

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Una nave della marina militare italiana è intervenuta in soccorso del barcone in avaria al largo della Libia. Ma, le Ong hanno accusato: “Condanniamo questi continui atti di mancata assistenza”.
Il barcone è stato lasciato per ore alla deriva, ore in cui almeno 15 minori (il più piccolo un bimbo di 9 mesi) sono rimasti a rischio di ipotermia e una donna incinta ha dovuto lottare contro dolori e paura di non farcela. Solo questa mattina la nave Cigala Fulgosi della Marina Militare italiana, viste le condizioni meteo in peggioramento, è intervenuta in soccorso del barcone in avaria al largo della Libia. Alarm Phone, il servizio telefonico al quale si rivolgono le imbarcazioni che hanno problemi nel mar Mediterraneo, ha confermato di aver ricevuto una telefonata dai migranti a bordo del gommone ieri (mercoledì 29 maggio): “Alle 23:47 le persone a bordo ci hanno detto che un lato del gommone si è sgonfiato e sta entrando acqua”.

Così, è intervenuto il pattugliatore d’altura Cigala Fulgosi della Marina Militare per soccorrere i migranti a bordo del gommone che da ieri era in difficoltà. Il pattugliatore, si legge in una nota della Marina Militare, ha raggiunto il gommone in acque internazionali, a circa 90 miglia a sud di Lampedusa, e “constatate le condizioni del natante con 100 persone a bordo di cui solo una decina provvisti di salvagente individuale, motore spento, precarie condizioni di galleggiamento e considerate le condizioni meteorologiche in peggioramento, è intervenuto in soccorso delle persone che erano in imminente pericolo di vita”.
Al termine del soccorso sono state recuperate 100 persone, di cui 17 donne e 23 minori, per i quali è attualmente in atto la verifica delle condizioni di salute. La Marina ha fatto sapere che non risulterebbe alcuna persona deceduta a bordo, smentendo la notizia trapelata in mattinata che parlava della morte di una bimba di 5 anni.
Il gommone, oggi, tramite Alarm Phone aveva lanciato l’ennesimo allarme spiegando che le persone a bordo avevano visto ‘un elicottero volare intorno a loro’ ma senza nessuna imbarcazione pronta a intervenire. Poi, in un tweet, la ong Mediterranea Saving Humans aveva lanciato l’accusa: “Se confermata morte di bimba di 5 anni tra naufraghi, sappiamo chi poteva salvarla e non l’ha fatto”.

Parole che hanno fatto scattare la replica del ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Sono infondate e diffamatorie le accuse contro i nostri uomini e donne della Marina. Anche in questo caso, come sempre e rispettando legge e morale, hanno soccorso chiunque fosse a rischio. È incredibile che alcuni organi di stampa italiani diano credito a provocazioni e illazioni delle solite ong a cui finalmente abbiamo tagliato il business e che sono sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Difendiamo l’onore della Marina. Per quanto di mia competenza ribadisco l’indisponibilità dei porti italiani per accogliere clandestini”.
In un altro tweet, poi, Mediterranea Saving Humans ha precisato: “Apprendiamo con gioia che non ci sarebbe nessuna vittima a seguito dello stress che da ieri era segnalato e che rischiava di diventare l’ennesima strage. Siamo grati all’equipaggio e al comandante della nave della Marina militare P490 Cigala Fulgosi per aver operato il soccorso”. Poi, ha aggiunto: “Non comprendiamo perché si sia aspettato tanto, mettendo in grave pericolo queste persone. Chiediamo ora che vengano sbarcate in un porto sicuro, e protette. Vengono dall’inferno libico, hanno già patito abbastanza”.

Alarm Phone ha sostenuto: “Le autorità sono state informate della barca in difficoltà mercoledì mattina e un’imbarcazione della marina italiana ha monitorato la situazione da vicino ma non ha offerto assistenza. Condanniamo questi continui atti di mancata assistenza e richiediamo adeguato soccorso immediatamente”.
All’appello di Alarm Phone si è aggiunto quello di un’altra ong. Per la Mediterranea Saving Human, Luca Casarini ha detto: “Il barcone si trova nell’area a cavallo tra le zone Sar libica, maltese e tunisina. La situazione è conosciuta alle autorità italiane e il problema è il solito rimpallo con i libici che si traduce in una violazione dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra. La Libia è un Paese in guerra e non si può chiedere a un paese in guerra di intervenire né affidare queste persone a coloro da cui fuggono. Non si capisce perché la nave italiana che ha mandato un elicottero a sorvolare il barcone non sia intervenuta. La situazione è agghiacciante e il risultato è che le persone muoiono nel Mediterraneo”.
Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2019 sono sbarcate in Italia 779 persone. Nei primi quattro mesi del 2018 arrivarono novemila migranti, addirittura 37 mila nel 2017.  Prendendo in esame gli ultimi 12 mesi, un calo dell’83%. Tra i paesi di provenienza, sono arrivate soprattutto persone da  Tunisia (4,2 mila persone, 23% del totale) seguite da Eritrea (1,8 mila persone, 10%), Iraq (9%), Sudan (8%) e Pakistan (7%). Seguono Algeria, Guinea e Senegal. Quanto a genere ed età delle persone sbarcate, il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane negli ultimi 12 mesi è di sesso maschile, le donne sono il 10%, i minori il 18%, in buona parte minori non accompagnati. Queste percentuali sono sostanzialmente invariate nel corso del tempo.

Per quanto riguarda le strategie, a livello europeo, anche per il 2019, l’unica linea comune continua a essere quella di cercare di bloccare gli sbarchi.  In Italia, invece, con il ministro dell’interno Salvini, l’attenzione è concentrata sull’introduzione della riforma del sistema di accoglienza, che semplificando, si potrebbe descrivere così: bloccare, a tutti i costi, i migranti in Libia, Tunisia, Marocco. Questo tipo di strategia è cominciata a partire dal 2017 con il governo Gentiloni, in particolare con l’impegno dell’ex ministro dell’interno Minniti, che aveva di fatto stretto accordi con milizie libiche che gestiscono il traffico dei migranti pur di impedire le partenze dalle coste libiche.
Accordi che sono stati poi confermati dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e rafforzati con il Decreto sicurezza e immigrazione, detto anche Decreto Salvini, attraverso il quale è stato abolito l’istituto della protezione umanitaria, la forma di protezione più utilizzata per i richiedenti asilo che fanno domanda in Italia. Il decreto ha inoltre abbassato la quota giornaliera riconosciuta agli enti gestori dei progetti di accoglienza, da 35 a 21 euro circa, retta con cui non è più possibile garantire servizi fondamentali per la promozione dell’integrazione.

Si può dire che l’Italia, con l’appoggio dell’Europa, ha quindi deliberatamente scelto, per due governi di fila, di sacrificare vite umane sull’altare della presunta urgenza politica di fermare gli sbarchi, nonostante un rapporto dell’Onu pubblicato a fine 2018, abbia confermato come in Libia i migranti sono sistematicamente privati della libertà, torturati, stuprati, rapiti per ottenere riscatti, costretti ai lavori forzati, uccisi.
Rispetto agli anni precedenti vengono salvati molti meno migranti, vengono respinti molti più migranti e soprattutto, in percentuale, muoiono molti più migranti per effetto della delega delle azioni di salvataggio alla guardia costiera libica che è molto meno attrezzata di quella italiana. Adesso, la guerra libica ha fatto venire meno qualsiasi azione di intervento della Libia dove si aggiunge un’altra tragedia con quasi centomila libici profughi.
Inoltre, è doveroso segnalare la quasi totale assenza di navi umanitarie nel Mediterraneo. Le uniche due che restano operative, quando non sono sottoposte a fermi e controlli, sono le navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye e la nave di Mediterranea Saving Humans.
La patologia del fenomeno migratorio continua a non essere curata, ma anche la cura della sintomatologia è diminuita. Il risultato è il protrarsi di una tragedia umana causata dall’egoismo per potere e ricchezza.

Salvatore Rondello

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