domenica, 26 Maggio, 2019

“Anime in transito” racconta una tragedia senza tempo

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“Anime in transito” è un graphic novel, una storia a fumetti disponibile gratis in Internet che racconta una storia d’amore di due profughi giuliano-dalmati sullo sfondo della Torino del Dopoguerra.
Non si trova in libreria ma è disponibile online e in forma gratuita nel sito AfNews
Inoltre, per un resoconto più approfondito vi consigliamo anche il sito Anime in Transito
“Anime in transito” è soprattutto una storia di accoglienza, raccontata in un momento storico come quello attuale dove questa parola è un tabù, ed è quasi vietato pronunciarla. E chi osa non allinearsi viene guardato male, viene considerato da molti come un disadattato, come uno “strano”. Termini che noi appassionati di comic da vecchia data siamo tanto abituati a sentirci dire che non ci fanno più né caldo né freddo.

Presentato il 13 febbraio scorso a Torino nell’ambito di “Esodo/Esodi. Ricerca, letteratura, comunicazione”, incontro dedicato al Giorno del Ricordo, organizzato dal Museo Diffuso della Resistenza e da Istoreto, il fumetto è disegnato da Marcello Restaldi e sceneggiato da Nico Vassallo, che abbiamo intervistato.

Prima di “Anime in transito”, parliamo di Anonima Fumetti e della produzione di storie di spessore e impegno politico che vi contraddistingue, con diverse produzioni editoriali dedicate a temi sociali. Come mai questa scelta?

«È da tanti anni che la politica culturale dell’Anonima Fumetti è basata sulle battaglie di civiltà con fumetti, on line e gratuiti, sugli “ultimi della terra” (le storie del Cottolengo di Torino nel giornalino “La Città Nascosta”), sui disturbi dello spettro autistico (“Blue Boy”), sulla violenza sulle donne, sugli esuli, etc. L’altro lato della medaglia è che questi fumetti sono realizzati tutti da giovani professionisti. Si coniuga il tema sociale col “lancio” di un giovane artista, che viene valorizzato sui nostri canali. Molti di essi, che hanno “debuttato” coi nostri fumetti, oggi lavorano in importanti case editrici o all’estero».

Come è nato il progetto di “Anime in transito”?

«Il progetto nasce dall’esigenza dell’Accademia di Progettazione sociale “Maurizio Maggiora” di ancorare i temi della percezione di modelli sociali vincenti e del loro valore nell’impatto che generano, attraverso il mezzo del fumetto per la sua immediatezza nell’immaginario giovanile. All’Accademia si è aggiunto il Rotary Club Torino sud est e poi, il Consiglio Regionale del Piemonte e la Fondazione CRT. L’Anonima ha svolto, a quel punto, il ruolo “artistico” sia nella ideazione, la sceneggiatura e nel disegno. È un esempio virtuoso di collaborazione tra soggetti sociali diversificati ma che hanno saputo creare una Rete integrata di competenze straordinaria».

Racconti non solo le persone ma anche lo skyline della Torino del Dopoguerra. Perché?

«La storia dell’esodo giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra ha visto Torino, in prima fila nell’accoglienza ai profughi istriani. E sembra strano per una città che, nell’immaginario collettivo, è vista come una comunità non inclusiva e forse razzista. Ma in quel caso ha saputo esprimere valori di solidarietà eccellenti pur nella povertà diffusa e collettiva. Nel fumetto, si trovano poi degli escamotage narrativi per sottolineare i valori storico- architettonici della città che saranno poi valorizzati, anche dal punto di vista economico, durante le Olimpiadi invernali (lo stesso percorso, se ci pensate, di Barcellona)».

“Anime in transito” propone diversi livelli di lettura?

«Ogni fumetto, anche il più popolare, nasconde livelli di lettura differenti. In questo caso, “Anime in transito” può essere letto come una citazione di Romeo e Giulietta, come rievocazione di un mondo operaio organizzato che oggi si è “perduto” nella globalizzazione, come un depliant turistico, come capacità di una collettività laica e religiosa di accogliere il profugo o il diverso da te (non a caso, alla fine, viene citata la poesia preferita di Mandela), come denuncia della dittatura e della guerra.
Vi svelo anche alcuni particolari che solo gli storici del fumetto potrebbero riconoscere. L’inizio del racconto, con la neve che cade fitta e congela le persone nei gesti e nelle parole, è una citazione de “L’Eternauta” di Victor Oesterheld, il fumettista argentino scomparso, con le sue figlie, durante il golpe di Videla del 1976. E anche il saggio zio del nostro fumetto è la copia di Ferri, lo scienziato dell’Eternauta. Ho voluto sottolineare le similitudini tra i partigiani di Tito e i militari di Videla: la loro caratteristica era quella di far “scomparire” la gente! Nello stesso tempo, volevo dimostrare che il fumetto viene dalla Storia, non dalla spazzatura e che, da sempre, ha interpretato paure, speranze, voglia di riscatto. Oggi sembra scontato, con gli eroi Marvel o DC Comics. Qualche decennio fa era rivoluzionario, oggi è “resiliente”, ma non perde mai la sua capacità di analisi di fatti e persone».

Come ha reagito il pubblico? Avete ricevuto più critiche positive o negative? State organizzando iniziative per diffonderla, presentarla nelle scuole o in altri luoghi?

«Il nostro pubblico, come al solito, ha reagito positivamente, sia in quantità che come qualità delle risposte on line. Abbiamo ultimamente interloquito col Miur (Ministero Istruzione) col quale, probabilmente, inizieremo un percorso di realizzazione di prototipi generati su una metodologia innovativa, creando proposte didattiche, utilizzando gli EAS (Episodi di Apprendimento Situato). Tale metodo prevede la valorizzazione dell’informale nei contesti di educazione formale; priorità dell’attenzione delle pratiche per l’appropriazione degli strumenti d’apprendimento; inversione del ruolo e dei tempi dell’accesso alle informazioni con evidenziazione del ruolo del problem solving, della discussione, della riflessione metacognitiva e dello sviluppo delle strategie previsionali dell’allievo. La letteratura disegnata è parte integrante e necessaria del modulo didattico. Tutto ciò è nato dall’interesse delle scuole che ricercano proposte didattiche specifiche e valide su argomenti di carattere sociale».

Antonio Salvatore Sassu

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