martedì, 27 Ottobre, 2020

“Nel ‘91 mi insultavano per Craxi. Oggi rimpiangono quegli anni”

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Pubblichiamo l’Intervista di Concetto Vecchio a Ugo Intini su Repubblica del 17 gennaio 2020

Ugo Intini, 78 anni, non è cambiato. È uguale alle foto di trent’anni fa, quando era il portavoce del Psi di Bettino Craxi. «Scrivo libri e vivo tra Roma e Milano», si limita a rispondere alla domanda su cosa abbia fatto in tutti questi anni.

“Hammamet” le è piaciuto?
«I film anticipano sempre il clima nel Paese. Nel 1991 andai a vedere “II Portaborse” in un cinema vicino a Porta Pinciana con Francesco Rosi. Al termine della proiezione mi insultarono. Stavolta la gente ti dice: “Una volta si stava meglio”».

Il film?
«Favino è strepitoso. L’immagine che Amelio però da del partito è riduttiva».

Qual è il suo primo ricordo di Craxi?
«Risale al 1960. Lui era assessore all’economato, a Milano. Davanti a palazzo Marino la gente protestava rabbiosamente per l’assenza di case popolari. Di fronte a quel tumulto manzionano i vigili chiusero il portone, arrivò Craxi ordinò loro di aprirlo, uscì e affrontò la folla. Io ero un cronistello dell’Avanti ed ero incerto se seguirlo là fuori. “E tu non vieni?”, mi ringhiò. Non so perché ma questa scena nella mia memoria è associata a quella del Raphael».

Il giorno delle monetine lei fu rincorso in via del Corso.
«L’ho letto in alcuni libri anni dopo».

Non è vero?
«Non lo so. La memoria è selettiva, si tende a dimenticare le cose spiacevoli».

Com’era Craxi da vicino?
«Come tutte le persone intelligenti sapeva già quel che gli volevi dire, perciò ti ascoltava con noia se non andavi velocemente al cuore delle cose».

Era difficile conviverci?
«Non dava confidenza. Le racconto un episodio. Nel 1980 le Br rapirono il giudice D’Urso. Noi socialisti eravamo per trattare la sua liberazione. Pubblicammo la lettera con le condizioni dei terroristi e io scrissi un fondo per dire che era giusto fare così. Craxi stava andando all’aeroporto per tornare a Milano, non c’erano i cellulari. Diedi un estratto del mio corsivo alle agenzie e non appena uscì mi telefonarono furibondi Spadolini e Forlani, minacciando la crisi di governo. Craxi mi chiamò la sera tardi, facendomi una scenata per quel corsivo. E non mi parlò per giorni. Quando le Br, qualche tempo dopo, annunciarono la liberazione di D’Urso con una lettera proprio al nostro giornale, tutti andarono da Craxi per chiedergli un commento. E lui disse: “Chiedete al direttore dell’Avanti!’ Mi aveva promosso da direttore responsabile a politico senza dirmi niente».

Lei sapeva delle tangenti?
(Lungo silenzio). «Non venivano chiamate tangenti, bensì finanziamenti illeciti ai partiti. Il problema del Psi è che era più fragile degli altri, non potendo ne contare su Mosca, come il Pci, ne su Washington, come la Dc. La lotta delle correnti fece sì che nelle campagne elettorali si allargò a dismisura il ricorso ai finanziamenti privati».

Lei non ebbe nemmeno un avviso di garanzia?
«È così».

Non cadde mai in tentazione?
«Come la stragrande maggioranza dei socialisti. Ebbi solo un processo, anni dopo, per il fallimento dell’Avanti!, ma fui assolto».

La più celebre delle copertine di Cuore è del marzo 1991: “Scatta l’ora legale. Panico tra i socialisti”.
«Sergio Staino, che fu tra i principali collaboratori, oggi dice che si vergogna delle monetine del Raphael, perché fu il primo atto di antipolitica».

Ma fu Rino Formica, a un certo punto, ad evocare il partito dei nani e delle ballerine.
«E quali erano i nani, sentiamo: Francesco Rosi, Lina Wertmueller, Umberto Veronesi, Enzo Bettiza, Paolo Portoghesi, Krizia».

Craxi finanziava la televisione della sua amica Ania Pieroni.
«Ciascun partito finanziava le sue tv private».

Lei ha sempre difeso Craxi a tal punto che Corrado Guzzanti nel ’93 la imitava cantando “La tangente è una prova d’amore”.
«Mah! Penso che per tanti c’è stato un grande fumo attorno alla storia del Psi. Ora vedo che si sta diradando».

E quale sarebbe la verità?
«Ce ne sono tre. I socialisti storicamente avevano ragione. Tutti i partiti si sono finanziati in modo illecito. Craxi non si è arricchito personalmente».

Il tesoro di Craxi non esiste?
«Da come viveva deduco che Bettino non era ricco».

Ora Martelli dice che Craxi non fu latitante. Ma è un falso storico.
«Il formalismo giuridico dice che lo fu, secondo la valutazione storica invece è stato un leader in esilio a fronte di un clima giudiziario e un’opinione pubblica violenta».

Ma perché non si riesce ancora a tenere insieme il Craxi statista con il Craxi delle tangenti?
«In Germania ci sono riusciti. Anche Kohl fu travolto dallo scandalo dei fondi neri, eppure non viene schiacciato solo su questa parte della storia. Ma viveva in un Paese più stabile del nostro».

Come spiega la rivalutazione della Prima Repubblica che il ventennale ha suscitato?
«Agli inizi degli anni Novanta avevamo un Pil simile a Francia, Germania e Gran Bretagna. Ora è del 30% più basso. La gente avverte il declino di un Paese di vecchi, con i giovani meno istruiti del mondo occidentale. Una politica che faceva piani quinquennali e ora al massimo ne fa di settimanali. Lo slogan di Saragat e Nenni era: “Case, scuole e ospedali!”».

Il debito pubblico è esploso con voi al potere.
«È esploso perché c’era un’inflazione che ha raggiunto il 20%».

Non fa autocritica?
«Il pil cresceva del 3-4 per cento, ti potevi permettere anche un aumento del debito pubblico. Quando Giacomo Brodolini fece la riforma delle pensioni agganciandola all’ultimo stipendio il bilancio dell’Inps era in attivo. Ñon poteva prevedere che gli italiani avrebbero smesso di fare figli?».

Le dispiace che per il ventennale ad Hammamet non ci sia nessuno del Pd?
«È la prova che le guerre civili, come fu quella tra socialisti e comunisti, possono risultare più sanguinose delle guerre tradizionali».

In questi anni le è mancato il potere?
«Non ho mai avuto l’autista. Guidavo da solo, la polizia mi seguiva come scorta, e mi consentiva di parcheggiare in doppia fila o in sosta vietata. Sono stati gli unici privilegi di cui ho goduto».

E non ha nostalgia degli anni Ottanta, del tempo andato?
«Nenni diceva: nella vita di ciascuno c’è un periodo nel quale si da il meglio di sé. Il resto è soltanto un lento declino».

 Concetto Vecchio

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