domenica, 25 Ottobre, 2020

NODI IRRISOLTI

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È previsto per la fine di ottobre il concorso straordinario per assumere 32 mila professori da inserire nell’organico scolastico. Oggi l’incontro tra i sindacati della scuola e il ministero dell’Istruzione. Il concorso riguarderà i docenti precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio. A quanto si apprende, sarebbe stata confermata la data del 22 ottobre per l’avvio del concorso straordinario, che si terrà su più giorni anche se ci sarà un’unica prova scritta.

 

Le prove si svolgeranno in più giorni e, sempre secondo quanto viene riferito, si terranno fino al 9 novembre. La prova del concorso sarà composta da 5 quesiti a risposta aperta e da un quesito in lingua inglese. Inoltre, viene spiegato, ci sarà un protocollo di sicurezza specifico per le prove concorsuali, per le sedi di concorso. Per lo svolgimento si utilizzeranno non solo le sale informatiche delle scuole coinvolte ma anche le aule universitarie degli atenei che hanno offerto la loro collaborazione. Sono inoltre stati riaperti i termini per la presentazione delle candidature per le commissioni, il problema è come svolgere in sicurezza un concorso con tanti candidati.

 

I sindacati hanno sollevato dubbi che riguardano principalmente la sorveglianza, le sanificazioni e i rischi che l’operazione imponente di realizzazione del concorso inevitabilmente comporta. Dubbi arrivano anche dalla politica con il Pd che chiede una riflessione sulla data in cui svolgere il concorso straordinario per la scuola: “Farlo ora significa stressare le scuole, che verranno private di molti docenti, i quali andranno a sostenere le prove del concorso” ha detto all’ANSA Camilla Sgambato, responsabile scuola del Pd.

Anche la gilda si è detta fortemente critica sul concorso straordinario indetto dal ministero dell’Istruzione: “Tra la pandemia che ha ripreso a imperversare e le ormai note difficoltà nella costituzione delle commissioni esaminatrici, nutriamo seri dubbi che si riuscirà a rispettare il calendario fissato dal ministero dell’Istruzione e a espletare le prove entro novembre”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Secondo il leader della Gilda, che comunque ritiene la tempistica già tardiva rispetto alle esigenze della scuola, a pesare come macigni sulla tabella di marcia “sono da una parte i numeri dei contagi, purtroppo in rialzo, e dall’altra i soliti nodi irrisolti che si presentano puntualmente a ogni tornata concorsuale: i compensi irrisori percepiti dai commissari e la mancanza dell’esonero dal servizio per i docenti impegnati nelle commissioni. Due fattori che, come da sempre denuncia la Gilda, scoraggiano fortemente gli insegnanti più qualificati dall’assumere l’incarico”.

 

“Considerate le notevoli difficoltà del momento – sostiene Di Meglio – il calendario concorsuale sembra più una mossa propagandistica da parte del Ministero che un’intenzione reale. Senza poi tenere conto del solito modus operandi per cui certe informazioni, come questa riguardante le modalità di espletamento del concorso, vengono rese note agli organi di stampa prima di qualunque confronto con le organizzazioni sindacali. Visto che il ministero assume decisioni unilaterali, – conclude il coordinatore nazionale della Gilda – ovviamente tutte le conseguenze ricadranno soltanto sulla sua responsabilità”.

 

Il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri ha invece parlato del sistema pubblico in generale e quindi della necessità di intervenire nel comparto in un contesto di emergenza. “I fatti – ha detto Bombardieri – hanno dimostrato come il modello neoliberista, lo stesso che considera la spesa per la P.A. improduttiva, possa ormai considerarsi superato. È necessario cambiare impostazione! È per questo che chiediamo al Governo di prendere una posizione chiara sulla gestione delle importanti risorse che il Paese avrà a disposizione, tutte incluse: dalla legge di bilancio al Recovery Fund, fino al MES”. Per far ripartire compiutamente la macchina ha aggiunto Bombardieri “bisogna necessariamente cambiare rotta e tornare a investire su tutte le Pubbliche Amministrazioni, sulla Sanità, sulla Scuola, sull’Università e sulla Ricerca, riconoscendone il ruolo di volano dello sviluppo sociale ed economico”.

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