giovedì, 27 Febbraio, 2020

NOI

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Un plotone di politologi e di sociologi è al lavoro per definire la natura del neo terrorismo islamico. Ci sono gli adepti della prima ora, gli emulatori, le cellule native, i folli che vogliono fregiarsi di un titolo che non sia figlio della pazzia. E poi ci sono gli emarginati, i terroristi partoriti in famiglie ricche, i fondamentalisti religiosi, i fautori di guerre catartiche e di scontri tra civiltà. Nichilisti e millenaristi che colpiscono nel mucchio oppure individuano obiettivi simbolici. Il fine è il terrore, il fine è cancellare un pezzo al giorno di sicurezza e libertà, due tra gli ingredienti fondanti la nostra società.

Bene. E noi? Noi chi stiamo diventando? La prima domanda da farsi è proprio questa. Se la risposta sarà vaga, saranno vaghi anche i suoi effetti. Più ci culliamo in un buonismo senza speranza, più siamo prova vivente di schiena curva, la condizione peggiore per affrontare tempi difficili.

Ad una guerra combattuta con armi nuove non si reagisce solo con gli eserciti nelle strade. Si reagisce condividendo una missione. Per condividere una missione bisogna credere almeno in alcuni valori unificanti. Proprio quelli che hanno costruito l’Occidente. Quei valori sono di tue tipi: la tensione verso l’uguaglianza e la solidarietà imposta dal cristianesimo e la tensione verso la libertà individuale, verso la giustizia sociale, verso l’uguaglianza di fronte alla legge, conquiste più recenti e comunque secolari. Questi valori sono attualissimi. Non solo: sono insostituibili. E siccome sono insostituibili, non si possono coprire le statue per motivi religiosi, non si può tollerare nessuna lesione ai diritti della persona, non si può indulgere, in nome di un relativismo pericoloso, in comportamenti lesivi della nostra stessa identità. Poi vengono le diplomazie, poi vengono gli eserciti.

Riccardo Nencini

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