lunedì, 17 Giugno, 2019

Nomine Ue, dopo le elezioni primi passi

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Si è riunito ieri, a Bruxelles, il Consiglio dell’Unione europea, in modo informale, come deciso prima delle elezioni, per iniziare a discutere sulle nomine ai vertici delle istituzioni.
La cancelliera tedesca, Angela Merkel, al termine della riunione, ha detto: “Sulle nomine ai vertici delle istituzioni Ue tutti devono essere tolleranti e pronti al compromesso”.
Al termine della riunione dei leader, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, ha affermato: “Ci vorrebbero almeno due donne ai vertici dell’Ue. Non è solo un’aspirazione mia avere un equilibrio di genere nelle istituzioni Ue. C’era una maggioranza molto visibile attorno al tavolo determinata come me su questo. Equilibrio di genere significa almeno due donne ai vertici dell’Ue. Se è possibile, vedremo, ma è questo il mio piano e la mia ambizione. Su questo, tra i leader Ue, c’era un sostegno molto forte forse non da parte di tutti, ma quasi. Nessuno ha interesse ad un conflitto interistituzionale tra il Consiglio e il Parlamento Europeo sulla nomina del presidente della Commissione. E’ stato chiaro fin dall’inizio che per il Consiglio Europeo gli obblighi previsti dai trattati sono più importanti delle idee o delle trovate politiche. Per questo abbiamo ripetuto la nostra posizione, che è stata dichiarata nel febbraio 2018. Non c’è automatismo e per il Parlamento non c’è problema ad accettare questo fatto. Tutti i leader però vogliono avere il rapporto migliore possibile con il Parlamento Europeo. Durante i negoziati, vogliamo rispettare il Parlamento Europeo nel procedimento. E di sicuro non è uno svantaggio essere uno Spitzenkandidat. Credo che troveremo il miglior modo per negoziare con il Parlamento, perché è interesse di entrambi trovare una maggioranza che consenta di scegliere il prossimo presidente della Commissione”.
Il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, ha sottolineato: “Oggi è l’inizio di un processo che speriamo si concluda al Consiglio europeo di giugno, abbiamo parlato di contenuti, del percorso politico della prossima Commissione europea, del prossimo Parlamento europeo. Vogliamo arrivare ad un accordo e io credo che si arriverà”.
Nella riunione informale del Consiglio europeo è emerso il “no” dei capi di Stato e di governo alla richiesta del Parlamento europeo di designare come candidato alla presidenza della Commissione uno degli “Spitzenkandidat” (candidati capilista) indicati dai partiti europei, e sono stati discussi poi alcuni altri criteri (parità di genere, equilibrio geografico) riguardo alle nomine dei nuovi vertici delle istituzioni Ue.
Donald Tusk nella conferenza stampa ha anche spiegato: “La discussione di oggi ha confermato l’accordo raggiunto dai leader nel febbraio dell’anno scorso, secondo cui il Consiglio europeo eserciterà il proprio ruolo al momento di eleggere il presidente della Commissione; il che significa che, in conformità con i trattati Ue, non potrà esserci alcuna automaticità”.
In pratica, i capi di Stato e di governo hanno risposto all’Europarlamento che essere uno degli “Spitzenkandidat” presentati dai partiti politici europei prima delle elezioni non è una condizione necessaria per essere designati formalmente (secondo i termini dei Trattati Ue) come candidati alla presidenza della Commissione europea, e che dunque potrebbe benissimo essere scelto un candidato che non era stato presentato dai partiti. E’ esattamente quello che hanno voluto il presidente francese, Emmanuel Macron (che comunque esprimeva una posizione molto condivisa, ma spesso non esplicitamente, fra i leader Ue), e il capogruppo dei liberali (Alde) al Parlamento europeo, Guy Verhofstadt.
È anche esattamente l’opposto di quello che avevano chiesto in mattinata la Conferenza dei presidenti dell’Europarlamento (con l’eccezione di Verhofstadt), e in particolare il Ppe e il suo “Spitzenkandidat”, Manfred Weber, che solo apparentemente era il favorito nella corsa alla presidenza della Commissione, e che ora sembrerebbe escluso dai giochi.
Tusk ha cercato di ‘indorare la pillola’ aggiungendo, subito dopo la chiusura, un’apertura: “Allo stesso tempo nessuno può essere escluso: essere uno ‘Spitzenkandidat’ non è una squalifica; al contrario, può aumentare le possibilità di essere scelto”.
Ecco, siamo al paradosso: il presidente del Consiglio europeo, a cui la maggioranza dell’Europarlamento chiedeva un “endorsement” del metodo degli “Spitzenkandidat”, risponde che avere quella qualifica non sarà una ragione per essere esclusi dalla corsa.
Tusk ha inoltre ricordato: “Il Trattato è chiaro: il Consiglio europeo dovrebbe proporre e il Parlamento europeo dovrebbe eleggere. Pertanto, il futuro presidente della Commissione deve avere il sostegno sia della maggioranza qualificata nel Consiglio europeo sia della maggioranza dei deputati al Parlamento europeo. Abbiamo anche discusso della necessità di riflettere, nelle decisioni sulle nomine, la diversità dell’Unione per quanto riguarda la geografia, le dimensioni dei paesi, il genere e affiliazione politica. Questa sarà la nostra vera aspirazione, anche se nel mondo reale un equilibrio perfetto può essere difficile da ottenere”.
Le nuove nomine riguardano, oltre al presidente della Commissione, il successore dello stesso Tusk, l’Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune e il presidente della Bce che avrà l’arduo compito di sostituire Mario Draghi ad ottobre, alla fine del suo mandato.
La stessa formula, due uomini e due donne, è stata propugnata con forza dal presidente francese Emmanuel Macron durante le sue dichiarazioni alla fine del vertice.
Infine, il Consiglio europeo non ha discusso ancora dei nomi dei possibili candidati, ma ha solo iniziato le lunghe trattative per selezionarli, nominando fra i leader dei rappresentanti di riferimento per ogni gruppo politico coinvolto (per i Socialisti, ad esempio, sono il premier spagnolo Pedro Sánchez e quello portoghese Antonio Costa). I nomi dei candidati arriveranno sul tavolo dei leader al prossimo Consiglio europeo formale, il 21 giugno. Molto probabilmente, la presenza degli italiani ai vertici della Ue verrà ridimensionata.

S. R.

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