martedì, 20 Agosto, 2019

‘Ndrangheta Capitale: tra silenzio ed affari

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La nostra storia inizia negli anni 80 con una guerra di ‘ndrangheta, quella di “Motticello” che coinvolse due fazioni e cinque ndrine , da un lato gli Scriva, i Palamara, e gli Speranza dall’altro I Mollica ed i Morabito.
Una guerra che fece più di 50 vittime in un anno ma come ogni guerra di mafia le due rivali o si annientano oppure si accordano tra di loro, in questa storia le cinque ndrine decisero di accordarsi e come hanno rivelato i due pentiti Filippo Barreca e Vittorio Jerinò a fare da garante per questa pace ci pensò la Mafia. Il risultato di questo incontro Cosa nostra permise alle ndrine di poter investire i loro capitali in un nuovo affare la conquista di Roma.

Roma per la malavita organizzata è sempre stata vista come “Capitale del Riciclo” pulire i proventi sporchi in attività ed investimenti leciti e riportarli sul mercato, una vera e propria lavatrice dell’illecito e tutto iniziava sempre passando per la Balduina.
Nella zona Balduina, precisamente in Viale Tito Livio, abitava uno dei protagonisti della nostra storia Giuseppe Calò, chiamato dagli amici Pippo ,per i giudici il vero cassiere di Cosa Nostra . Quel giorno ad accogliere i nuovi soci calabresi a casa Calò erano presenti Enrico De Pedis ed Enrico Nicoletti due figure fondamentali della malavita romana.

La Roma degli anni 80 era la terra della Banda della Magliana quei ragazzi di periferia che avevano conquistato con l’unione delle batterie e con la violenza la città eterna. I capi storici della Magliana erano violenti e sanguinari ed erano veri e propri ragazzi di borgata come Franco Giuseppucci detto Er Negro, Danilo Abbruciati, Maurizio Abbatino, tranne uno, Enrico De Pedis che gestì la Banda sulle orme gestionali dall’organizzazione di Cosa Nostra.
De Pedis fu il capo che trasformò realmente la Banda in una vera e propria Holding del malaffare soprattutto grazie al suo forte legame con Pippo Calò e con la Mafia siciliana.
Nella riunione con Calò vennero stabilite anche le periferie romane in cui potevano agire i nuovi soci calabresi della holding criminale romana e fu lo stesso De Pedis a deciderle. Quel giorno la ‘ndrangheta sbarca ufficialmente a Roma e precisamente nella Tiberina, nella Flaminia, a Morlupo e a Castelnuovo .

I settori economici di diretto riferimento della ‘ndrine originarie di Africo, in questi anni, sono risultati quelli della distribuzione all’ingrosso di fiori e piante vero e proprio monopolio; della vendita di legna da ardere; dell’allevamento di bovini e caprini; sale slot, bar/ gastronomia e commercio di preziosi e gioielli, mentre attraverso prestanome sono penetrati nel settore edilizio/immobiliare, della panificazione, della vendita di prodotto ottici e dei centri estetici e in quello della grande distribuzione attraverso punti vendita della catena “Carrefour”. Inquinando profondamente l’economia legale, anche avvalendosi dell’apporto di specifiche competenze professionali, istituzionali e del sistema bancario. Sono state accertate pesanti infiltrazioni in molteplici settori produttivi tramite interposti fittizi, tra cui spiccano Massimiliano Cinti, nipote del noto boss romano e il cassiere della “banda della Magliana”, Enrico Nicoletti. Ma il gruppo laziale della pericolosa e temuta ‘ndrina di ‘ndrangheta Morabito – Mollica-Palamara-Scriva non si occupava solo di riciclare denaro per pulirlo ma si era organizzato anche sul territorio romano nella gestione dell’illecito. Le attività illecite cui si sono dedicati riguardano i più risalenti sequestri di persona a scopo di estorsione, il traffico di stupefacenti e di armi, nonché i più recenti delitti di estorsione, usura e di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso , investimenti in bitcoin e coinvolgimenti nell’inchiesta di Mafia Capitale.

Proprio dalle indagini su Mafia Capitale la Divisione Anticrimine della Questura di Roma, diretta da Angela Altamura fa scattare all’alba del 3 luglio scorso la maxi operazione anti ‘ndrangheta nella Capitale. Sequestrati oltre 170 immobili, 40 aziende, tra cui sette supermercati di cui uno nel quartiere Salario a Roma, una Ferrari, 4 allevamenti di bestiame, un assegno circolare da 90mila euro ed una gioielleria in zona Prati tra i beni coinvolti nel maxi sequestro da 120 milioni di euro, sequestrato anche un contratto di rete di imprese, costituito tra 50 aziende di prestanomi, e un fondo patrimoniale da 100 mila euro finanziato dalla Regione Lazio. Il maxi sequestro è stato adottato nei confronti di: Antonio Placido Scriva, Domenico Morabito, Domenico Antonio Mollica, Giuseppe Velonà, Salvatore Ligato. Sono i nuovi esponenti di vertice del gruppo laziale della pericolosa e temuta ‘ndrina di ‘ndrangheta Morabito – Mollica-Palamara-Scriva, originaria di Africo (in provincia di Reggio Calabria). Gli immobili sono tra Roma, Rignano Flaminio, Morlupo, Campagnano Romano, Grottaferrata e in altre province italiane. All’operazione hanno partecipato oltre 250 agenti della polizia. Oltre a quella di Roma sono coinvolte altre 10 questure. Tra i nomi degli ndranghetisti colpiti dal provvedimento emergerebbero Scriva, Morabito, Mollica, Velonà e Ligato. Questa operazione conferma la teoria del Procuratore aggiunto Michele Prestipino che nella capitale non si deve parlare di Mafia ma di Mafie e la più pericolosa per il futuro di Roma è la ‘ndrangheta invisibile ma devastante.

Francesco Brancaccio

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