sabato, 7 Dicembre, 2019

Nei progetti di Google anche la banca on-line

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Google ha annunciato il progetto Cache, un servizio che darà ai propri clienti la possibilità di aprire un conto corrente. Potrebbe essere lanciato entro l’anno prossimo ed i conti correnti saranno gestiti, almeno nella fase iniziale, da Citigroup. Secondo quanto ha riportato recentemente il Wall Street Journal, che ha intervistato il direttore generale Caesar Sengupta, il progetto non avrà a che fare con i dati degli utenti, ma punterà a migliorare qualità e quantità di operazioni finanziarie che gli utenti della rete possono fare online. Sarebbe lanciato nel 2020.

Fino a qualche anno fa si diceva che gli istituti finanziari avrebbero avuto del filo da torcere dalla nuove startup fintech. Report e analisi raccontavano come i nuovi servizi finanziari avrebbero messo a dura prova i vecchi colossi bancari, lenti a innovare, legati a vecchie logiche di mercato, ingessati nel cercare di offrire soluzioni innovative alla propria clientela. Poi a mettere gli occhi sui servizi bancari sono stati i giganti tecnologici della Silicon Valley. Così la partita in gioco sta per cambiare.

Il direttore generale di Endeavor Italia, intervistato dall’Agi, ha commentato: “Dopo un’iniziale diffidenza, ora sono le grandi banche a cercare accordi con i big tecnologici. Per loro questi accordi vanno nella direzione di offrire nuovi servizi ai clienti, ma soprattutto sembra abbiano capito l’importanza dei dati e delle informazioni sui clienti nell’economia digitale. Alcune sopravvivranno, altre non reggeranno l’urto dell’innovazione in questo settore, ma questi accordi assecondano un tentativo di cambiare il proprio business model da parte delle banche, anche quelle d’affari che cercano di offrire servizi anche ‘customer’. Questo però non vuol dire che la minaccia delle startup e dei loro servizi finanziari innovativi sia sventata”.
Google, che ha già un suo servizio di pagamento online, Google Pay, è solo l’ultima delle big tech ad aver annunciato un progetto per entrare nei servizi finanziari. Senza la mentalità dirompente delle startup, ma cercando partner strategici nella finanza classica. Questo non vuol dire che il rischio sarà minore per gli istituti finanziari nel prossimo futuro. Ma rappresenta l’ultimo atto di un trend che ha cominciato a delinearsi negli ultimi dodici mesi.
Apple ha lanciato la sua carta di credito ad aprile di quest’anno, dopo aver stretto una partnership con Goldman Sachs e MasterCard. Cupertino ha così lanciato un sistema di pagamento sia fisico, la carta, che virtuale, supportato dalla tecnologia di Apple Wallet ed il sistema operativo IOS. La novità più interessante è un programma di ‘cashback’, un piccolo rimborso per ogni acquisto effettuato; circa il 2%, il 3% se si acquista un prodotto Apple.

Quando è stata lanciata Tim Cook, ha definito il suo prodotto il cambiamento più significativo nei 50 anni delle carte di credito. Per ora è disponibile solo negli Usa.
Anche Uber lo scorso mese ha annunciato la nascita di Uber Money, un portafogli digitale pensato per gli autisti, in grado di consentire loro di monitorare e gestire quello che guadagnano, in tempo reale. Un esperimento, per ora, perché l’obiettivo della società è capire se c’è una nuova parte di Uber focalizzata sui servizi finanziari. Iniziando dai conti correnti per gli autisti, poi chissà cosa potrebbe fare.
Nel 2018 Amazon ha fatto trapelare di essere in contatto con J.P. Morgan e Capital One per creare un servizio analogo a quello che offrirà Google; consentire ai propri clienti di creare conti correnti sulla piattaforma. Al momento il progetto non ha trovato ulteriori sviluppi, non annunciati almeno, ma lo scorso marzo un sondaggio tra gli utenti di Amazon Prime ha raccontato che oltre due terzi degli intervistati sarebbe disponibile ad aprire un conto corrente con Amazon.

Il progetto Libra di Facebook è forse il più noto e chiacchierato. Annunciato da Mark Zuckerberg lo scorso giugno, è diventato un oggetto misterioso dopo sospetti, indagini del Congresso e avvertimenti dell’autorità americana garante del mercato. È il progetto tecnologicamente più complesso, una valuta digitale ancorata a un paniere di beni e valute, basata su tecnologia blockchain e gestita da una ventina di società private, ma al momento quello che si distanzia di più dagli altri servizi pensati dai colossi tecnologici. Al momento il suo lancio è stato spostato al 2021 a causa dei dubbi delle autorità americane.
Queste situazioni potrebbero cambiare profondamente il sistema creditizio mondiale. Inoltre, non sappiamo quale organismo istituzionale dovrebbe o potrebbe controllare l’attività creditizia e la raccolta fondi di questi nuovi soggetti digitalizzati. Di certo crea non poche preoccupazioni alle autorità monetarie esistenti.

Salvatore Rondello

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