mercoledì, 2 Dicembre, 2020

Neo-populismo, plebiscitarismo e crisi della democrazia

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Oggi la crisi della democrazia è anche connessa al legame tra i movimenti populisti ed i paesi europei ove il modello neoliberista della integrazione ha subito un crollo a favore di modelli più nazionali.
Il problema odierno è che necessita una maggiore e più equa distribuzione delle risorse per arginare i populismi.
In una situazione europea di tutti contro tutti proliferano i populismi basati proprio sui fenomeni di mutamento delle componenti sociali.
Paradossalmente solo personaggi come Angela Merkel ed Emmanuel Macron possono guidare un processo che porti ad un risultato interno ed economico di riorganizzazione della società contro l’internazionale populista rappresentata dalle spinte stataliste generate in città come Monaco e Vienna.

 

Nel contesto storico attuale la crisi economica si è tramutata in crisi sociale confinando ai margini del sistema una parte enorme di individui e proprio li’ il moderno populismo trae la propria essenza facendo leva sui fenomeni del risentimento individuale che non vengono stemperati ma anzi accentuati.
A riferimento di ciò la democrazia risulta essere un sistema che ha bisogno di manutenzione proprio dal punto di vista delle connessioni tra democrazia ed economia, dove spesso una crisi economica diventa crisi della democrazia con le disuguaglianze che diventano esclusioni facendo venire meno l’essenza stessa della democrazia, in un contesto ove alla vecchia antitetica contrapposizione tra comunisti e liberali è seguita la nuova, e parimente antitetica, contrapposizione tra populisti e moderati.

Ciò ha reso improcrastinabile la circostanza che il sistema democratico necessiti di correttivi alla luce proprio di filoni ideologici che promulgano la separazione tra forma democratica e sostanza liberale.
Tale mutamento risulta necessario, in special modo, in paesi dell’est Europa dove la percezione stessa della democrazia vede ormai un drastico calo di fiducia nell’istituto.
Antropologicamente gli esseri umani seguono una tendenza alla esistenza anonima ove ci si faccia guidare dai modelli generali del “si dice” e “si fa”, quasi vivendo un momento di piacere nel dissolversi in una massa.
In tale contesto l’unico atto politico del cittadino è il voto anche se paradossalmente e pur vero che il momento sorgivo della democrazia, ancora non codificato, spesso risulta eccitante quanto più è proprio intriso di aspettative prive di codificazione.
Ciò porta come conseguenza il distacco tra la fiducia nella democrazia e le istituzioni politiche specialmente quando al momento sorgivo segue la disillusione di quello codificato.
I populismi, oggi, basano la loro esistenza sull’accusa di potere effettivo alienato dal popolo ma il realismo è guardare alla democrazia come realmente è anche se è pur vero che è il razionalismo che stabilisce che senza ideali non ci può essere democrazia.
Necessita, quindi, interrogarsi fenomenologicamente su cosa sia la democrazia e su come funzioni.
Certamente senza ideali una democrazia non sarebbe tale proprio perché vorremmo sempre una realtà delineata dagli ideali intesi come contro reali. tuttavia, spesso, gli ideali scivolano nell’utopismo della impossibilità.
Oggi il populismo italiano paradossalmente è assai diverso da quello russo, insito nel leninismo, in quanto presagisce un rapporto diretto tra le masse ed il capo ove per massa si intende il “popolo in rivolta contro il globalismo moderno”.
Sebbene strano va, comunque, sottolineato che in questa rivolta si rivede una insolita accezione gramsciana di popolo non integrabile nel globalismo in quanto rappresentato non da coloro che abbiano un forte legame con le terra ma da coloro che siano “classe dominata di matrice weberiana” formata dagli sconfitti dalla globalizzazione ove la classe dominata ha una vocazione alla propria identità e cultura a discapito della omologazione capitalista.
Se ieri il nazionalsocialismo prese vita dalla crisi dell’imperialismo borghese oggi la crisi dell’europeismo popolare è certamente linfa vitale di tendenze totalitarie nazionaliste.
Il popolo oggi è un ente di ragione giacché la società è un tessuto con tanti fili singoli rappresentati dagli individui ove i grumi sono proprio i populismi che rappresentano una minaccia neototalitaria.
Il populismo al suo interno presenta un conformismo che altro non è che paura e volontà di nascondersi. In tale senso i regimi totalitari sono stati figli e prodotti della nostra epoca recente come lo sono attualmente i populismi.
La odierna sfiducia del governo internazionale non è molto dissimile da quella propugnata dal nazionalsocialismo proprio perché tacciata di scarsità democratica e di scarsità di presenza di comando del popolo.
Certamente senza ideali una democrazia non sarebbe tale proprio perché vorremmo sempre una realtà delineata dagli ideali intesi come contro reali. Tuttavia, spesso, gli ideali scivolano nell’utopismo della impossibilita’.
Una imposizione di ideali populisti mina, tuttavia, che le opinioni siano libere come parallelamente una dittatura dei populismi evita che le opinioni siano liberamente formate.
Le opinioni nel pubblico devono anche essere opinioni che il pubblico si fa da sé e non mediante assiomi codificati dalla ciclica ripetizione.
La democrazia e’ governo di opinione, un governare fondato sull’opinione e paradossalmente il problema delle democrazie del dopoguerra è stato che il vero pericolo che ha minacciato una democrazia, che non ha più avuto ufficialmente nemici, e’ stato il reclamare una “vera democrazia” che ha scavalcato e ripudiato quella che c’era.
Federico Finchelstein nel suo libro “dai fascismi ai populismi” pone una correlazione tra i due fenomeni che certamente se si guarda alla parabola politica ungherese non può che essere accolta.
Il populismo d’altronde batte proprio su questa visione offuscata dei numeri e dei fatti, quella stessa visione informativa asimmetrica che la stessa Hannah Harendt definiva come la linfa vitale dei regimi liberticidi ed ove si sviluppa la fondamentale malattia “habermasiana” della “malata democrazia del pubblico” in una sorta di immaginario traghetto verso una ocloclazia intesa come correttivo del sistema democratico.
Oggi l’attuale rinascita del plebiscitarismo mette in luce una democrazia deturpata plebiscitariamente da un rifiuto dell’esistente capacita’ rappresentativa del popolo in una sorta di vecchio crepuscolo della repubblica di Weimer proteso ad una nuova alba di un totalitarismo socialista neopopulista.

 

Davide De Filippi

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