giovedì, 24 Settembre, 2020

Netanyahu vince le elezioni, ma in Israele resta il caos

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In Israele, in meno di 12 mesi, si sono svolte tre elezioni e non si esclude la possibilità della quarta votazione che già si intravede all’orizzonte. Il premier Benjamin Netanyahu vorrebbe conquistare una maggioranza per mettere fine all’impasse politica che da quasi un anno blocca il Paese. In queste ultime elezioni, non avrebbe raggiunto la coalizione di maggioranza per soli due parlamentari. Secondo gli exit poll, tutti più o meno concordi, il leader del Likud è in testa di almeno quattro-cinque seggi sul rivale, Benny Gantz, che con il suo Blu e Bianco si fermerebbe a 32-33. Mettendo insieme i voti conquistati dagli alleati, il blocco di centro destra totalizzerebbe 59 seggi, di poco inferiore ai 61 necessari per raggiungere la maggioranza in Parlamento, mentre il centro-sinistra arriverebbe a 52-54.

In terza posizione si assesterebbe la Lista Unita della minoranza arabo-israeliana, con 14-15 seggi, seguita dai partiti religiosi ultra-ortodossi, Shas e United Torah Judaism (oscillano tra 7-9), mentre il partito ultra-nazionalista russofono di Avigdor Lieberman ne conquisterebbe sei-otto; la coalizione di sinistra Labor-Gesher-Meretz prenderebbe tra 6 e 7 come la destra religiosa di Yamina.

Netanyahu ha scritto su Twitter ‘grazie di cuore’, senza lasciarsi ancora andare a proclami; cautela anche tra i suoi sostenitori. Fonti del Likud riferiscono tuttavia che ha già telefonato agli alleati, promettendo di formare un “governo nazionale forte” il prima possibile. Resterebbe l’incognita Lieberman, i cui voti, però, non sembrano più così cruciali (con soddisfazione degli ultraortodossi).
Contrariamente alle previsioni, l’affluenza alle urne è stata altissima come non si vedeva dal 1999. Gli israeliani si sono riversati nei seggi più che per convinzione, probabilmente perchè stufi di un Paese bloccato nell’impasse, con un governo ad interim impossibilitato a prendere qualsiasi decisione di peso, comprese quelle di bilancio, con conseguenze anche su servizi e welfare.

Gli elettori sono stati corteggiati quasi uno per uno, da Netanyahu e dall’ex capo di Stato maggiore Gantz; il primo impegnato nella lotta per la sopravvivenza politica (il 17 marzo è fissato l’inizio del suo processo per corruzione, frode e abuso di fiducia in tre casi), il secondo ha tentato per la terza volta di mettere fine all’era di ‘re Bibi’, dopo oltre 13 anni del leader del Likud al potere, di cui gli ultimi dieci ininterrotti.
La campagna elettorale è stata segnata da colpi bassi, fake news, video ingannevoli, l’intero armamentario di una guerra senza esclusione di colpi, condannata dallo stesso presidente Reuven Rivlin che ha evidenziato come gli israeliani “non meritino un’altra terribile campagna elettorale che scade in simili livelli di sporcizia”.
Sia Netanyahu che Gantz si erano recati a votare di buon mattino, esortando i connazionali a fare lo stesso e ad esercitare il diritto democratico. Proseguendo durante la giornata, però, si sono moltiplicati gli appelli ‘disperati’ in cui ognuno profilava la sconfitta, per spingere i suoi elettori alle urne, la cosiddetta strategia ‘gevalt’ (‘al lupo, al lupo’) usata a volte anche da alleati dello stesso blocco. Come ha fatto il ministro della Difesa, Naftali Bennett, che a poche ore dalla chiusura dei seggi ha predetto la vittoria di Netanyahu con 37 seggi per spingere gli indecisi verso il suo partito ultra-nazionalista di destra, Yamina.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in un discorso all’Expo di Tel Aviv,  ha rivendicato il successo elettorale di ieri alle elezioni parlamentari in Israele affermando: “E’ stata la più grande vittoria della mia vita. Abbiamo seminato da nord a sud. Non c’è nessuno come i cittadini di Israele. Gli israeliani si fidano di noi perché sanno che abbiamo dato loro i migliori dieci anni della storia di Israele. La vittoria è ancora più dolce perché è stata contro ogni previsione e siamo stati elogiati”. La folla lo ha acclamato come ”Bibi, re di Israele”.
Il segretario generale dell’Olp (l’Organizzazione per la liberazione della Palestina) Saeb Erekat ha commentato il successo elettorale di Netanyahu: “Gli insediamenti, l’annessione e l’apartheid hanno vinto. Il prossimo passo è l’annessione: la parte sbagliata della storia”. L’alto consigliere del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, ha aggiunto in una nota: “Netanyahu ha stabilito che continuare l’occupazione e i conflitti portano progresso e prosperità a Israele. Per cui ha deciso di consolidare le fondamenta e i pilastri del conflitto e il ciclo di violenza, estremismo, caos e lo spargimento di sangue”.
Con il 90 per cento dei voti scrutinati, Netanyahu ha raggiunto i 36 seggi contro i 32 dell’avversario Benny Gantz. Al blocco della destra ne mancherebbero 2 per raggiungere la maggioranza di 61. Nessuno dei due leader è per ora in grado di formare una coalizione di maggioranza.

Nei prossimi giorni il presidente Reuven Rivlin darà il via ai colloqui con i capi di partito, ascolterà le loro preferenze e deciderà a chi affidare l’incarico per formare il governo. Gli emissari di Netanyahu hanno già lasciato il quartier generale del Likud con un messaggio rivolto ai possibili defettori: uno o due deputati di Blu Bianco che preferiscano non passare la legislatura all’opposizione, un richiamo a destra (sua famiglia d’origine) per Orly Levy-Abekassis perché rompa l’intesa elettorale con i laburisti. Blu Bianco di Gantz è formato da un’alleanza di diverse formazioni che potrebbe frantumarsi al terzo tentativo fallito di deporre il primo ministro in carica senza interruzioni dal 2009. In quel caso la guida dell’opposizione in parlamento andrebbe ad Ayman Odeh, leader arabo israeliano della Lista Unita che ha conquistato il terzo posto aiutato anche dai voti di ebrei israeliani convinti che ormai la sinistra debba rinascere dall’unione di queste forze.
Il calendario delle consultazioni si incrocia a quello giudiziario. Il 17 marzo inizia il processo contro Netanyahu, almeno alla prima seduta il premier deve presentarsi davanti ai giudici per ascoltare le accuse di corruzione, frode, abuso di ufficio. La Corte Suprema dovrà decidere delle petizioni già presentate ieri mattina che chiedono di impedire a un politico incriminato di ricevere il mandato per formare il governo, un caso mai successo e non previsto dalla legge israeliana.

Salvatore Rondello

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