domenica, 20 Gennaio, 2019

Scrive Niccolò Musmeci:
La rivoluzione dell’odio del nuovo secolo

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Da cinquecento anni circa ogni secolo nasce una rivoluzione. Dalla rivoluzione inglese a quella francese, dai moti ottocenteschi fino alle parallele rivoluzioni fasciste e comuniste del novecento. Adesso ci troviamo a fronteggiare una rivoluzione alquanto particolare dal punto di vista storico. Un ritorno al passato, un ritorno ad una storia dove il mondo conosciuto era diviso in due blocchi etnico religiosi, opposti l’uno contro l’altro in una secolare lotta per la supremazia sul Mediterraneo. Un passato di una perduta ricchezza, un passato dove la civiltà, i grandi commerci, la cultura era situata ad oriente. Tutti oggi sono al corrente di ciò che accade in medio oriente. Un gruppo di criminali, tagliagole, settari e brutali uomini sono riusciti a conquistare il nord-ovest dell’Iraq e la parte est della Siria in pochi mesi e si stanno scontrando con molti dei paesi confinanti e subendo embarghi e bombardamenti da parte di una buona parte dei paesi della NATO. Gli unici oppositori nel cuore del loro piccolo impero sono le milizie curde, ora armate e addestrate dai paesi europei e dagli USA. Incredibile che tutto ciò sia accaduto in pochi mesi. Adesso la loro forza è consolidata e si sono posti l’obiettivo di formare un nuovo grande dominio musulmano che si estenderà dal nord Africa, in Europa fino ai confini della Cina. Un progetto alquanto audace, ma anche abbastanza improbabile e rischioso. I capi jihadisti probabilmente si sono accorti delle grandi difficoltà, non credo infatti nella loro totale ignoranza sulla politica internazionale. Forse credono che il loro Allah gli donerà la vittoria su di un piatto argenteo. Forse che il mondo arabo attuerà parallelamente una grande rivoluzione, date le tristi notizie della formazione del califfato di Bengasi, o delle varie associazioni paramilitari che stanno supportando la loro causa. Forse credono che le loro azioni di guerriglia riusciranno a conquistare in breve tempo il tanto bramato Califfato, sperando nell’apatia dell’occidente. Oppure sono semplicemente pazzi. Pazzi come i nazisti che speravano in una vittoria contro l’Armata Rossa nel 1945. Pazzi come i rivoltosi di Spartaco. Pazzi come i seicento di Balaklava. La follia è un seme che necessita buon terreno. Come la violenza, o il razzismo, o la xenofobia, o il terrore, sono semi che producono terribili frutti, ma necessitano un terreno adatto.
Dalle dichiarazioni di indipendenza delle vecchie colonie francesi, inglesi, italiane e spagnole non è passato molto tempo. Meno di un secolo fa erano infatti divisi fra le potenze europee. Dopo la loro indipendenza i vari paesi crearono democrazie, monarchie e despotati. I diritti mancavano, il popolo non aveva una grande cultura e neppure troppi servizi. Però possiamo forse paragonare l’attuale situazione al dispotico Gheddafi? O al crudele Assad? Addirittura al temibile Saddam? La verità è che abbiamo giocato con i governi altrui senza attuare un vero ricambio politico.
Destituiti quei dittatori abbiamo fatto sì che salissero al potere signorotti locali impreparati, tiranni sanguinari, ricchi possidenti locali senza alcuna cultura di governo, presunti religiosi infervorati e tutto ciò sfocia in guerre civili.
Tolto un braccio sanguinario malato di dispotismo abbiamo così donato un braccio in cancrena al mondo arabo. E gli arabi stessi si sono sentiti trattare come quando erano nostre colonie, ancora dipendenti dai vecchi tutori occidentali.
A tutto ciò, il seme dell’odio, assetato di pazzia, ha prodotto questi malefici e terrificanti frutti.

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