sabato, 7 Dicembre, 2019

Nencini: “Serve una risposta più decisa dell’Europa”

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Nencini“L’ennesima tragedia, che potrebbe rivelarsi un’altra ecatombe. Le nostre unità sono da sole nel soccorso. Dove sono i mezzi dell’Unione Europea?” Così il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini sull’ennesima tragedia consumatasi questa notte nel Canale di Sicilia con forse oltre 700 vittime. Il segretario del Psi – che è in continuo contatto con la centrale operativa del Mit per avere aggiornamenti sullo sviluppo dei soccorsi – risponde alle domande sui recenti attacchi contro i cristiani, sul multiculturalismo e sul contrasto all’immigrazione clandestina.

L’attacco contro i cristiani non si ferma. Non è troppo debole la risposta dell’Occidente?
L’attacco ai cristiani in Medio Oriente e in Africa, il ripetersi di episodi drammatici, i cristiani lanciati in mare dai barconi richiedono una risposta più decisa da parte dell’Unione Europea e dei governi. Il terrorismo provocato da certo fondamentalismo islamico richiede azioni diplomatiche risolute e interventi mirati sia in difesa delle persone che dei diritti fondamentali di cui un individuo deve godere. La protezione di una vita e di un diritto non è meno importante della ragion di Stato.

La destra italiana sposa ogni giorno di più posizioni radicali sui migranti e cresce nei sondaggi. La sinistra tace o si muove in modo ondivago.
Ci sono due interpretazioni sbagliate del multiculturalismo. Quella di Salvini, negazionista e razzista senza altri aggettivi, e quella di certa sinistra che immagina usi e costumi dei migranti come prevalenti rispetto ai diritti infissi nella Costituzione. Multiculturalismo non è consentire l’infibulazione di una minorenne, obbligare una ragazzina a sposarsi con un uomo maturo, soggiogare la donna secondo riti tribali e credenze religiose. Di fronte a casi come questi, tuttora in auge in alcune comunità anche presso di noi, non può esserci condiscendenza nel nome del quieto vivere o di una difesa ‘pelosa’ della diversità. I diritti individuali vengono prima di ogni altra cosa. E vanno difesi quando vengono concussi.

Si ha spesso l’impressione che l’Occidente non difenda con decisione né la propria storia, né la propria identità. Oriana Fallaci sosteneva che è così perché i nostri popoli hanno ‘la pancia piena’.
Abbiamo raggiunto un livello di benessere tale che spesso dimentichiamo come la ‘libertà sia una palestra nella quale andare ogni giorno’. La riflessione è del poeta Mario Luzi ed io la condivido. E’ tramontato il rischio di una guerra mondiale, ma si moltiplicano i focolai regionali e crescerà ancora il braccio di ferro tra sistemi ‘imperiali’. Cina e Usa tra tutti. Ma soprattutto sono i conflitti di ordine religioso a preoccupare. Conflitti tra musulmani, il terrorismo generato dal fanatismo, l’attacco ai cristiani. Non ho dubbi: i valori attorno ai quali nel secondo novecento l’Occidente ha costruito pace e democrazia non solo non vanno abbandonati – c’è chi pensa che la pace si possa preservare indebolendo i nostri pilastri della convivenza civile – ma vanno valorizzati ed esaltati. La strada maestra non è identificare religione e politica, non è vivere in condizioni di libertà limitata, non è considerare la donna un’appendice. Abbiamo ottime ragioni per difendere la nostra strada.

Uno dei confini più a rischio è il Mediterraneo.
La politica dell’accoglienza deve proseguire, ma l’Unione europea deve fare la sua parte perché il Mediterraneo non è la frontiera di un singolo paese ma dell’Europa intera. Bloccare le partenze dal nord Africa è la priorità. Complicato farlo con la Libia ingovernabile, ma affatto impossibile con altri paesi rivieraschi. L’Ue deve garantire fondi, uomini, mezzi e fare la sua parte nell’accoglienza. Un’iniziativa dei parlamentari italiani, di tutti gli europarlamentari italiani, è necessaria. Per il resto, chi rimane in Italia deve rispettarne le leggi. Senza se e senza ma. E deve rinunciare ai propri costumi quando questi entrano in conflitto con valori e diritti sui quali abbiamo costruito la nostra democrazia.

Giada Fazzalari

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