domenica, 27 Settembre, 2020

Nenni – Rizzoli, storia di un’amicizia

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Nel 1920 il Consiglio di amministrazione attribuiva l’incarico di amministratore del quotidiano socialista Avanti! a Bonaventura Ferrazzutto che già dal 1916 gestiva la contabilità del giornale. Si decise allora che all’inizio dell’anno con il quotidiano fosse donato ai lettori un calendario. La tiratura del giornale era allora di 250.000 copie, infatti l’Avanti! era la testata della sinistra più diffusa nel territorio nazionale. Bisognava quindi trovare uno stabilimento tipografico in grado di stampare un così rilevante numero di calendari, cosa non facile in quegli anni. A Milano Ferrazzutto aveva pure una sorella di nome Italia, coniugata con Cestaro che lavorava alla casa editrice Rizzoli, dotata di importanti impianti tipografici. Cestaro informò Rizzoli delle necessità del giornale amministrato dal fratello della moglie. Questi fece un’offerta giudicata conveniente e gli fu affidato l’incarico di stampare il calendario.

Rizzoli iniziò così a collaborare con Ferrazzutto e a frequentare la sede del giornale ove conobbe pure il direttore, Pietro Nenni. Con la collaborazione Rizzoli ebbe l’opportunità di conoscere la correttezza e competenza di Ferrazzutto nonché il suo impegno antifascista. Nel 1928 Rizzoli assume Ferrazzutto nella sua azienda che cresceva e si espandeva, nominandolo prima procuratore generale e poi direttore amministrativo della casa editrice. Il periodico femminile ANNABELLA contava allora ben 127000 lettrici. In quel periodo Rizzoli assunse pure una ventina di linotipisti dell’Avanti! che avevano perso il lavoro per la chiusura del giornale decretata da Mussolini nel 1926. Ad essi, all’atto della assunzione diceva: Niente politica altrimenti andiamo tutti a casa. Alla Rizzoli c’era un nucleo di fascisti che mal tollerava la presenza al vertice della società di un antifascista come Ferrazzutto. Attraverso i canali di partito i fascisti chiesero per ben due volte un’indagine al ministro dell’interno su Ferrazzutto, il titolare del ministero sollecitò il prefetto ad effettuare accertamenti. La risposta al Viminale fu: La condotta del direttore della Rizzoli è ineccepibile, nulla si può fare!

Pietro Nenni nel frattempo era emigrato a Parigi ove aveva costituito con altri il Comitato di Unità Antifascista che necessitava di risorse per sopravvivere. Ferrazzutto con estrema discrezione raccoglieva fondi che portava di persona a Parigi perché il comitato potesse vivere. Contribuiva pure Rizzoli ch’era molto legato al suo amministratore che aveva fatto crescere non poco la sua impresa editoriale. È accaduto più volte egli dicesse: Non toccatemi i socialisti! Infatti ad essi era molto legato.

Nel settembre 1943 Ferrazzutto è arrestato dai tedeschi a Milano e portato a Mauthausen dove sarà eletto rappresentante degli italiani nel Comitato di Liberazione del campo, sarà poi ucciso in camera a gas nel Castello di Hartheim il 4 ottobre del 1944. Quando Rizzoli ebbe la notizia pianse non poco e volle che nel nuovo stabilimento tipografico di via Civitavecchia a Milano, ora via Angelo Rizzoli, ci fosse una lapide a memoria del suo amministratore socialista, martire della libertà. E’ questa una bella storia dell’editoria italiana e della Resistenza milanese assai poco nota.
Fabrizio Ferrari

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